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SAN SEBASTIANO DA PO. Dal fiume alla collina, tanti borghi tutti da scoprire (VIDEO)

SAN SEBASTIANO DA PO.  Dal fiume alla collina, tanti borghi tutti da scoprire (VIDEO)
https://www.youtube.com/watch?v=oQZIOCDIag4 Tra il fiume e le colline, dal Po fino alla Villa. Ecco dove sorgono i molti centri abitati, che costituiscono un unico comune, ricco di storia e tradizioni, ma dove è anche possibile praticare sport e attività naturalistiche. Tutto questo è San Sebastiano da Po, realtà locale che conta circa duemila abitanti sulla collina chivassese, alle porte del Monferrato, non molto lontano dalle province di Asti e Vercelli. “San Sebastiano ha una peculiarità importante, è un paese senza un centro, formato invece da una serie di borgate e frazioni come Saronsella, Villa, Colombaro, Caserma, Abate, Moriondo... - inizia a raccontare, nel suo ufficio, il sindaco Beppe Bava, primo cittadino del paese da quasi cinque lustri -. Ogni frazione dispone di un proprio comitato promotore, alcuni dei quali sono stati assorbiti nel tempo dalla Pro Loco comunale”. Il territorio sansebastianese si estende dalle sponde del fiume Po e sale fino alla collina, per un’altitudine superiore ai 300 metri sul livello del mare: il comune ha un ambiente geografico sbalorditivo, esaltato dalla vista mozzafiato di cui si può godere una volta giunti alla Villa. “Essere il sindaco di San Sebastiano significa essere coinvolto in tutto e per tutto nella vita del paese, bisogna occuparsi di ogni minimo dettaglio - spiega -. È molto più impegnativo essere sindaco di un paese di 2000 abitanti che di una città, proprio perché manca la struttura, di conseguenza ci si adegua. Si è presenti 24 ore su 24 e 365 giorni l’anno”. Nonostante si tratti di un piccolo paese, le attrattive che offre sono molteplici. A partire dall’enogastronomia e dalla Sagra del Pom Matan, che normalmente si svolge il secondo fine settimana di settembre. Promossa, organizzata, voluta dalla Pro loco, che ogni anno - prima del Covid - richiamava migliaia di visitatori, la festa dedicata all’agnolotto di mele è una peculiarità tutta sansebastianese. A guidare l’associazione è Paolo Ortalda, presidente da sei anni, figlio d’arte di Carlo, storica guida dell’associazione. “La Sagra del Pom Matan quest’anno è alla sua trentesima edizione. È una festa che conclude il periodo estivo e che si svolge il secondo weekend di settembre - spiega Ortalda -. A causa del covid abbiamo avuto una netta riduzione del programma, ma contiamo di tornare presto ai numeri che eravamo soliti fare”. Ogni anno, al Pom Matan, la Pro loco vedeva impegnati qualcosa come duecento tra giovani e volontari. “E’ la festa del paese - aggiunge - e come tale viene vissuta e celebrata”. Ma la Pro loco si occupa di tante altre cose: appuntamenti enogastronomici durante l’anno, fiere, gestione degli impianti sportivi. “Sono il nostro fiore all’occhiello - conclude Ortalda - con un campo da calcio, da calcetto, campi da tennis, il polivalente, il beach volley, bar/ristorante, ecc... ecc...”. Un’altra meta da non perdere, nel tour per la collina di San Sebastiano da Po, è certamente l’Oasi degli Animali. Si tratta di un parco faunistico, gestito oggi da Giada Brandimarte e dal marito Diego Caranzano, offre la possibilità di vedere, dal vivo, un’ampia varietà di animali: sono tenuti con cura all’interno di ampi recinti che cercano di ricreare il più possibile il loro habitat naturale, ci sono iene, capre, rettili, serpenti, pecore, lama, falchi, aquile, procioni e, persino, un esemplare di lupo. Lo spazio a loro dedicato è molto ampio, si tratta infatti di 160.000 mq di terreno. Il parco è aperto ai visitatori tutti i giorni, dalle 10 alle 19.30. Nel corso della visita a San Sebastiano da Po, una tappa la merita senz’altro anche il Museo delle Contadinerie e della Tessitura allestito presso l’ex scuola elementare di frazione Moriondo. “La scuola della frazione - ricorda il vice sindaco, Giuseppe Rosso, che vive proprio a Moriondo - aveva un’unica classe, con una sola maestra, dalla prima alla quinta elementare. Nel tempo è stata realizzata una scuola nuova al Colombaro, perché qui iniziavano a mancare i ragazzi”. L’ex scuola è diventata così un ambulatorio a disposizione dei medici di base della zona. “Dopodiché, quando il presidio è stato lasciato dall’Asl, la struttura doveva essere alienata - conclude Rosso -. Il Comune ha così deciso di intervenire, mantenendola e facendola diventare un Museo della Contadineria e della Tessitura, oggi aperto grazie al lavoro dei volontari Onorato e Giancarlo”. La struttura ospita anche un piccolo ostello, a disposizione dei viaggiatori: per usufruirne è sufficiente contattare il Comune. Fondamentale per la buona riuscita di molte delle attività organizzate dal comune o dalle associazioni, è l'apporto del locale Gruppo Alpini, coordinato da Giuseppe Crovella. "Quando c'è bisogno di volontari noi ci siamo. Oggi ad esempio abbiamo