AGGIORNAMENTI
Cerca
Cavagnolo
12 Giugno 2023 - 12:43
Vanni Balzola nel cortile dell'ex negozio di calzature
Che cosa serve a un essere umano per camminare? Non c'è ovviamente una singola risposta, ma noi vogliamo soffermarci su una di quelle cose essenziali per muovere i passi, cioè le scarpe.
Questa settimana abbiamo incontrato un uomo che ha aiutano il nostro territorio a camminare, nel vero senso della parola. C'è un detto che recita più o meno così: non puoi parlare di un uomo se non hai camminato nelle sue scarpe, e il nostro interlocutore ne sa qualcosa.
Stiamo parlando di Vanni Balzola, un uomo che ha calzato i piedi a migliaia di persone. I piedi sorreggono il corpo, attraverso i piedi siamo in contatto con il pianeta, i piedi sono una parte importante, e chi ci aiuta a rivestirli, ha un ruolo altrettanto importante.
Facciamo solamente una piccola digressione storica.
Le scarpe vennero ideate già nella preistoria, tant’è che il paio di scarpe più antico risale al 9000 a.C. circa. Nell’antichità esistevano i sandali, ma nelle regioni più fredde, si trovavano anche scarpe rivestite.
In Egitto appaiono i sandali del faraone, raffigurati sulla cosiddetta “tavoletta di Narmer”, datata intorno al 3000 a.C. Gli Ittiti e poi i Greci portarono sandali, molto caratteristici, già nel 1300 a.C.
Ma torniamo a Vanni, che ci fa entrare nei locali del suo negozio d'un tempo, oggi trasformato in studio da avvocato. E infatti, insieme a Vanni, ci fa compagnia, supportandoci, la figlia Sabrina, di professione avvocato, ma oggi presente solo in qualità di figlia di Vanni. Ci colpisce sempre la disponibilità che le persone ci mostrano, dedicandoci parte del loro tempo, e noi siamo lusingati, perché sappiamo che non c'è bene più prezioso del tempo.
“Mio padre vendeva scarpe. Mia mamma lo aiutava, perché una volta il lavoro investiva tutta la famiglia. Appena terminai la classe prima della scuola avviamento professionale,” Vanni inizia subito il racconto con il sorriso di chi ha fatto del sacrificio la sua missione. Sabrina sembra godersi questo frangente luminoso dove il papà ci fa da maestro per una lezione forse non messa in conto e noi in silenzio, nel rispetto di questo bel quadretto, diamo spazio alle sue parole, con riverenza, ascoltando la poesia che viene recitata in quella stanza, “mio padre mi disse che avrei dovuto scegliere, o andare a lavorare con lui o trovarmi un lavoro. Erano tempi durante i quali non si restava con le mani in mano, e noi dal canto nostro, avevamo sogni da realizzare, fatti di lavoro e famiglia, sudore, sacrificio e amore. Senza questi ingredienti fondamentali, non si va da nessuna parte.”

Ricordo in particolare i martedì, giorno di mercato ad Aosta. All'alba mio papà e il ragazzo che lavorava con lui, partivano con il furgone, e arrivati sul posto, montavano il banco e piazzavano le calzature. Io, insieme a mia mamma e mio fratello, partivo più tardi, ma sempre di mattina presto, per raggiungerli e aiutare al banco...
Ancora un uomo che sorride felice, ancora un uomo che ci racconta dei sacrifici come la via per realizzare sogni, la strada per gioire. La fortuna che abbiamo di parlare con Vanni, oggi si tocca con mano.
E Sabrina, che interviene per arricchire il racconto, quando lo ritiene necessario, sorride anche lei. E noi lo vediamo che da quei suoi occhi chiari, trasparenti, sgorga la fierezza di una figlia per il suo papà. Poesia, lo ripetiamo, quando i loro occhi si incrociano in quell'istante che sa di rima baciata.
“Mio padre era contadino. Poi ha iniziato a vendere scarpe da ambulante e in questi locali vi era un negozietto, dove lavorava mia mamma. Da ragazzino andavo con mio papà in giro per i paesi del territorio, nei giorni di mercato, a vendere scarpe, con la nostra automobile, una giardinetta. Ci alzavamo all'alba e partivamo ogni giorno per una località diversa. Vendevamo anche materiale per tirare il vino, tappi di sughero e borse. Andavamo nei magazzini a Torino per comprare le scarpe da rivendere nei vari mercati. A Torino lavoravamo al mercato di piazza Carlina. E anche nei mercati di Ivrea, Chivasso e in Valle d'Aosta. Nel corso degli anni abbiamo comprato un furgone, io presi la patente e riuscii a essere più utile al lavoro di mio padre, che ormai era diventato anche il mio. E proprio qui c'era una stanzetta dove mia mamma vendeva le calzature, mentre io e mio papà andavamo per mercati. Una volta sposato, anche mia moglie entrò a far parte del lavoro.”
