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02 Settembre 2021 - 12:14
Nel quartiere 2001 abitano circa 130 persone, ma al catasto sono invisibili
RONDISSONE. Non sono serviti a nulla anni di battaglie, di raccolte firme, di ricorsi e sentenze favorevoli.
Alla fine l’impianto di biometano si farà. In barba al le distanze dalle case e ad ogni buon senso.
Ad oltre un anno dall’annullamento del giudizio favorevole della Città metropolitana sulla realizzazione dell’impianto di produzione di biometano a Rondissone, il Consiglio di Stato ha rivoltato la situazione dando torto ai ricorrenti, ovvero lo stesso comune in cui dovrebbe sorgere l’impianto ed i confinanti Mazzè, Torrazza Piemonte e Verolengo.
Il progetto della Ferplant srl di Chivasso per la produzione di biometano e compost riguarda l’area situata a ridosso del complesso 2001 nella periferia del paese.
Sull’impianto era stato pronunciato un giudizio favorevole sulla compatibilità ambientale per la sua realizzazione, una struttura in grado di trattare fino a 30 mila tonnellate l’anno, nel rispetto, riconosciuto dalla Città metropolitana, delle norme ambientali nonostante le perplessità manifestate, durante la conferenza dei servizi, dai comuni limitrofi.
La Ferplant aveva presentato il primo progetto all’amministrazione di Rondissone nel 2015. Contro la realizzazione dell’impianto a biometano era stato costituito anche un comitato di cittadini. Ma a gennaio 2020 era arrivato lo stop del Tar che aveva annullato il giudizio favorevole della CM.
“E’ una sentenza che da ragione all’Ente di area vasta – commentano dalla sede della Città metropolitana di Torino di corso Inghilterra il Vicesindaco e Consigliere delegato all’Ambiente, che ricordano il lavoro degli uffici svolto nel pieno rispetto delle normative in vigore.
Sono davvero molte le richieste di insediamenti industriali nel territorio metropolitano, nel chivassese in particolare e, viene ancora sottolineato, la nostra Regione deve dotarsi al più presto di una legge a tutela dei territori già fortemente compromessi proprio rispetto alle richieste di realizzazione di nuovi impianti industriali dal forte impatto ambientale.
Da anni contro l’impianto si battono i cittadini, che hanno anche costituito un comitato e le amministrazioni comunali di ben quattro comuni. Aveva fatto ben sperare la bocciatura, da parte del Tar, dell’autorizzazione a realizzare l’impianto data da Città Metropolitana. Ora però, il Consiglio di Stato ha ribaltato ancora una volta le cose.
Il sindaco di Rondissone
Il sindaco Antonio Magnone“La sentenza del consiglio di stato ribalta completamente in diversi punti quanto riportato dal tribunale amministrativo regionale nel 2020 - commenta il sindaco Antonio Magnone - È veramente inspiegabile come edifici condominiali, legittimamente condonati, pur rientranti in un’area produttiva, oggi non vengono considerati nucleo o centro abitativo; inoltre nella sentenza non è stato neanche considerata la presenza di una struttura sensibile come il centro ricreativo, appena ristrutturato per i nostri giovani!
È risultato più importante un retino o una legenda su una tavola del piano regolatore che la realtà dei fatti, cioè che i condomini esistono e sono abitati da circa 130 cittadini! Hanno individuato questa area, come zona per discariche, celle, depositi e impianti vari. Non vi è alcun limite nel rispetto di un carico ambientale ormai saturo per quest’area.
Ormai l’ente comunale si deve interessare di più a queste dinamiche, senza avere un potere decisionale in merito, che all’attività amministrativa. Ad oggi non vi sono norme che regolamentano il sorgere di queste strutture in relazione agli insediamenti produttivi già esistenti; ciò che chiediamo a gran voce da anni”.
La consigliera Squillace
Barbara Squillace, infermiera e consigliere comunale“Siamo amareggiati da questo giudizio ma possiamo anche dire che alla luce di quello che sta succedendo nel nostro Paese l’avevamo previsto”.
C’è amarezza nelle parole della capogruppo di opposizione ed ex candidata a sindaco, Barbara Squillace.
“Come comitato confermiamo la posizione adottata fino adesso e la nostra linea difensiva nei confronti dei residenti di Rondissone, e ci dimostriamo contrari per i motivi più volte riportati attraverso le varie osservazioni e il deposito di memorie difensive agli enti preposti. Abbiamo sempre agito in coscienza e a tutela del territorio e continueremo ad opporci, nei limiti consentiti dalla legge, a questa sentenza e a questa politica che ancora una volta non tiene conto della qualità di vita dei cittadini e dei loro bisogni individuali.
Questo impianto doveva essere bocciato già nel momento in cui il progetto fu presentato sui tavoli del comune di Rondissone, dal sindaco e da tutti i consiglieri di maggioranza e minoranza cosa che invece non è stata fatta con il risultato di avere ora questa eredità infausta! E incredibilmente in questi anni non ci risulta sia stata avviata la pratica di rendere residenziale il 2001.
Sicuramente ci saremmo aspettati dai giudici del Lazio l’adozione di una misura molto più preventiva e precauzionale, considerato che questo non è un impianto che produce solo energia, in senso lato, ma gas e seppur la zona non risulti perimetrata nello strumento urbanistico e sia emersa più volte la realtà dei residenti, di un centro giovani e la distanza di soli 423 metri dal luogo di localizzazione dell’impianto, la politica in primis e i giudici poi, avrebbero dovuto tenere più in considerazione l’esistenza delle 130 persone e le ricadute sulla loro qualità di vita invece di considerare abusiva e ritenere impropria la loro presenza.
Non consideriamo chiusa la partita e resteremo sentinelle attive sul territorio in difesa della tutela della salute e della sicurezza di queste persone, ignorate da un apparato che si dimostra sempre più lontano dai bisogni dei cittadini, che mai come in questo caso saranno penalizzati e subiranno perdite a diversi livelli”.
Il sindaco di Mazzè
Il sindaco Marco Formia“Questa sentenza non mi stupisce neppure un po’ - dichiara il sindaco Marco Formia - Ce l’aspettavamo fin dall’inizio, nostro malgrado, che le cose sarebbero andate in questo modo.
Purtroppo tutta la vicenda è nata male. L’azione da parte dell’amministrazione non è stata repentina e incisiva. All’inizio, la giunta precedente a questa, aveva anche strizzato l’occhio al progetto. Era sembrata una cosa buona.
Solo successivamente, sulla scia della battaglia dei cittadini, si era mossa in senso contrario. E con loro anche noi. Più per solidarietà, per una visione ampia di salvaguardia del territorio. Questo impianto sarà lontano da Mazzè, ma ci sembrava corretto esprimere nettamente la nostra posizione ribadendo che tutta questa zona ha già dato. E’ satura. Purtroppo, però, ogni sforzo è stato vano”.
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