MONTANARO. Ci sono storie che devono essere raccontate,ripetute, scritte e che nel loro viaggio di parole ed emozioni devono arrivare un po’ovunque, per ricordare a volte, quanto possa essere lungo il valore di un’attesa. Un’attesa senza tempo e carica di angoscia indefinita, come quella che stanno vivendo i montanaresi Marzia Cerutti e il marito Simone Baldini. Un’attesa che ha un nome definito, quello di Anastasia, la loro figlia adottiva, che si trova nell’Istituto della regione di Vinnycja, a sud-est da Kiev in Ucraina.
La loro piccola bimba che ad oggi non sanno quando potranno riabbracciare.
La storia prende vita qualche anno fa, quando la coppia montanarese, infermiera lei ed elettricista lui, decide di buttarsi nell’iter burocratico dell’adozione, con l’unica consapevolezza di voler donare amore a quella bambina che sarebbe diventata la loro figlia.
Un sogno grande, unito al forte desiderio di diventare genitori, ma alternato da momenti di decisioni, di speranze e soprattutto di tante incertezze. Un percorso “normale” verrebbe da dire, che purtroppo tutti i genitori adottivi in Italia devono affrontare e che sì, con coraggio hanno compiuto anche Marzia e Simone.
Un percorso ancora più particolare, data la decisione di voler “cimentarsi” nell’adozione internazionale e che, a discapito di due anni di pandemia, li ha portati a dicembre 2021, lì, in quell’Istituto in Ucraina in cui si trova Anastasia.
Cinque anni compiuti da poco, un sorriso che scioglierebbe chiunque e quella dolcezza infinita, di cui Marzia e Simone se ne innamorano subito. Credono che sia proprio questa piccola con i codini colorati, a diventare la loro bimba, a diventare loro figlia. E in questo percorso adottivo, che in Ucraina è composto di tre viaggi, si affrettano a compiere tutti quei passi, affinché l’adozione possa diventare definitiva.
“Con Anastasia è stato amore a prima vista – racconta emozionata la mamma Marzia Cerutti – Era la bambina giusta per noi. L’abbiamo conosciuta ed abbiamo firmato le prime pratiche davanti al notaio della regione di Vinnycja. Siamo rientrati a casa e dopo un mesetto ci hanno ricontattato, per comunicarci che il 22 marzo avremmo firmato le pratiche definitive davanti al giudice. Le pratiche che ci avrebbero confermato che Anastasia sarebbe diventata nostra figlia”.
Ma l’inizio dell’invasione in Ucraina cambia i programmi e stravolge ogni tipo di piano, ma soprattutto ribalta quella realtà tanto sperata ed attesa da Marzia, Simone ed Anastasia.
“Oggi è tutto in forse – aggiunge ancora Marzia - ci hanno assicurato che sta proseguendo la pratica, seppur con tutte le difficoltà del caso. Ma non ci viene garantito che il 22 si possa essere fisicamente lì, in Ucraina. Potrebbero volerci settimane o mesi, questo purtroppo non lo sappiamo”.
Nonostante Anastasia si trovi ancora in una zona “tranquilla”dell’Ucraina, resta la grande preoccupazione e la sensazione, per Marzia e Simone di vivere una vita parallela.
Perché in mezzo a questi risvolti di carattere mondiale, restano comunque le persone comuni, che provano a condurre una vita “normale”, giorno dopo giorno.
Ed è in questo quotidiano che ci sono Marzia e Simone… Che nutrono la forte speranza di avere presto a casa, tra l’affetto della sua famiglia, la piccola Anastasia.
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