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SALUGGIA. Crisi: LivaNova ha annunciato che taglierà il 2% dei dipendenti (ma non è detto che siano quelli dello stabilimento saluggese)

La multinazionale LivaNova, che ha uno dei suoi stabilimenti nell’area industriale di Saluggia, taglierà del 2 per cento la forza lavoro per sopravvivere alla crisi causata dalla pandemia in corso. A dichiararlo è la stessa azienda italo-americana, che per mezzo di un comunicato firmato dall’amministratore delegato Damien McDonald ha annunciato licenziamenti nel prossimo futuro. Su 4500 dipendenti a livello globale saranno quindi circa 90 i posti di lavoro a saltare all’interno della multinazionale.

Un numero non casuale, secondo il segretario Uiltec Gian Luigi Guasco: «Il numero degli esuberi coincide, testa più testa meno, con la procedura di riduzione di personale tentata da LivaNova a novembre 2019 e poi ritirata, nella quale erano previsti 83 licenziamenti». All’epoca LivaNova aveva giustificato i licenziamenti con l’intenzione di spostare una parte della produzione negli stabilimenti di Vancouver, in Canada. Come allora, però, i sindacati sono pronti a scendere nuovamente in campo: «Siamo pronti a rispondere colpo su colpo a qualsiasi provocazione l’azienda intenda mettere in atto. Saremo sempre e comunque con le lavoratrici e i lavoratori del sito Sorin» conclude Guasco.

Sulla situazione arrivano però rassicurazioni da Sara Pace, rsu della Femca-Cisl in LivaNova e dipendente dell’azienda dal 1993. «E’ vero, il comunicato dell’azienda parla di una riduzione di personale pari a al 2 per cento dei dipendenti. Bisogna però precisare che i licenziamenti interessano tutti i lavoratori di LivaNova, e non solo del sito saluggese. Inoltre i licenziamenti dovrebbero essere già stati comunicati, e a Saluggia non mi risulta ce ne siano stati. Questo anche in virtù del blocco dei licenziamenti in Italia. La situazione sul nostro territorio sembra quindi tranquilla, ma non bisogna comunque abbassare la guardia».

Meno sereno il segretario di Cgil Vercelli Alessandro Triggianese, che non sottovaluta la situazione: «Filctem-Cgil, a seguito delle dichiarazioni avvenute da di LivaNova, esprime forti preoccupazioni. Abbiamo già chiesto all’azienda e a Confindustria un incontro ufficiale. Chiederemo nello specifico del sito saluggese se ci saranno tagli e spostamenti di produzioni in altre sedi. È indispensabile avere una chiara posizione su quello che sarà il futuro dei lavoratori di Saluggia e un piano industriale per il futuro. Se mai ci saranno licenziamenti, ci opporremo come abbiamo fatto l’anno scorso».

Le reazioni in Municipio

L’annuncio di LivaNova ha fatto mobilitare a Saluggia anche il gruppo di minoranza in Consiglio comunale guidato da Filippo Stramaccioni, che nella giornata di mercoledì 21 ottobre ha chiesto al sindaco la convocazione di un Consiglio comunale aperto, “al fine di discutere delle possibili ricadute sul territorio, coinvolgendo Regione Piemonte, Provincia di Vercelli, i sindaci dei comuni limitrofi e i le organizzazioni sindacali”.

Il primo cittadino Firmino Barberis ha accolto favorevolmente la richiesta della minoranza: «Davanti a una situazione simile, come già accaduto l’anno scorso le divergenze politiche vanno messe da parte. A breve fisseremo la data per il Consiglio», spiega Barberis, che però si dice molto scettico sull’utilità dell’assemblea. «E’ doveroso riunirsi e discutere. Ma per arrivare dove? Se LivaNova decide di licenziare si può fare ben poco. L’anno scorso l’abbiamo scampata, ma chi pensava che LivaNova avesse rinunciato a tagliare il personale si stava solo illudendo. E questa ne è la prova». Per Barberis il futuro del sito ex Sorin è a dir poco incerto: «Mi risulta che Cid abbia tutte le intenzioni di andarsene in Turchia. Così come Microport, che prima o poi sposterà tutto in Cina. Possiamo mobilitarci, fare proteste e scioperi, ma il vero problema è chi ci governa. Finché continueremo a svendere l’Italia agli stranieri abbiamo poco da lamentarci. Le aziende estere comprano le nostre eccellenze, ci usano per un po’ e poi spostano tutto nei loro Paesi, lasciando a noi… niente. Questo va cambiato in Italia. Protestare dopo aver subito il danno serve a ben poco», conclude Barberis.

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