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Willie Peyote, hai vinto tu! Un grande esordio a Sanremo

Willie Peyote, hai vinto tu! Un grande esordio a Sanremo

Willie Peyote sul palco dell'Ariston

Sì, ci abbiamo creduto fino all’ultimo. Sì, abbiamo incrociato le dita speranzosi. Sì, lo ammettiamo, quelle stesse dita le abbiamo consumate sullo schermo dello smartphone per digitare e digitare e digitare ancora una volta il codice “12”, due cifre che potevano valergli la vittoria.  

Alla fine la 71esima edizione di Sanremo, il festival della canzone italiana, l’hanno vinta i Måneskin con il loro brano rock “Zitti e buoni”. Ma non possiamo che applaudire e festeggiare per il sesto posto, e per la vittoria del premio della critica “Mia Martini”, che hanno consacrato il rapper-cantautore Willie Peyote - nome d’arte di Guglielmo Bruno, 35enne cresciuto a Leini e maturato a  Torino -  tra i grandi protagonisti del festival andato in scena la scorsa settimana.  

Una 71esima edizione tutta particolare, con la platea vuota per l’emergenza Covid, con le gag di Amadeus e Fiorello, con i quadri stravaganti di Achille Lauro, con i racconti di vita di Elodie, con l’ironia sullo scivolone di Orietta Berti che dice di voler duettare con i “naziskin” ma intendeva i Måneskin, con le incursioni in diretta di Zlatan Ibrahimovic che, bloccato in autostrada per un incidente, è arrivato all’Ariston in ritardo, accompagnato in moto da uno sconosciuto. 

A Sanremo Willie Peyote ha esordito alla seconda serata con il suo brano “Mai dire mai (La Locura)”, classificandosi al quinto posto (nono nella classifica generale), grazie ai voti della giuria demoscopica. Nella terza serata, quella dei duetti, il torinese ha cantato “Giudizi Universali” con Samuele Bersani: votava l’orchestra del festival che l’ha classificato al quarto posto. Nella classifica generale, terzo dietro ad Ermal Meta ed Annalisa.  Alla quarta serata, dove votava la sala stampa, Willie Peyote è arrivato al terzo posto, raggiungendo il secondo nella classifica generale.  

Poi l’ultima serata, quella in cui si decideva tutto. A votare, gli italiani da casa con un sms oppure una telefonata. Il rapper-cantautore è giunto al sesto posto, non riuscendo ad accedere alla finalissima riservata a chi saliva sul podio. La vittoria se la sono giocata i Måneskin, Francesca Michielin e Fedez ed Ermal Meta. Con il voto congiunto di giuria demoscopica, televoto e sala stampa, l’ha spuntata - come detto - la rock band dei Måneskin.  A chiusura del festival Willie Peyote, per non farsi mancare nulla, non ha risparmiato sferzate ad altri artisti in gara e a personaggi del mondo dello spettacolo.

A partire da Ermal Meta, al quale su Twitch il torinese ha dato del “ruffiano” per aver cantato “Caruso” nel giorno dell’anniversario della nascita di Lucio Dalla. Aggiungendo, a gara in corso, che avrebbe ceduto ai Måneskin il suo secondo posto, ma anche «il primo di Ermal, che non se lo merita per niente». Meta ha replicato su Twitter: «Caro Willie Peyote voglio farti un dispetto e dirti quello che penso. Penso che tu sia bravo. Ieri eravamo a due metri di distanza nei camerini e se mi avessi detto di persona queste parole, saresti stato il coraggioso che appari sul palco. Buona fortuna e buona musica».

Willie Peyote ha inoltre ironizzato sull’esibizione di Francesco Renga: «Io credo che Renga, e mi dispiace dirlo perché lui era uno dei rappresentanti della bella vocalità all’italiana, ha cagato sul microfono… o l’ho pensato solo io? Ti dico solo che a un certo punto sembrava Aiello».In difesa di Renga è corsa Ambra Angiolini: “Gli altri fanno i paraculi o cagano sui microfoni, ma quello che esce dalla sua bocca è l’unica cosa che puzza”.

Oggetto dell’ironia del torinese anche Barbara D’Urso, che su Instagram aveva condiviso una storia con il video della canzone di Willie Peyote scrivendo “Schiavi del Live”. Ma il brano dice altro: «Schiavi dell’hype”. Così il rapper ha ripostato la storia con uno sfottò: “La famosa comprensione del testo...”.

"La sua forza? Essere una persona semper autentica"

Non un legame secondario, quello di Willie Peyote con Leini, lì dove abitano i genitori Oscar e Michela ed altri stretti familiari. Tra questi la zia Cristina Bruno, vice sindaco di Leini. «L’orgogliosa zia! - sorride -. Questi giorni sono stata incollata tutte le sere alla tv per guardare Sanremo, non ho perso neanche una puntata, le ho viste tutte, l’ultima in famiglia, anche con la nonna che era super orgogliosa e super emozionata».

E pensare che non credevano potesse fare il figurone che ha fatto... «Conoscendo Guglielmo e il suo stile, quando mi ha detto che avrebbe partecipato al festival ho subito pensato che avrebbe potuto avere qualche difficoltà - prosegue Bruno -. Ma quest’anno Sanremo è stato molto svecchiato, fortunatamente, sia nella conduzione sia nei cantanti in gara. E alla fine è andata bene, oltre ogni aspettativa! La sua canzone è molto bella, a casa canticchiamo solo più quella, mi piace quel che dice e come lo esprime, non è mai banale, mai superficiale, riflette sempre sui testi. Questo è anche un po’ il suo modo di essere nella vita di tutti i giorni». 

Com’è avere un nipote a Sanremo? «Inconsueto - ride -. Mi spiace solo che sia andato proprio quest’anno, in cui non era permesso il pubblico: per me poteva essere l’unica occasione per andare a vedere un festival e per indossare un abito elegante... Non ne avrò più! Comunque è stato molto emozionante, non nego di essermi commossa più volte».

Una lavata di capo da zia arriva invece sulle polemiche post-festival. «Ogni tanto dovrebbe tapparsi la bocca - ironizza -. Ma lui è fatto così,   è sempre autentico, anche quando l’essere autentici è un po’ scomodo e attira le critiche. Io gli avrei consigliato di evitare certe esternazioni, ma è proprio il suo modo di essere, schietto e vero».

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