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Cavagnolo
21 Febbraio 2023 - 08:34
I cavagnolesi sono un dolce tipico di Cavagnolo
Siamo sempre colpiti dalla meraviglia che provoca l’inventiva dell’uomo. Oggi vogliamo raccontarvi la storia di un pioniere, che grazie alla sua immaginazione, riuscì a inventare un prodotto nuovo di zecca. Stiamo parlando di Candido Enrico Forno che nella sua pasticceria in centro a Cavagnolo, 112 anni fa inventò i “cavagnolesi”, biscotti caratteristici del nostro territorio. Per raccontare questa impresa d’altri tempi, abbiamo incontrato la simpatica e disponibile nipote di Enrico, Maria Teresa Forno.
Facciamo come sempre un piccolo passo indietro.
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Aldo Forno
Enrico nacque nel 1884. Da ragazzino, come era pratica comune in quell’epoca, per imparare il mestiere di pasticcere, andò a Chivasso da Ernesto Nazzaro, genero di quel Giovanni Podio che nella prima metà del 1800 inventò i nocciolini, in piemontese Noasèt. Grazie al Nazzaro i nocciolini acquistarono grossa fama, dopo aver partecipato all’Esposizione Universale di Parigi del 1900 e quella del 1911 a Torino. In seguito divenne anche “Fornitore della Casa Reale” quando Vittorio Emanuele III concesse al pasticcere e produttore questo prestigioso titolo.
Dopo l’apprendistato praticato nella pasticceria del Nazzaro, Enrico andò dall’altro pasticcere che contribuì ad aumentare la fama dei nocciolini, cioè Luigi Bonfante. Qui Enrico proseguì quell’importante e necessario periodo di pratica.

Enrico Forno
Enrico aprì la pasticceria a Cavagnolo nel 1911, pasticceria tutt’ora in attività ma non più di proprietà dei Forno. Il lunedì per la pasticceria era giorno di riposo ed Enrico si recava al mercato di Murisengo per cercare di vendere le sue bignole e gli altri prodotti di pasticceria.
“Le racconto un aneddoto: mio nonno andava a Murisengo con un cavallo e il carretto. Beh, quel cavallo aveva imparato la strada da Cavagnolo a Murisengo a memoria così bene che a volte capitava che mio nonno si addormentava e quando riapriva gli occhi, si ritrovava nelle vicinanze di Murisengo”.
C’era un problema però, non si riusciva a vendere tutti i vassoi di bignole che si producevano in laboratorio e siccome questi prodotti freschi di pasticceria non potevano durare che per un paio di giorni, l’intraprendente giovane Enrico iniziò a studiare un escamotage. Si concentrò così sulla produzione di un prodotto che durasse nel tempo. Fu per questa necessità che nacquero i cavagnolesi. Simili ai baci di dama, sono composti da due biscotti fatti di nocciole, uova, cacao e zucchero e in mezzo tra le due parti, uno strato di cioccolato. La parte di sopra del biscotto è a forma di stella. Una lavorazione fatta rigorosamente a mano. Il biscotto veniva incartato dentro il pirottino, l’involucro di carta rossa, e anche questo lavoro era fatto a mano. Nella pasticceria vi lavorava tutta la famiglia, la moglie di Forno e i figli. Enrico rimase vedovo presto e si risposò con la sorella della moglie. Il figlio Aldo seguì il padre nel lavoro della pasticceria, e una volta sposato, proprio come Enrico, mise la sua famiglia a dare una mano in laboratorio; la moglie e le sue tre figlie, Enrica, Giovanna e Maria Teresa.
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La confezione
“Mi ricordo da bambina che al pomeriggio, quando finivo di fare i compiti, dovevo andare in pasticceria per confezionare i cavagnolesi. E sa cosa facevo? Dicevo sempre a mio papà che non avevo ancora finito i compiti, in modo che io avessi potuto rimanere a casa ed evitare il lavoro in laboratorio. A quell’età il mio compito e quello delle mie due sorelle era quello di chiudere il cavagnolese dentro il pirottino, girando quest’ultimo su sé stesso.
