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01 Giugno 2021 - 01:07
Enrico Vallino, sindaco di Rivarossa
Michele Lecce ha 51 anni. Originario della Puglia, nativo di Taranto, oggi vive a Rivarossa. Campa con i 540 euro del reddito di cittadinanza. Da solo, sempre solo, tranne per qualche week end passato con l’amatissimo figlio, la gioia più grande della sua vita.
Per anni Michele Lecce - senza un lavoro, senza un reddito - ha dovuto vivere nella sua fatiscente auto. Andava in bagno in mezzo alle campagne, si lavava nei corsi d’acqua del paese. D’estate e d’inverno, col sole e con la pioggia, con la neve e con il freddo della pianura piemontese, quello che dalla pelle filtra verso i muscoli, poi giù ancora più giù fino a stringere le ossa.
Pranzi e cene li recuperava nei negozi di Rivarossa e dintorni: non poteva acquistare tutto e si accontentava degli scarti di qualche amico commerciante. «Non ce la facevo più. Volevo darmi fuoco in macchina».
Nelle narici Michele ha ancora impresso il tanfo della muffa che ricopriva i sedili, i tappetini, gli interni dell’auto. Non se ne andrà mai. Ogni tanto sente ancora nelle orecchie l’orchestra dei rumori degli animali della notte, lo squittio dei topi, suoi compagni di vita nelle ore terribili passate sul sedile della macchina. A complicare tutto i problemi di salute. L’ernia lombare, i reni che faticano a fare il loro lavoro, le difficoltà a camminare, a muoversi, a passeggiare tra strade, piazze, campagne.
«Cose che non auguro a nessuno - racconta -. Non potevo neanche avere un medico curante perché avevo ancora la residenza a Taranto. Negli anni sono stato cinquantamila volte in Comune per chiedere la classica residenza fittizia che si dà ai senzatetto. Andai perfino in Chiesa a chiedere ospitalità, dicendo che avrei dormito nell’androne e che me ne sarei andato via all’alba. Nulla da fare. Ma non ce la facevo più a vivere in macchina».
È l’incontro con il sindaco Enrico Vallino, a dicembre del 2019, a dargli qualche speranza. «Dopo avergli raccontato i miei problemi, mi diede una stanza all’ex studio medico. Mi portò anche una bottiglia di vino, in segno di ospitalità».
Intanto arriva la residenza fittizia: via della Casa Comunale, civico 1. E Lecce fa richiesta per la casa popolare. Nel 2020 la ottiene, in via Frescot. Ma non ci entra mai.
«A giugno chiesi al sindaco se vi fosse la possibilità di cambiare l’alloggio con quello di un’altra signora, perché il mio era più grande del suo e non avevo bisogno di un alloggio così spazioso, pensavo inoltre che avrei pagato minori spese anche se poi ho scoperto che erano tutte uguali - prosegue Lecce -. Inizialmente Vallino mi disse che Atc aveva comunicato che il cambio alloggio non era possibile ma che, volendo, avremmo potuto di fatto scambiarci gli alloggi a seguito di un accordo privato. Ci dovevamo incontrare tutti insieme per vedere se ci conveniva fare lo scambio, ma a me alla fine non conveniva».
È in quel momento, però, che qualcosa va storto. «Scoprii che il sindaco aveva già dato le chiavi del mio alloggio alla donna con cui avrei dovuto scambiarlo. Stavano già facendo il trasloco. Chiesi spiegazioni al sindaco che mi disse che se avessi fatto saltare tutta l’operazione, sarei tornato a vivere in macchina. Disse che non mi avrebbe più fatto assegnare l’alloggio. Io per paura di ritornare in strada, a dormire in auto, accettai le sue condizioni. E così la signora mi consegnò le chiavi dell’alloggio che fino a quel momento era stato il suo».
