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15 Dicembre 2020 - 11:44
LOMBARDORE. Non si placano le polemiche tra gli “Amici della Terra – Club della Riserva della Vauda” e la società Kyan srl di Mauro Perino, soggetto proponente del progetto per la realizzazione di un impianto fotovoltaico da 25 ettari nel territorio dei Comuni di Lombardore e San Benigno. Un’ipotesi già discussa nelle sedi istituzionali con l’Amministrazione lombardorese che ha dato un chiaro parere negativo.
Il primo a sollevare pubblicamente la tematica era stato proprio Ezio Lorenzetti, vice presidente degli “Amici della Terra”, che aveva parlato dell’impianto come di «un tentativo di consumo di suolo mascherato da intervento “verde”». La risposta non si era fatta attendere, con Perino che aveva rimarcato la bontà del progetto invitando associazioni, movimenti e cittadini a confrontarsi con la società per ottenere maggiori informazioni.
«Crediamo che questa proposta giunga di confronto pubblico giunga con un grave ritardo, era da realizzarsi prima che il progetto fosse consegnato alla Città Metropolitana con la quale si è già sviluppato un percorso di Valutazione Ambientale Strategica senza che neppure i Comuni interessati ne sapessero nulla - dichiara oggi Lorenzetti -. La nostra associazione non persegue confronti con società, siano esse spa o srl, che per loro fine e nel loro dna, guardano esclusivamente al guadagno. Ci confrontiamo volentieri con le istituzioni, in quanto rappresentanze dei cittadini, che quindi devono perseguire il bene della popolazione rappresentata.
Gli ambientalisti si concentrano poi sugli elementi qualificanti del progetto. Perino, nelle sue dichiarazioni sui giornali, aveva parlato di voler preservare l’ecotono, ovvero l’ambiente di transizione tra due ecosistemi, e più in generale tra due ambienti omogenei. «Uno degli ecotoni più importanti per l’uomo è quello dei margini forestali - sottolinea Lorenzetti -. Crediamo che la vostra proposta non possa essere in alcun modo in grado di mantenere quanto oggi esiste. Inoltre la vicinanza con la Riserva costituisce chiaramente un problema, infatti dista soli 50 metri. Quanto agli alberi che sarebbero piantati, vediamo che al momento vi apprestate ad abbattere diverse querce secolari la qual cosa non ci pare un buon biglietto da visita. L’idea, poi, di erba da foraggio da coltivarsi sotto i pannelli fotovoltaici, nonostante la nostra ignoranza in merito, ci pare divertente. Si pensi a 25 ettari da falciare a mano, inginocchiati sotto i pannelli, così come prevedete l’installazione».
Per quanto riguarda il miglioramento del suolo, «ribadiamo che se siete a conoscenza di un utilizzo di prodotti vietati dalla normativa vigente, dovreste denunciare la cosa all’autorità competente - conclude -. Altra incongruenza tra il progetto che prevede una vita dell’impianto di 20 anni è il calcolo per l’introito ai Comuni che viene fatto sui 30 anni, non credendo alla vostra buona volontà di regalare 10 anni ai Comuni, pensiamo piuttosto che i pannelli da voi proposti abbiano un degrado dopo i 25 anni così come dichiarato dal costruttore cinese. Le opportunità di lavoro, riguarderebbero solo i primi 10 mesi (circa) dell’installazione e non per tutti e 10 i mesi ma per momenti particolari come si può evincere dal cronoprogramma che avete presentato. Inoltre, molte posizioni sarebbero già di personale occupato (camionisti, gruisti, tecnici specializzati). Non ci convince neanche la possibile chiusura di centrali oltre confine, non crediamo che il Governo francese o quello svizzero attendano la realizzazione del vostro progetto per una chiusura dei loro impianti...».
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