Non immagina quante volte papà ci faceva rifare il confezionamento. Mio nonno era un uomo di carattere docile, scherzava sempre, ma mio papà Aldo era un maresciallo, ci teneva che le cose venissero fatte per bene. E in confidenza, quanto mi manca quel periodo, dove tutta la famiglia era intenta a portare avanti la pasticceria.”
Maria Teresa sorride sempre, anche se traspare l’emozione per questi ricordi che ci regala con grazia. Non è la prima volta che ci imbattiamo in esperienze simili, e tutte hanno un determinatore comune: passione e sacrificio, e ciò che ai nostri occhi moderni potrebbe apparire come fatica, per gli attori di quei ricordi è poesia.
Questo biscotto si fece conoscere anche all’estero grazie agli emigranti italiani che andarono in giro per il mondo. Un esempio su tutti, un figlio della famiglia Massaglia di Brozolo, emigrò in America. A cadenza regolare, dalla pasticceria di Cavagnolo, partivano vassoi per la traversata transatlantica, confezionati ad hoc e chiusi con un sigillo a piombo.
A questo punto Maria Teresa tira fuori dalla borsa una cartellina.
“Mi ricordo che un giorno ho trovato un foglio scritto da mio nonno. Lo scrisse nel dicembre del 1944, periodo di grande instabilità sociale, e chi aveva un’attività, correva grossi rischi. Sul foglio vi era la richiesta al Podestà di un permesso per chiudere la pasticceria per un mese. E le faccio una confessione: scoprimmo che mio nonno si chiamava Candido Enrico, e non soltanto Enrico, alla sua morte, proprio quando ci vennero tra le mani queste carte.”
Maria Teresa, con estrema cura, prende dalla cartelletta un foglio protocollo a righe con i margini, ingiallito dagli anni, battuto con la macchina da scrivere. Lo appoggia delicatamente sul tavolo davanti a noi, regalandoci quella visione senza tempo. Guardandola, pensiamo con stupore, questa è la lettera che il nonno Enrico scrisse nel dicembre del 1944 per il Podestà. E di seguito, pinzata ancora con il punzone metallico originale ossidato, la risposta del Podestà.
Al fondo del foglio le firme in calce. Lo prendiamo tra due sole dita, tenendolo dolcemente tra i polpastrelli, perché consci di avere davanti una reliquia di famiglia e anche un reperto archeologico.
Dalla cartellina spunta un pirottino particolare.
Negli anni ‘60 Carlo Sesia, un cliente della pasticceria di Aldo Forno, suggerì di disegnare sul pirottino rosso la cartina del territorio, e di scriverci il nome del paese Cavagnolo, perché fino ad allora sulle cartine vi era solo quello di Brusasco.
Una geniale trovata.
Che fine hanno fatto i cavagnolesi oggi? Chiediamo a Maria Teresa.
“Oggi mia sorella Giovanna continua in casa a fare i cavagnolesi, seguendo la ricetta originale, li incarta ancora a mano dentro i pirottini e li regala a parenti e amici. Ormai il marchio non è più di proprietà di noi Forno, è stato venduto anni fa”.
Maria Teresa ci saluta con un aneddoto che appartiene a un’epoca perduta per sempre, come fosse una leggenda metropolitana.
“Ai tempi di mio nonno Enrico la pasticceria chiudeva intorno a mezzanotte. Si andava a dormire, ma la porta del negozio restava sempre aperta.
E al mattino, quando mio nonno arrivava in negozio, spesso trovava dei soldi sopra il bancone. Capitava che qualche cliente passasse dalla pasticceria prestissimo e si versasse un “cichetin” prima di andare a lavorare, lasciando sul banco i soldi”.
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