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Cavagnolo
06 Marzo 2023 - 10:15
Mariella Baccinelli mentre intreccia un merletto a tombolo
Forse non tutti sanno che a Cavagnolo c’è un luogo dove viene tramandata una tradizione risalente addirittura a più di 800 anni fa.
Si tratta di un lavoro di artigianato, certosino e per nulla semplice, il cui prodotto finale è da considerare a tutti gli effetti un’opera d’arte.
Stiamo parlando del “macramè” e del “merletto a tombolo”.
E il luogo è la merceria di Cavagnolo, la cui titolare Sandra Sapello ha adibito una parte del suo negozio a laboratorio, appositamente per questi due mestieri antichi.
Le artefici del macramé e del merletto a tombolo a Cavagnolo sono due donne piene di passione, Lucia Santullo e Mariella Baccinelli. Quando entriamo nel laboratorio, sono entrambe concentrate, le loro dita, intrecciando i fili, si muovono sicure e veloci come quelle di un pianista sui tasti, e chiacchierano spensierate.

Sandra Sapello titolare della merceria
Lucia, intenta alla realizzazione di un macramé e Mariella, che invece intreccia fili in un merletto a tombolo.
Sandra ci racconta un aneddoto divertente: “Da bambina raccattavo in casa stoffe, bottoni e quant’altro, e allestivo una bancarella per vendere questi oggetti.”
Aprì la merceria-maglieria 35 anni fa, nel 1987. Della parte di maglieria, era la mamma a occuparsene, mentre lei era più predisposta al front-office, al rapporto con i clienti, e quindi ricopriva il classico ruolo del commerciante dietro il bancone.

Lucia Santullo tiene corsi di macramè
“Avevamo comprato un macchinario che ci permetteva di fare le maglie, a quei tempi era un articolo che andava molto. Ma sa, io ero negata e mentre stavo dietro al bancone, era mia mamma a occuparsi di fare e confezionare la parte maglieria del negozio”.
Con un bel sorriso sincero, Sandra ci confida questo particolare, come un ringraziamento alla madre per l’aiuto che le diede.
Dopo una decina d’anni il negozio si spostò nell’edificio di fronte e dopo alcuni anni, si trasferì di pochi metri, nel locale di fianco, più ampio e quindi adatto ai progetti di Sandra.
Perché Sandra è sempre stata piena di idee e in tutti questi anni ha cercato di metterle in pratica. Un esempio è appunto il laboratorio, messo a disposizione per praticare lavori legati alla tessitura, uncinetto e ferri.
“Ma posso farle una confidenza? Io avevo immaginato uno spazio proprio per dare l’opportunità alle donne, intanto, di stare insieme, e poi di occupare il loro tempo imparando un lavoro. E su questa falsa riga, proseguiamo, grazie alle donne che hanno raccolto il mio invito”.

