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Verolengo

Fa causa allo Stato per 5 milioni di euro!

E' la somma che è stata riconosciuta all'amministrazione comunale dal Tribunale di Roma per le indennità nucleari. Ora il Comune deve farsi valere anche in appello...

Nucleare

Soldi. Tanti soldi. 

Quelli che potrebbe incassare il Comune di Verolengo per essere confinante con il sito nucleare di Saluggia e che, probabilmente non questa, ma la futura amministrazione si ritroverà a gestire nell’interesse della collettività. 

Parliamo di qualcosa come 5 milioni e 242 mila euro che dovrebbero finire dritti dritti nelle casse comunali. 

Il condizionale è d’obbligo perché c’è un contenzioso in corso, giunto al secondo grado di giudizio, e il Comune sta continuando, step by step, nella battaglia legale con le Amministrazioni centrali.

Solo in questi giorni è stato conferito allo studio dell’avvocato Santiapichi di Roma, dalla Giunta del sindaco Luigi Borasio, l’incarico per costituirsi in Corte di Appello a Roma nel ricorso intanto dall’Avvocatura dello stato contro la sentenza di primo grado del Tribunale del 13 giugno 2022, favorevole al Comune.

Luigi Borasio, sindaco di Verolengo

Ma facciamo un passo indietro e procediamo con ordine.

Ve la ricordate la causa pilota per le compensazioni nucleari intentata, e vinta, contro lo Stato centrale dai Comuni sede di impianti nucleari? Bene. Partiamo da qui.

“Compensazioni”: i Comuni vogliono di più

La vigilia di Natale del 2003, quando il Parlamento convertì in Legge il “Decreto Scanzano” espungendo dal testo la località lucana individuata dall’allora commissario gen. Carlo Jean, l’art. 4 del testo venne approvato in questa versione: “Misure di compensazione territoriale sono stabilite, fino al definitivo smantellamento degli  impianti, a favore dei siti che ospitano centrali nucleari e impianti del ciclo del combustibile nucleare”. 

Venne poi aggiunto un ulteriore comma, per definire la ripartizione delle compensazioni: “il 50% in favore del comune nel cui territorio è ubicato il sito”, “il 25% in favore della relativa provincia”, “il 25% in favore dei Comuni confinanti con quello nel cui territorio è ubicato il sito; il contributo spettante a questi ultimi va calcolato in proporzione alla superficie e alla popolazione residente nel raggio di dieci chilometri dall’impianto”.

L’anno successivo, però, con la Legge Finanziaria 2005 (approvata il 30 dicembre 2004) venne deciso che lo Stato corrispondesse agli enti locali a titolo di “compensazioni” solo il 30% di quanto previsto (entrate provenienti da una componente della bolletta elettrica), trattenendo per sé il restante 70%. L’entità dei trasferimenti, comunque, resta ingente: Saluggia, per esempio, incassa annualmente circa 2 milioni di euro, la Provincia di Vercelli 1 milione.

I Comuni di Trino, Saluggia e Caorso (Piacenza, dove c’è una centrale nucleare), con il supporto dell’Anci, intentarono però una causa allo Stato (Presidenza del Consiglio dei ministri, Cipe, Ministeri) per ottenere l’erogazione del restante 70% trattenuto dallo Stato.

Stato che è risultato soccombente sia in primo grado che in appello, e che quindi - dal momento che la sentenza d’appello costituisce titolo esecutivo - deve pagare gli “arretrati” ai Comuni. Comuni che, dopo alcune richieste bonarie, hanno pignorato le somme presso la Tesoreria generale dello Stato alla Banca d’Italia. 

Il Comune di Saluggia, per intenderci, ha aperto un conto corrente presso la Banca d’Italia e, con provvedimento del giudice, ha incassato circa 25,5 milioni di euro: una cifra che, tutta in una volta sola, da queste parti non s’era mai vista.

La Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Cipe e il Ministero dell’Economia hanno però promosso un ricorso in Cassazione contro la sentenza d’appello. Che la Cassazione ribalti il giudizio è improbabile, ma comunque possibile. Dunque, per il momento, il comune vercellese ha affidato l’incarico ad uno studio legale di Genova per “assistenza di natura giuridico-contabile, al fine di approfondire l’utilizzo delle somme”, “con particolare riguardo alla tematica inerente il pagamento degli onorari del legale che ha assistito l’Ente in sede giudiziale”.

La "battaglia" del Comune di Verolengo

Ma che c’entra il Comune di Verolengo in questa partita? C’entra, c’entra.

A seguito della vittoria di questa causa “pilota”, infatti, anche altri enti locali beneficiari di compensazioni ne hanno promosso di analoghe, avvalendosi dello stesso studio legale (Santiapichi di Roma); insieme alla Provincia di Vercelli si sono costituiti in giudizio i Comuni di Cigliano, Livorno Ferraris, e, appunto, Verolengo (confinanti con Saluggia) e altri in altre regioni italiane. Anch’essi si son visti dar ragione dal giudice (Tribunale di Roma, seconda sezione civile), con sentenza - di primo grado - del 13 giugno scorso e al Comune di Verolengo sono stati riconosciuti 5.242.167,54, “oltre agli interessi legali dalle singole scadenze”.

L’Avvocatura Centrale dello Stato ha proposto ricorso in appello e così, oggi, Verolengo, insieme agli altri, si deve difendere.

Il Comune di Luigi Borasio ha rinnovato l’incarico allo studio Santiapichi, quantificando per questa causa un compenso di 3.806,40 euro ma, in caso di esito positivo per l’amministrazione verolenghese, potrebbero essere molti di più.

Quanti? Tanti.

Siccome la controversia vale oltre 5 milioni di euro, in caso di conferma in Appello della sentenza di primo grado, allo studio legale andranno 77.643,00 euro. Sono soldi, eccome. Ma che verranno corrisposti all’avvocato “solo quando le somme in causa saranno nella effetiva reale disponibilità finanziaria del Comune di Verolengo". Insomma, ce ne sarà per tutti... 

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