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06 Maggio 2021 - 19:58
Operazione Platinum Dia
Secondo i pm l'imprenditore volpianese aveva il ruolo di «responsabile degli investimenti» della famiglia Agresta. Un'attività «svolta proficuamente per anni, senza soluzione di continuità», lanciando numerose attività economiche, «del tutto incompatibili con la sua situazione reddituale».
Nelle carte si legge di partecipazioni a vario titolo in una miriade di società attive nei settori della ristorazione e delle costruzioni. A partire dalla torrefazione “Caffè Millechicchi” di Volpiano, formalmente di proprietà della moglie Caterina Cosenza, 40 anni di Volpiano, e di Albino Comandù, 66 anni di Barbania, ma secondo la procura gestita dal solo Violi. Così come la tabaccheria di piazza Madonna Delle Grazie, sempre a Volpiano, intestata prima alla moglie di Emanuele Vitale e poi al figlio, Fabrizio Vitale, ma in realtà in mano a Violi e ad Emanuele Vitale. Un altro esempio è la General Costruzioni, solo apparentemente amministrata da Giovanni Pacciolla, 38 anni di San Maurizio, indagato in "Platinum Dia". Tre attività sottoposte a sequestro.
E ancora la società Professional Job intestata a Caterina Cosenza e ad un altro indagato, il 30enne settimese Andrea Aurora. Anche in questa occasione il vero gestore sarebbe stato Violi. Altre attività invece erano gestite direttamente dall'imprenditore volpianese, come un bar di Settimo Torinese, in via Asti. Questa volta con Antonio Agresta dietro le quinte.L’elenco delle società partecipate o amministrate da Violi, anche come “socio occulto”, è piuttosto lungo. Ci sono la Digra Srl, la All Drink, l’Emmevi, la Running rl, la Sacchi Sas, la Nichelino Alpi, la Vicenza Piramidi, la Costrade, la Coscavi, la Luna, la Società Asfalti e Strade SAES, la Società Consulting Financial, la GP Immobiliare (sequestrata). Violi era inoltre socio del Bar San Michele, un tempo noto punto di ritrovo per gli ‘ndranghetisti volpianesi, come dimostrato dalle precedenti operazioni contro la mafia calabrese.
Da quel che ha raccontato il pentito, l'imprenditore avrebbe perfino dovuto aprire un bar all'interno dello Juventus Stadium insieme a Domenico Agresta, cugino dell'omonimo collaboratore di giustizia. Fatti risalenti a prima dell'operazione Minotauro di giugno 2011. Il locale era stato offerto da «un amico dei Papalia - ha spiegato l'ex padrino -. Questa persona procurava biglietti, maglie, tute, è un amico di mio zio Antonio Agresta, ma non so chi sia né dove abita e da dove venga. È un contatto di mio cugino Domenico Agresta, un contatto forte perché gli avevano dato già i due locali del nuovo stadio. Me ne parlava molto mio cugino, dicendomi che era in contatto anche con una agenzia di moda a Milano, ma non so essere più preciso a riguardo. Mio cugino mi aveva detto che era stato anche nell’ufficio di Lele Mora».Nelle carte si torna a parlare anche delle elezioni comunali di Volpiano del 2011. Il riferimento è ad Antonio Agresta, che - sostiene il collaboratore di giustizia - dopo la scarcerazione si sarebbe occupato di “raccogliere voti” anche per conto di Giuseppe Medaglia, che una volta eletto e nominato vice sindaco avrebbe “dato i lavori a Gianfranco Violi”.
Ma non risultano, in base agli accertamenti presso l’Agenzia delle entrate, lavori affidati dal Comune alle società riconducibili a Violi. Anche se gli inquirenti non escludono l’eventuale aggiudicazione di prestazioni d’opera o di servizio assegnate direttamente dal Comune di Volpiano.Violi è stato arrestato con varie accuse a suo carico, tra le quali associazione a delinquere di stampo mafioso e trasferimento fraudolento di valori ai fini della ricettazione, del riciclaggio e per eludere l’applicazione della normativa in materia di misure di prevenzione patrimoniali.
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