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RONDISSONE. Ad 82 anni, ecco l’ultima sfida del parroco, don Gino Casardi

RONDISSONE. Ad 82 anni, ecco l’ultima sfida  del parroco, don Gino Casardi

don gino, il primo a destra, durante l’inaugurazione cappella di San Rocco con monsignor Arrigo Miglio e l’allora Ministro per le Infrastrutture, Antonio Di Pietro

RONDISSONE.Posso andare avanti, ma soltanto con il vostro aiuto”.

Don Gino Casardi ha chiesto aiuto, non solo alla comunità dei fedeli, ma a tutti i rondissonesi, per salvare il patrimonio religioso e artistico del paese. Il prossimo 5 dicembre saranno 23 anni che don Gino è arrivato a Rondissone, alla guida della Parrocchia dei santi Vincenzo ed Anastasio, due decenni in cui, oltre alla sua missione pastorale, non è stato un solo momento fermo e si è dato sempre da fare per salvare dal degrado tutte le chiese del paese che, inevitabilmente, rappresentano anche il principale patrimonio artistico e monumentale del piccolo centro.

La chiesa madre, la chiesa della Beata Vergine delle Grazie, la casa parrocchiale, l’oratorio, fino all’ultimo gioiello, la chiesa di San Francesco e Santa Caterina d’Alessandria, don Gino ha lasciato la sua impronta su tutti gli edifici religiosi, procedendo con i restauri conservativi principali.

E per la cappella di San Rocco ha lottato a lungo, mantenendo sempre viva l’attenzione sulla chiesetta e ottenendo che la Società che gestisce l’Autostrada Torino-Milano si facesse carico di un radicale intervento di restauro.

Alcuni anni fa poi, una delle opere conservative più importanti fu il recupero della chiesa di San Francesco e Santa Caterina, nel centro del paese, a due passi dalla chiesa madre, completamente ripulita e restaurata, con il termine dei lavori salutato dalla santa messa celebrata dal Vescovo di Ivrea.

Ma per don Gino, che la prossima primavera compirà 82 anni, splendidamente portati, non è ancora giunto il tempo del riposo: infatti, ora sono necessari lavori per la Beata Vergine delle Grazie e per la chiesa parrocchiale.

Per la prima, si tratta di intervenire sulla facciata dove sono state evidenziate delle crepe e si dovrà cercare di capire qual è la soluzione migliore, se conservare il pronao che fa da portico ed offre una copertura supplementare ai fedeli oppure se, come aveva preannunciato don Gino durante la santa messa in occasione della Sagra del Canestrel, toglierlo completamente. Ma le preoccupazioni maggiori di don Gino sono concentrate sulla chiesa parrocchiale, dove nelle settimane prima di Natale di quattro anni fa, alcuni calcinacci precipitarono dalla volta sulla sottostante navata centrale. Fortunatamente in quel momento non c’era nessuna funzione e non si rilevarono danni a persone o cose, e venne stesa subito una rete a protezione dei fedeli. Don Gino, però, in più occasioni ha denunciato i suoi timori, dicendo di non essere affatto tranquillo a celebrare in quelle condizioni. Purtroppo si tratta di un intervento importante, che richiede fondi ingenti, che sembrano introvabili.

Una situazione che si è fatta ancora più critica con l’emergenza sanitaria, che ha ridotto ulteriormente le presenze in chiesa e le offerte dei fedeli. In più, lo scorso autunno, durante l’incontro fra la comunità e il Vescovo di Ivrea, presente in paese per la Visita Pastorale, monsignor Edoardo Cerrato aveva detto che la Diocesi non può farsi carico dei lavori, poiché sono numerosissime le chiese parrocchiali che necessitano di interventi conservativi.

E così sembra non esserci rimedio per le condizioni della parrocchiale intitolata ai santi Vincenzo ed Anastasio, uno degli ultimi esempi di barocco piemontese presenti in Canavese, tanto bella che lo stesso Vescovo di Ivrea l’ha più volte definita “basilica”. E per questo don Gino chiede aiuto, per restituirla al suo antico splendore, preservando l’edificio caro alla comunità dei fedeli e di grande valore artistico. Ancora una sfida che, nonostante l’età e con spirito combattivo, don Gino ha accettato, senza lasciarsi scoraggiare.

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