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24 Maggio 2021 - 23:52
Le "Matite giganti" di Claudio Bertolo realizzate alle Milane
Dopo gli “Aironi in pastura” del Baraccone, le “Matite giganti” delle Milane a San Sebastiano da Po. Claudio Bertolo è tornato a “colpire” con un’altra trovata delle sue.
L’artista di San Sebastiano da Po che il mese scorso ha fatto parlare tutto il chivassese per i 44 aironi di legno posizionati in un prato di lavanda selvatica a Castagneto Po, ha intagliato sui tronchi di un paio di alberi altrettante matite colorate. L’effetto è assicurato, un po’ come quello dell’opera che l’ha reso celebre in tutto il chivassese e non solo.
https://youtu.be/4PFW0UvqXAs“Visto che la scuola sta finendo - spiega Claudio Bertolo, classe ‘76, per mestiere dipendente del Palazzo di Giustizia a Torino e per hobby il recupero di beni abbandonati e la realizzazione di installazioni - ho pensato di dedicare questa piacevole sorpresa ai maestri, agli insegnanti e ai professori che quest’anno hanno faticato più del solito”.
L’opera consiste in un due matite colorate giganti, di coloro rosso e blu, ricavate dai tronchi di altrettanti alberi, realizzate in località Milane di San Sebastiano da Po.
Le “Matite giganti” seguono “Gli aironi in pastura” di strada del Baraccone, le ultime due opere realizzate dall’artista sansebastianese. Ma non sono le sole.
Da anni Claudio Bertolo cerca di rendere più belli scorci, angoli, particolari delle colline chivassesi.
Claudio Bertolo e i suoi "Aironi in pastura"“Ho decorato alcune pompe comunali a San Sebastiano – dice -, ho posizionato una meridiana alle Milane, ho realizzato una serie di lavoretti privati”.
Lo fa per passione, non per scopo di lucro. Lo fa perché gli scatta qualcosa, nella testa, non appena si imbatte in un bel panorama o in un rudere decadente: vede quello che potrebbero diventare e, con la sua abilità, si rimbocca le maniche e si dà da fare per tre.
“Butto l’occhio su angoli particolari: ad esempio se vedo l’edera che cresce su quattro pezzi di cemento, mi viene d’istinto pensare di creare qualcosa che possa ridarle una nuova vita – spiega -. Mi piace scoprire opere di abbellimento dei paesini, vedere le riqualificazioni di angoli di case o di ruderi: è un qualcosa che mi suscita interesse e curiosità. Così mi viene voglia di dare il mio contributo. Se poi, dopo il mio lavoro, c’è qualcuno che si ferma per fare una fotografia, allora vuol dire che lì sono riuscito a creare bellezza. E per me è una soddisfazione enorme: non mi interessa che ci sia il mio nome in calce ad una installazione, è per questo che non firmo i miei lavori. Mi interessa di più sorprendermi dello stupore della gente che si ferma a vedere ciò che ho creato”.
E chissà quale sarà la sua prossima installazione.
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