Lo stesso alloggio in cui oggi vive Michele Lecce, anche se risiede nell’altro, quello che gli era stato assegnato da Atc. Appena entrato in casa, il rivarossese scopre che i servizi non funzionano. Bisogna rifare gli scarichi. E ci sono altri problemi, a partire da alcuni vetri rotti per arrivare a criticità sull’impianto elettrico. «Era tutto spaccato, me lo sono dovuto mettere a posto io. Come sono entrato l’alloggio era praticamente inagibile». Lecce chiede al sindaco di sistemare le cose. «Mi rispose che gli stavo creando problemi nonostante mi avesse aiutato».
Ad agosto, il rivarossese chiede un incontro a Vallino. «C’era anche il vigile, mi disse che se avevo problemi di inagibilità avrebbe chiuso l’alloggio con dei sigilli. Lasciandomi di fatto di nuovo per strada. Gli risposi che il mio alloggio in realtà era stato scambiato con accordi privati e il sindaco, indispettito dalle mie parole, disse che se non mi stava bene l’attuale locazione potevo anche andare via, visto che lui non aveva nessun problema a strappare il mio contratto di locazione con Atc. Eppure era stato proprio Vallino a dirmi che si assumeva lui la piena responsabilità dello scambio, nonostante Atc non consentisse gli scambi».
Passano le settimane e nulla si muove. Le richieste di Lecce rimangono inascoltate. Per questo motivo il 7 ottobre il rivarossese ha deciso di sporgere denuncia. Nei mesi scorsi Atc ha mandato una comunicazione al Comune chiedendo il ripristino delle precedenti occupazioni, visto che lo scambio non era stato da loro autorizzato. Di tempo ne è passato parecchio e ancora nulla è cambiato.
«Stiamo sollecitando il ripristino sin dal primo momento e valutando le azioni più opportune, Lecce deve rientrare nel possesso del suo appartamento esattamente come assegnato da Atc senza alcuna ingerenza esterna e procedure non consentite ed autorizzate, nonché sconosciute ad Atc» commenta il suo legale, l’avvocato Giorgio Pivano del foro di Torino.
Sulla vicenda, Atc fa sapere: «Lo spostamento non è avvenuto all’interno delle normali procedure per la mobilità degli assegnatari previste dal regolamento di Atc come ente gestore, ma con un’ordinanza urgente del sindaco. Pertanto, la persona che reclama dovrà chiedere che venga valutata la legittimità di questa azione con l’amministrazione comunale».
Il sindaco di Rivarossa Enrico Vallino chiarisce la sua posizione in riferimento allo scambio di alloggi Atc denunciato dal rivarossese Michele Legge.
«Si tratta di un gossip al quale francamente, come sindaco, non voglio partecipare, preferisco non rilasciare dichiarazioni - replica -. Dico solo che il Comune in questa vicenda ha espletato tutti i suoi compiti, dovuti per obbligo, ad anzi ha ulteriormente cercato di accelerare le cose con Atc tramite ordinanze sindacali. Attualmente mi risulta che l’iter sia in fase di conclusione. Non è peraltro in mano al Comune ma ad Atc per una serie di incombenze che riguardano il rendere agibile e disponibile un alloggio di risulta che era in condizioni non idonee per essere assegnato".
"Si tratta di una questione che non credo abbia caratteristiche tali da andare sui giornali, una questione di routinarietà, di procedure di uffici - prosegue Vallino -. Peraltro su vicende di questo tipo vige la legge sulla privacy. Per dirne una, tutti i provvedimenti che le amministrazioni comunali prendono su aspetti sociali, prima di essere pubblicati sono sempre emendati per quanto riguarda i nomi e cognomi. Va tutelata la riservatezza di queste persone che vivono in situazioni di fragilità economica e sociale».
In ogni caso, il sindaco di Rivarossa ribadisce la bontà del suo operato. «Abbiamo fatto tutto ciò che ci competeva e lo abbiamo fatto nelle tempistiche previste - conclude Vallino -. Ripeto e sottolineo che attraverso un’ordinanza sindacale ho imposto una scelta precisa all’Atc, ovvero quella di riportare in condizioni di agibilità l’alloggio così da poter completare tutto l’iter».
Non appena l’iter si concluderà, il signor Lecce potrà tornare nella casa che gli è stata assegnata da Atc.
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