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28 Ottobre 2021 - 12:00
La reliquia nelle mani di Don Valerio D’Amico
VEROLENGO. “Totus tuus”. Il motto del Pontificato di San Giovanni Paolo II assume oggi un significato particolare per la comunità di Verolengo e crea un legame indissolubile fra il Santuario mariano della Madonnina e il Pontefice che dedicò il suo Pontificato a Maria.
Con la santa messa solenne di accoglienza di venerdì 22 ottobre, nel giorno liturgico di San Giovanni Paolo II, la comunità ha accolto la reliquia di Karol Wojtyla, cinque capelli che rimarranno al Santuario.
“Era il Papa dei giovani, il Papa che ha fatto crollare i muri”, ha ricordato il parroco, don Valerio D’Amico, salutando il Vescovo di Ivrea, monsignor Edoardo Aldo Cerrato, che ha presieduto la messa solenne, concelabrata dallo stesso don Valerio e da don Stefano Cheula, vice cancelliere della Cancelleria Arcivescovile della Diocesi di Torino.
A quindici giorni dalla morte della mamma del Vescovo Edoardo, Teresa Bianco, don Valerio ha anche voluto porgere le condoglianze da parte di tutta la comunità verolenghese a monsignor Cerrato ed a tutta la sua famiglia e durante la messa è stata fatta memoria di mamma Teresa, che tante volte era venuta in pellegrinaggio alla Madonnina di Verolengo, accompagnando il figlio Vescovo.
“Grazie a don Valerio per questo momento di preghiera – ha risposto monsignor Cerrato – e grazie a tutti voi che questa sera siete giunti qui in pellegrinaggio. Saluto le autorità civili e militari, il sindaco Luigi Borasio, e riservo un saluto specialissimo al Primo Cittadino di La Verpilliere. San Giovanni Paolo II è stato il Papa che ha fatto di Maria il suo punto di riferimento, la via più breve per arrivare a Cristo”.
Come ha ricordato il Vescovo di Ivrea, Maria era il centro dello stemma del Pontefice, uno stemma semplice, con sfondo blu, la Croce lievemente spostata sul fianco sinistro, perchè a destra, in campo basso, compare la “M” di Maria.
E poi quel motto: “Totus tuus”. In fondo, come ricordano le cronache, Karol Wojtyla è stato un Papa salvato da Maria: durante la guerra, quando era un operaio alla Solvay, venne investito da un camion che non lo aveva visto.
La strada era deserta, c’era solo una donna che lo vide e lo aiutò, chiamò i soccorsi e poi scomparve nel nulla e di lei Wojtyla non seppe più niente, ma non lo abbandonò mai la convinzione che fosse stata proprio la Vergine Maria. La stessa Vergine “da cui si sentirà salvato” dall’attentato del 13 maggio 1981, giorno della Madonna di Fatima.
E allo stesso modo si è sentito salvato da Maria il sacerdote a cui accorse l’incidente che è all’origine della nascita del Santuario della Madonnina. “Tutti i membri del Popolo di Dio – Vescovi, sacerdoti, diaconi, fedeli laici, religiosi, religiose – siamo in cammino verso la patria celeste, dove ci ha preceduto la Vergine Maria”, ha detto un altro Papa, Benedetto XVI.
Commosso e toccante il ricordo di San Giovanni Paolo II narrato da monsignor Cerrato: “Non finirò mai di ringraziare il Signore per la grazia concessami di averlo incontrato più volte. Ricordo in particolare la santa messa concelebrata con lui alle 6 del mattino in un giorno di gennaio del 1996.
Era già un po’ curvo per la malattia e quando l’ho visto chinarsi sull’ostia consacrata e sussurrare parole in polacco, ho sentito di essere di fronte a Pietro che parlava con il Signore, lui piegato sul Corpo di Cristo in un colloquio intimo ed intenso. Ho arretrato di un passo per non turbare quella vicinanza. E’ l’immagine più cara che conservo nel cuore”.
Il Vescovo di Ivrea ha poi ricordato le parole dell’Omelia di inizio del suo Pontificato, “pregandolo di intercedere per noi e che queste parole si stampino nel nostro cuore”.
La reliquia, che verrà posta sotto il quadro della Madonna nera, è stata nuovamente esposta domenica 24 ottobre e lo sarà di nuovo durante la messa nel giorno dei Santi.
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