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28 Giugno 2021 - 23:39
Sergio Pocchiola Viter, sindaco di Mezzenile
A nulla sono valse le richieste di ripensarci provenienti dal sindaco di Pessinetto Gianluca Togliatti, presidente dell’Unione Montana Valli di Lanzo, Ceronda e Casternone. E non sono bastate nemmeno le obiezioni della minoranza consiliare, che si è detta fortemente contraria.
Con il voto favorevole in consiglio comunale, durante la seduta di venerdì scorso, la maggioranza mezzenilese ha approvato la delibera con la quale sancisce definitivamente l’uscita dall’Unione Montana.
Nessuna sorpresa. La notizia era già trapelata nelle scorse settimane in seguito ad un incontro tra il sindaco di Mezzenile, Sergio Pocchiola Viter, lo stesso Togliatti e la giunta dell’Unione. Anche le motivazioni sono note e sono le stesse che hanno portato altri due Comuni (Ceres e Traves), nel giro di tre anni e mezzo, a dare forfait.
Di che si tratta? Di una serie di mal di pancia sulla mancanza di condivisione dei progetti e della volontà di formare un’unione montana di alta valle. Togliatti e Pocchiola Viter si erano lasciati dandosi ancora qualche giorno per ragionare. È bastato poco. Al primo cittadino mezzenilese il presidente dell’Unione Montana aveva chiesto di «ragionare sui costi e sui benefici dell’uscita, su cosa perderebbe e cosa troverebbe, perché capita che decisioni di questo tipo possano essere dettate un po’ dalla pancia». Eppure, anche a mente fredda, Pocchiola Viter ha deciso di andare avanti. Ora scontato sarà l’avvicinamento all’altra Unione del territorio, l’Unione Montana Alpi Graie (composta da Ceres, Groscavallo, Lemie, Rubiana, Traves, Usseglio e Viù).
Le notizie sull’uscita di Mezzenile dall’Unione avevano scatenato un mezzo terremoto nelle Valli di Lanzo. Togliatti si era scatenato contro «la legge regionale che lascia ai singoli consigli comunali la decisione di uscire ed entrare dalle Unioni», perché «così diventa veramente difficile gestire un territorio».
Il presidente dell’Unione aveva annunciato inoltre la convocazione di una riunione tra i sindaci di tutte e due le Unioni «per parlarci, perché non possiamo andare avanti in questo modo, ogni anno c’è qualcuno che esce e qualcuno che entra. Rilancerò la proposta di tornare ad un’unica Unione Montana. Non possiamo continuare a dividerci, a sfilacciarci, frammentarci. Serve una politica di territorio coesa, altrimenti non andiamo da nessuna parte. Oggi come oggi rischiamo di seguire simpatie e antipatie personali mettendo da parte il bene del territorio».
In quattro e quattr’otto i sindaci di Ceres, Davide Eboli, e di Viù, Daniela Majrano, presidente dell’Unione Alpi Graie, gli avevano risposto picche. «Il problema non è la legge regionale, anzi si tratta di una legge democratica che consente ai Comuni di scegliere – aveva ribattuto Eboli -. Il problema semmai è che la Regione non ha preso posizione sui veri territori di montagna, così tocca farlo ai singoli Comuni come il nostro che, insieme ad altri, ha aderito ad un progetto di una Unione veramente montana». Eboli etichettò inoltre Togliatti come uno che «si arrampica sugli specchi».
Majrano non era stata meno caustica: «Non si va avanti e indietro così, abbiamo dato vita all’Unione Montana Alpi Graie perché convinti della possibilità di caratterizzare il nostro territorio sotto il profilo della montanità, insomma dando un brand ad un insieme di Comuni che tra l’altro hanno anche fragilità economiche e di servizi e non possono assolutamente essere assimilati a Comuni quali quelli della bassa valle, che hanno tutt’altre problematiche e tutt’altre caratteristiche. Ora pensare di proporre il ritorno ad un’unica Unione, in un momento del genere in cui gli enti si sono strutturati, si sono dati una loro veste e una loro identità, per quanto mi riguarda non ha nessun senso».
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