VEROLENGO. Buone notizie per chi non è vaccinato e lavora a Verolengo. I tamponi li paga l'amministrazione comunale. Non completamente, ma contribuendo alla metà della spesa.
E questo grazie ad una convenzione stretta con la Farmacia del paese.
In questo modo chi lavora in paese e non ha effettuato la vaccinazione può dotarsi di green pass a costi dimezzati. Anziché pagare 15 euro a tampone, ne paga solo 7,50 che moltiplicato per tre volte alla settimana fa 22,50 euro, anziché 45. Insomma, un gran bel risparmio.
La notizia ha scatenato un coro di polemiche che hanno travolto l'amministrazione guidata da Luigi Borasio che, oltre ad essere sindaco, è pure medico vaccinatore. E lui il vaccino l'ha fatto eccome, terza dose compresa.
E allora?
"Semplice - risponde Borasio serafico - è una scelta di giustizia sociale. Innanzitutto non esistono solo i no vax. Ci sono anche persone che il vaccino non possono farlo per ragioni di salute e chi ha avuto seri problemi dopo la prima dose e non ha voluto rischiare con la seconda. Un mio paziente, ad esempio, dopo la prima dose ha avuto una pericardite. Colpa del vaccino? E chi lo sa... Di sicuro lui non ha voluto rischiare facendo una seconda dose. E io, da medico, non insisto di certo".
Ma lei parlava di giustizia sociale...
"Certo. Ho detto giustizia sociale perché in uno stato sociale si contribuisce anche per rispondere ai bisogni degli altri. Non solo quelli che riguardano noi personalmente".Mi può fare un esempio?"Certo, gliene faccio uno estremo. Io non ho figli, eppure da cittadino contribuisco anche per sostenere le spese dello scuolabus. Ripeto è un esempio estremo, ma spiega bene il motivo per cui da amministratore credo che sia giusto andare incontro anche a chi non possa o non voglia vaccinarsi".E' stata una sua decisione?"Di tutta l'amministrazione, direi. Crediamo che in questo momento ci si trovi in una situazione di difficoltà reale e che tutti vadano aiutati".E come funziona il servizio?"I tamponi vengono eseguiti il lunedì, il mercoledì e il venerdì dall'infermiera che il giovedì esegue i prelievi. Ha dato la disponibilità di un'ora al giorno. Tre ore a settimana in tutto. L'esame viene eseguito nell'ambulatorio dei prelievi, poi, se il tampone è negativo, l'utente va in farmacia a farsi scaricare il green pass".Quanto avete messo a Bilancio per fornire questo servizio?"Non sapendoci regolare abbiamo messo a Bilancio una cifra spropositata: 20mila euro. Ma ne spenderemo circa un decimo. Gli utenti del servizio in paese, infatti sono 11. Eseguono il tampone tre volte a settimana e se non cambiano le regole le settimane con obbligo di green pass sono 10, il provvedimento e lo stato di emergenza, infatti, scadranno il 31 dicembre prossimo. Quindi spenderemo poco più di 2mila euro. Poca cosa rispetto ai contributi ricevuti per affrontare l'emergenza Covid".L'operazione, dunque, è stata finanziata con fondi Covid?"Sì certo, il tampone è legato all'emergenza. Erogare il contributo attingendo da quei fondi, ha una sua logica. E poi parliamo di soldi vincolati, che sono lì e possono essere utilizzati solo per questioni relative al Covid. Il rischio è quello di doverli restituire il 31 dicembre. Tanto vale utilizzarli".
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