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Brusasco
14 Marzo 2023 - 19:36
Flavio Frassati sorridente al lavoro
Tra i mestieri dell’uomo, quello del falegname è forse il più antico, se si considera il fatto che il legno è un materiale che l’essere umano ha sempre avuto a disposizione. Lavorare il legno per i nostri antenati significava sopravvivenza; infatti utilizzavano il legno per costruire tutto il necessario per vivere, come case, armi, poi ruote e mezzi di trasporto, ponti, edifici di culto e ospedali.
La storia della falegnameria viene fatta risalire all’8000 a.C., quando un pezzo di legno lavorato divenne uno strumento di lavoro.
Durante gli ultimi secoli, in seguito al disboscamento delle foreste, il legno è diventato un materiale sempre più costoso.
Le industrie di oggi fanno un uso sempre maggiore di materiali compositi come il compensato, il truciolato e il cartonfibra.
Oggi il falegname è l’artigiano che lavora il legno per fabbricare o riparare mobili, infissi e varie strutture in legno. Le tecniche tradizionali vengono impiegate in ambiti di nicchia specifici come l’ebanisteria, l’intarsio artistico e la produzione di mobili su misura.
Siamo stati all’interno di una falegnameria, per la precisione in quella di Flavio Frassati a Brusasco.
Un attimo dopo aver messo piede all’interno dei locali, veniamo investiti dal caratteristico profumo di legno. Il pavimento presenta uno strato di scarti della lavorazione e tutto attorno un alone che ammanta la falegnameria. A guardare Flavio, sembra di trovarsi davanti una creatura mistica, e forse oggi il falegname è proprio questo, un mito arrivato da un’altra epoca, l’epoca in cui si lavorava con le mani, svolgendo un mestiere fatto di sudore, sacrificio e fatica.
“Mio padre Luciano proprio in questi locali aveva una macelleria, dove macellava e vendeva le carni. L’aveva aperta con mio zio Roberto, e dopo la sua morte prematura, l’ha rilevata insieme a mia mamma Teresita. Essendo io cresciuto in una famiglia di commercianti, ovviamente ho imparato qualcosina, come fare la salsiccia, ma il lavoro di macellaio non mi piaceva. E devo confessare che mio papà non mi ha mai spinto a lavorare nella macelleria, anche se un giorno sarebbe diventato mio. Io, di questa libertà che mi ha dato nello scegliere il mio futuro, lo ringrazierò per sempre.”
Flavio ci racconta particolari privati con serenità, come chi ha questa verità da regalare e senza fronzoli, la regala. Poi riprende il racconto di come si è avvicinato alla lavorazione del legno.
“Finite le scuole dell’obbligo, di studiare non ne avevo granché voglia. A quei tempi vi era la falegnameria storica di Brusasco dei fratelli Vai, Renzo ed Ernesto. Loro erano clienti dei miei genitori. Un giorno mio papà si trovò a parlare con i Vai e uscì fuori che un loro dipendente, Gianni Bonadio, avrebbe lasciato la falegnameria. Un venerdì tornai a casa e mio papà mi disse che potevo andare a lavorare nella falegnameria dei Vai già dal lunedì successivo. E ricordo che quella sera ero contento; capirai, 15 anni scarsi, un lavoro con un contratto. E io voglia di imparare ne avevo eccome, e poi, sapevo come funzionava, o si studiava o si andava a lavorare.”
E Flavio nella falegnameria dei fratelli Vay ci rimase una decina d’anni, lavorando in serramenti e scale, imparando il mestiere alla vecchia maniera. Ricorda il gruppo affiatato di quella ditta, i gemelli Vescoz, gli stessi fratelli Vay, Gastaldon.
“I Vay erano lavoratori di poche parole e io da loro mi sono trovato, come si suol dire, a rubare il mestiere. Loro ti spiegavano il lavoro una sola volta, poi dovevi vedertela tu. Quindi sono stato costretto a guardare come lavoravano. A volte, appena spegnevano un macchinario, io mi avvicinavo per guardare il legno lavorato, ma venivo subito allontanato e dirottato al mio lavoro. Per 2 anni ho solo spazzato quella falegnameria. I macchinari non li adoperavo per nulla. Arrivò però il momento, dopo che ebbero notato la mia costanza, il mio interesse, mi diedero la possibilità di imparare il lavoro.”
I Vay non facevano mobili e Flavio invece aveva voglia di lavorare i mobili. Poi arrivò l’occasione del cambiamento e con coraggio, prese una decisione.
“Un giorno Diego Gastaldon, a quel tempo uno dei più anziani dipendenti della falegnameria, andò via. Rimanevo io ad avere l’anzianità maggiore, ma decisi di lasciare i Vay anche io. Volevo lavorare con i mobili, ero falegname, sarebbe stato giusto così. E andai nella falegnameria di Roberto Ferrero, un altro falegname di Brusasco, dove si costruivano mobili. Per 4 anni rimasi da loro. E dopo questi 14 anni circa, decisi di aprire una mia falegnameria. Partivo avvantaggiato perché il posto lo avevo, cioè i locali dove i miei avevano la macelleria”.
E il lavoro non è mai mancato, ci dice con sincerità Flavio Frassati, riconoscendo questa fortuna, ma sottolineando anche il lavoro duro, i sacrifici fatti e affrontati grazie alla passione che aveva di lavorare il legno. “Oggi molte falegnamerie puntano sui serramenti, tralasciando la parte mobili, le spese per macchinari vari è molto alta e investire in una falegnameria è diventato molto più difficoltoso. Una volta non c’erano Leroy Merlin o Ikea, e i clienti andavano dal falegname che produceva mobili da artigianato. Parliamo di mobili che duravano anni. Oggi la clientela non cerca più la durata, ma il risparmio, così va dalla grande distribuzione, spende un terzo e dopo due anni che quel mobile si è rovinato, lo sostituisce. É cambiata proprio la concezione di come arredare la casa, è cambiato il mercato.”
Frassati ci racconta tutto questo con l’intento di informarci, senza polemica, senza null’altro che il racconto nudo della situazione odierna.
E oggi con questa guerra in Ucraina, tutto si è complicato, i materiali sono aumentati a dismisura e seppure ultimamente c’è stata una discesa dei prezzi,questi rimangono sempre alti.
Flavio però la sua ora di lavoro la fa pagare sempre la stessa cifra, perché lo sa bene che con tutti gli aumenti, i clienti non ne uscirebbero in buon modo.
Flavio Frassati ha una bella famiglia con tre figli, Loris di 22 anni, Aurora di 20 e Sandro di 14. E come il papà Luciano fece con lui per la macelleria, anche Flavio ha tenuto lontano dalla falegnameria i suoi figli.
“Un tempo lavorare dava maggiori soddisfazioni, sia per il risultato ottenuto, che per il rapporto con i clienti. Oggi si è ristretto tutto in un mero lavoro di cifre, di spese e risparmi.” E questa considerazione ce la lascia con una punta di rammarico. Negli ultimi anni Flavio è riuscito ad aggiudicarsi lavori pubblici nei comuni limitrofi, a testimonianza del fatto che c’è ancora qualcuno che riconosce, nel lavoro d’artigianato, la scelta migliore, considerando qualità, prezzo e rapporto tra committente e artigiano. Frassati ci saluta con una frase, che a noi sembra una via di mezzo tra la constatazione e il ringraziamento: “Mia moglie ha sempre lavorato e si è occupata anche dei nostri 3 figli e della casa. Cosa dirle? Grazie, perché senza di lei io non sarei stato capace di mandare avanti la mia, la nostra falegnameria”.
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