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12 Ottobre 2021 - 19:12
Giuseppe Frand Genisot, consigliere di minoranza; Tommaso Turinetti, consigliere di minoranza; Enrico Ghibaudo, assessore ai Lavori Pubblici
MATHI. La nuova caldaia a metano installata negli edifici comunali (le due sedi municipali, le scuole, compresa la materna, e gli ambulatori dei medici di base a Villa Bosso) in sostituzione di quella a pellet sarebbe più economica e non avrebbe un maggiore impatto sull’ambiente.
Questa in sintesi la risposta data dalla giunta Fariello nel consiglio comunale di giovedì 7 ottobre all’interrogazione presentata dai consiglieri di minoranza Giuseppe Frand Genisot della Lista Frand Genisot e Tommaso Turinetti di Mathi per tutti.
«L’Amministrazione comunale ha previsto la sostituzione del generatore di calore alimentato a biomassa - affermava nel testo l’opposizione - con un impegno di spesa di 150mila euro. L’operazione comporta almeno due macro riflessioni, la prima sull’aspetto economico e la seconda sull’impatto ambientale. La diretta conseguenza di qualsiasi efficientamento energetico deve comportare un risparmio economico che nel tempo giustifica l’investimento. Con l’intervento si abbandona la biomassa, combustibile di fonte rinnovabile, per sostituirla con metano, ben nota energia primaria da combustibile fossile».
Frand Genisot e Turinetti chiedevano l’illustrazione dei documenti e delle valutazioni che hanno portato la Giunta a tale decisione, le motivazioni della sostituzione, le considerazioni economiche e ambientali e di conoscere il risparmio annuo stimato a parità di condizioni climatiche e in quante annualità si stima il rientro dall’investimento. «L’impianto era obsoleto, non più rientrante nei limiti emissivi di legge – ha argomentato l’assessore ai Lavori Pubblici Enrico Ghibaudo durante la seduta - privo di un abbattitore non installabile separatamente senza produrre un importante calo di rendimento, c’era la difficoltà a reperire la componentistica di ricambio e l’impossibilità di affidare incarico di terzo responsabile senza sostituire il generatore».
A questi si sono aggiunti motivi di sicurezza legati a malfunzionamenti, ha spiegato Ghibaudo, più volte dall’istituto comprensivo erano arrivate segnalazioni di fumi neri maleodoranti provenienti dal camino della centrale termica ed erano frequenti i disservizi legati a problemi meccanici di alimentazione.
Era aumentato anche il carico incendio legato allo stoccaggio del pellet all’interno dell’edificio scolastico. «Dal punto di vista ambientale – ha aggiunto Ghibaudo - la Regione Piemonte ha introdotto normative stringenti che impongono ai comuni sotto i 10mila abitanti di applicare politiche di controllo che giungono fino al divieto di accensione degli impianti a pellet in periodi di particolare criticità d’inquinamento atmosferico, non per via dell’anidride carbonica emessa, quanto per il particolato, gli ossidi di azoto e benzopirene che con gli impianti a pellet si fatica maggiormente a controllare. A questo si aggiunge la produzione annua di una decina di fusti da 200 litri ciascuno di scorie di combustione da smaltire come rifiuto speciale».
Dal punto di vista del ritorno economico, è stato stimato un rientro di circa 14.800 euro l’anno a fronte di un investimento lordo di 113mila euro considerato il ribasso d’asta, di cui 50mila finanziati con contributo del Ministero dell’Interno, 23mila con conto termico Gse e 40mila con fondi comunali.
La nuova caldaia offrirebbe anche una maggiore garanzia di riscaldamento presso i quattro edifici collegati al teleriscaldamento anche in condizioni climatiche sfavorevoli come nel caso di forti nevicate.
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