accompagnato i bambini della scuola elementare in visita al Castello - racconta Crovella -. Tengo a dire che noi Alpini curiamo il giardino con fontana qui alla Villa, un tempo usato per la raccolta delle acque piovane". Il Castello alla Villa: autentica testimonianza di una residenza storica Nella suggestiva e panoramica località Villa, è situato lo storico Castello di San Sebastiano da Po. Le sue origini risalgono all’alto Medioevo (secolo X), quando il paese faceva parte del Marchesato del Monferrato. I primi documenti relativi all’abitato di San Sebastiano lo pongono sotto la signoria dei Radicati, diventando poi nei secoli successivi teatro delle guerre per la supremazia sul Piemonte, prima fra i Savoia e i marchesi del Monferrato, poi con il coinvolgimento di Spagnoli e Francesi. Ma è dall’inizio dl secolo XIX che il castello vede il suo massimo splendore, quando Pietro Bagetti, pittore ed architetto piemontese, ne affresca la galleria. Nel 1810 Xavier Kurten, tedesco, architetto di giardini, disegna il parco, che diventò presto campo di studio dell’università di botanica di Torino. Nel parco è presente un giardino all’italiana con parterre di bossi e rose: nei tempi gloriosi della sua storia, il castello ospitò fino a 3000 specie di piante e fiori. Oggi è ancora presente un frutteto a ricordo dei medioevali pomari, e una serra a fianco del tempietto neoclassico: il quale ha l’unica funzione di contenere l’accesso ad altra sezione del giardino. “La mia famiglia ha acquistato il Castello nel 1986 e da allora lo custodiamo e cerchiamo di far rivivere, conservando, la bellezza di un luogo con oltre mille anni di storia - spiega Luca Garrone, proprietario del maniero -. Dal 1997 abbiamo iniziato a dedicarci all’accoglienza turistica, quando ancora il nostro territorio non era vocato a ciò. Qui giungono soprattutto visitatori dal nord dell’Europa, alla ricerca di quell’autenticità che in altre mete, ormai entrate nell’industria turistica, non si trova più”. Il castello si è strutturato all’interno dell’associazione Explore Monferrato, con la quale vengono pensati e sviluppati molti eventi, sia di genere naturalistico e sportivo, sia di tipo enogastronomico. “Uno degli eventi che abbiamo organizzato è la Monferracqua - continua Garrone -, una maratona sul Po con canoe, rafting e imbarcazione. In questo modo facciamo conoscere il nostro territorio nel rispetto della natura, ma in maniera diversa dal solito. Stiamo programmando per l’autunno dei festival del cammino, ovvero dei momenti dedicati al trekking sulle nostre colline”. Cascina caccia, un simbolo di rinascita e di lotta alla mafia Situata sul crinale di una delle molte colline di San Sebastiano, Cascina Caccia è il simbolo della lotta alla criminalità organizzata nel Nord Italia. Infatti, la villa con vista panoramica su tutto il chivassesse, era inizialmente di proprietà della famiglia ‘ndranghetista dei Belfiore. Il capofamiglia, Domenico, fu il mandante dell’omicidio del Procuratore della Repubblica di Torino, Bruno Caccia, e della moglie Carla, avvenuto il 26 giugno 1983. Le indagini che seguirono, la condanna di Belfiore all’ergastolo e l’inquisizione di altri membri della famiglia, portarono nel 1996 alla confisca dei beni alla famiglia. La proprietà però, fu liberata solamente nel 2007, quando passò nelle mani del Gruppo Abele e di Libera, che poterono donarle una nuova vita. “Oggi in Cascina Caccia succedono molte cose: in primis, dal 2007 c’è un presidio permanente, perché i beni confiscati vanno abitati e noi scegliamo di prendercene cura - spiega Fabio Nicola, volontario di Libera e fra i responsabili della struttura -. Oltre a questo vengono organizzate molte attività educative sul tema della legalità, del contrasto alle mafie e alla mentalità mafiosa. Accogliamo tutti gli anni decine di scuole dalle altre regioni dell’Italia settentrionale e dall’estero, perché vogliono conoscere questo luogo e per parlare di mafia, perché è fondamentale discuterne per far emergere il problema”.                                                                 Inoltre, vengono organizzati campi di volontariato, con giovani da tutto il Paese, che arrivano a San Sebastiano per capire cosa voglia dire occuparsi di beni confiscati e della loro gestione, che rientrano nell’ambito del progetto “E!State Liberi!”. Cascina Caccia però, rimane fortemente legata al territorio in cui si trova. Negli anni si è infatti sviluppata una collaborazione, sempre più stretta, fra Libera, amministrazione comunale e cittadinanza. “Al momento è qui con noi un gruppo di bambini del paese, che ospitiamo per l’estate ragazzi - conclude -. Tra le altre cose, ad esempio, alcune persone del luogo sono venute qui per preparare gli agnolotti ripieni di mele con i bambini. E noi ci siamo offerti di aiutare a pelare le mele in vista della sagra del Pom Matan. San Sebastiano è una bella realtà”.

(Servizio di Alessia Tarantino e Gabriele Corna)

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