Serena Rinaldi è un'allieva del corso
E capiamo subito che questo è senza dubbio anche un piccolo esperimento sociale, secondo noi riuscito; il laboratorio della merceria è una terapia contro la solitudine, la depressione. Qui, chi ha un poco di tempo e tanta passione, impara mansioni cariche di storia, in un clima spensierato.
“Le confido che abbiamo iniziato per gioco, tra amiche. Io sapevo fare il macramè e Lucia il tombolo, e abbiamo deciso di recuperare questi due vecchi mestieri che altrimenti si sarebbero perduti. E mentre lavoriamo, riusciamo a divertirci. Per noi è fondamentale stare insieme”.
Mariella è felice mentre racconta come tutto questo è iniziato, sottolineando che la cosa che unisce lei e le altre donne, è la passione per questi lavori antichi di tessitura.
“Il macramè è un pizzo a nodi” continua Lucia, alternandosi con Mariella, “un intreccio di fili verticali in lino e cotone, annodati a formare un tessuto a frange”.
L’utilizzo di frange annodate come ornamento di tessuti, esisteva già presso diversi popoli, ad esempio gli Egizi dell’Antico Regno e gli Assiri.
Gli storici concordano sull’origine araba del macramè nel XIII secolo d.C.
Intorno al XVI secolo si sviluppò nei conventi e nei monasteri d’Italia per realizzare corredi ecclesiastici.
E mentre ripensiamo a questa origine che si perde nella notte dei tempi, comprendiamo l’importante miracolo che a Cavagnolo si sta compiendo.
Mariella e Lucia, a turno, proseguono la spiegazione delle origini di questi due mestieri antichi. E noi le stiamo ad ascoltare, e ci sembra di ritornare indietro a quando, alunni in classe, seguivamo la lezione della professoressa.
“In Italia l’arte del macramè” prosegue Mariella, visibilmente contenta di constatare il nostro interesse, “fu importata dai marinai genovesi, i quali, durante le lunghe ore di navigazione, si dilettavano utilizzando questa tecnica di intrecci per creare ornamenti, usati poi come merce di scambio nei commerci”.
E il macramè ebbe un grande successo nella zona di Chiavari, cittadina che vantava un fiorente artigianato tessile del lino. Una delle più note artiste del macramè fu la chiavarese Maria Picchetti, che arricchì il macramè con elaborate sequenze di nodi. Una leggenda narra che la Baronessa d’Asti avesse dimenticato a Genova un asciugamano riccamente ornato con il macramè. La giovane Maria Picchetti ebbe la pazienza di imparare gli intrecci che lo componevano, divenendo una tra le più brave a intrecciare il macramè.
Lucia e Mariella quasi scalpitano nel volerci spiegare tutto ciò che sanno su queste due antiche professioni.
“Il merletto a tombolo invece, nasce verso la metà del XVI secolo. Esisteva precedentemente sotto la forma del macramé, attraverso l’utilizzo di filati d’oro, d’argento o di bronzo. Nel corso degli anni questo merletto si differenziò, acquisendo una propria identità”.
Ascoltiamo rapiti e senza interrompere le due donne, prestiamo attenzione e mostriamo un interesse vero.
“Il motivo del merletto” prima Lucia, poi Mariella e ancora Lucia, proseguono a turno la spiegazione e sembrano due calciatori affiatati, che si passano la palla durante un’azione di gioco, “viene disegnato su un foglio di cartone che si applica sopra un cuscino a forma cilindrica chiamato tombolo. Ogni fusello fornisce il filo alla merlettaia durante l’esecuzione del lavoro”.
Mariella interviene non appena Lucia fa una pausa, chiarendo un aspetto importante di questa loro passione.
“I materiali e gli strumenti hanno un costo, lo sa che il tombolo può costare anche 200 euro? Ma noi ci siamo ingegnate: il tombolo lo abbiamo fatto noi e il reggi tombolo, sul quale viene appoggiato il tombolo per lavorare il merletto, lo ha fatto un falegname di nostra conoscenza. Passione sì, ma cercando di contenere i costi, dove lo si può fare”.
Mariella e Lucia parlano, senza interrompere il lavoro di intreccio. Guardandoci intorno, ci ritroviamo in un ambiente magico, catapultati in un altro mondo, in un’altra epoca.
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Lucia e Mariella svolgono corsi per avvicinare le donne a questi due lavori di tessitura. I corsi sono aperti a chi abbia il tempo, passione e voglia di imparare.
In quel locale è sempre Pasqua, perché è in atto la resurrezione del macramè e del merletto a tombolo.
Sandra è lì, sorridente, ascolta la spiegazione, ci lascia chiacchierare, guarda le due donne, osserva quello scorcio di mondo del passato ma non sorpassato. Sandra ci saluta con questa frase:
“Era proprio questo il mio sogno, avere uno spazio dove le donne potessero stare insieme e imparare un’arte. E mi creda, sono felicissima. E poi, io di là in negozio non sono mai sola, sapendo che in laboratorio ci sono loro due”.
Sabato 11 marzo nel laboratorio presso la merceria si svolgerà un Open Day, dal mattino fino al tardo pomeriggio, per avvicinare le donne a queste due arti antiche, il macramè e il merletto a tombolo.
Sarà una giornata dove passato e futuro si incontreranno, affinché un’arte antica possa riuscire a sopravvivere all’incessante trascorrere dei secoli.
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