Ogni volta che ascoltiamo questi racconti proviamo la stessa bella emozione, racconti di quando il lavoro era il mestiere dell'intera famiglia e tutti i membri vi partecipavano, ognuno con il proprio ruolo specifico.
E qui interviene la figlia di Vanni, Sabrina: “Mia mamma faceva la maestra e dopo i primi anni, ha voluto lasciare il lavoro e rinunciare a uno stipendio sicuro, per aiutare mio papà. E ovviamente compresa me stessa e mio fratello, che da ragazzini abbiamo aiutato al banco dei mercati. C'era bisogno del lavoro di tutti, e all'epoca andava bene così. Oggi credo che i tempi siano cambiati.”
Sabrina ha lo stesso sorriso del padre Vanni, non tanto inteso come somiglianza anatomica, ma identico nello spirito con il quale manifesta la contentezza. E guardando il papà, aggiunge un tassello importante, per spiegarci il ruolo che ognuno aveva nella vendita di calzature.
“Ricordo in particolare i martedì, giorno di mercato ad Aosta. All'alba mio papà e il ragazzo che lavorava con lui, partivano con il furgone, e arrivati sul posto, montavano il banco e piazzavano le calzature. Io, insieme a mia mamma e mio fratello, partivo più tardi, ma sempre di mattina presto, per raggiungerli e aiutare al banco. Sacrificio certo, allora era il bisogno della mia famiglia, ma oggi, quelle giornate sono ricordi bellissimi che conservo quasi con gelosia, per la felicità che mi provocano, ogni volta che ci penso.”
Sabrina fa una pausa, ci sorride, guarda il padre e prosegue.
“Nella stanza qui accanto, attaccata alla parete c'è una mano. Mio papà si fece fare un calco della sua mano come un simbolo, quella mano sorregge il negozio.”
Sabrina ci racconta questo simpatico simbolo di una storia fatta di passione, sacrificio e l'amore per il proprio lavoro.
“Per più di 40 anni mio papà si è alzato alle 3 di mattina d'estate e alle 5 d'inverno, per realizzare il suo sogno, comprarsi una casa e mettere su famiglia.”
I sogni, inseguiti con tenacia e passione e realizzati attraverso il sacrificio, sono l'attività che l'essere umano sta perdendo e quando abbiamo l'occasione di incontrarli, ci sentiamo molto fortunati.
Nel 2016 il negozio di calzature di Vanni Balzola chiuse i battenti e oggi Sabrina ha il suo studio proprio in quei locali, dove si respira ancora quel fascino dell'attività di famiglia. E anche di questo Sabrina è fiera, e non lo nasconde affatto.
Vanni ci saluta con un aneddoto legato al passato del negozio.
“All'inizio dell'attività qui in negozio si vendevano tanti Sabot, i classici zoccoli valdostani. Io avevo all'incirca 12 anni. Per 4 mesi ospitavamo un paio di sabotier, gli operai dediti alla produzione dei sabot, fatti rigorosamente a mano, che arrivavano appositamente dalla Valle d'Aosta per produrre questo tipo di calzatura. Qui dietro c'era una stanza, dove appunto i due operai lavoravano. Poi portavamo gli zoccoli sopra i tetti per la stagionatura, adagiandoli sulla paglia. I contadini utilizzavano questa particolare calzatura tutto l'anno, c'era solo una piccola modifica per indossarli d'inverno, cioè si inseriva un poco di paglia all'interno dello zoccolo.”
Edicola digitale
I più letti
LA VOCE DEL CANAVESE
Reg. Tribunale di Torino n. 57 del 22/05/2007. Direttore responsabile: Liborio La Mattina. Proprietà LA VOCE SOCIETA’ COOPERATIVA. P.IVA 09594480015. Redazione: via Torino, 47 – 10034 – Chivasso (To). Tel. 0115367550 Cell. 3474431187
La società percepisce i contributi di cui al decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70 e della Legge Regione Piemonte n. 18 del 25/06/2008. Indicazione resa ai sensi della lettera f) del comma 2 dell’articolo 5 del medesimo decreto legislativo
Testi e foto qui pubblicati sono proprietà de LA VOCE DEL CANAVESE tutti i diritti sono riservati. L’utilizzo dei testi e delle foto on line è, senza autorizzazione scritta, vietato (legge 633/1941).
LA VOCE DEL CANAVESE ha aderito tramite la File (Federazione Italiana Liberi Editori) allo IAP – Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria, accettando il Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale.