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03 Settembre 2020 - 12:29
Carlo Rosa, ceo di Diasorin
Carlo Rosa, amministratore delegato di DiaSorin, a seguito della vertenza in corso presso i tribunali amministrativi e dell’inchiesta aperta dalla Procura della Repubblica di Pavia - che lo vede indagato - sull’accordo tra DiaSorin e il Policlinico San Matteo sui test per la diagnosi del Covid-19 ha deciso che l’azienda saluggese «sospende la ricerca clinica in Italia. Continuiamo in Germania, Francia e negli Usa; in Italia, no. Se lo Stato non chiarisce una volta per tutte le regole attraverso cui operatori privati e pubblici possono collaborare, allora per il biotech, e non solo, sarà difficile fare innovazione».
DiaSorin, comunque, non intende lasciare l’Italia: «Nell’ambito della riorganizzazione - ha spiegato Rosa - abbiamo chiuso una sede in Irlanda e portato la produzione a Saluggia: un caso raro di rientro industriale. Negli ultimi sei mesi il nostro gruppo ha assunto 180 persone, e arriveremo a 300 entro fine anno. Non faremo più ricerca con il pubblico, finché non ci saranno regole chiare, ma rimarremo in Italia, dove ci sono grandi talenti. Abbiamo condotto un’indagine interna per capire quali sono le sedi più forti e quelle meno: è venuto fuori che i nostri ricercatori sono più produttivi di quelli americani. Ma se non li assumiamo noi del biotech, questi ragazzi di talento se ne vanno all’estero».
Carlo Rosa - figlio di Umberto, che nel secolo scorso fondò e sviluppò la Sorin Biomedica - perora la causa del settore in cui DiaSorin opera: «Nel nostro Paese non si è sviluppata un’industria farmaceutica di grandi dimensioni. Inoltre manca quasi totalmente il trasferimento tecnologico, e quindi le nostre università non sono in grado di fare marketing dei loro asset. È un peccato curabile, secondo me, con pochi investimenti, ma ci vuole la volontà di farne una priorità del Paese. E’ incomprensibile la miopia con cui tanti guardano al biotech: le scienze della vita aiutano a vivere a lungo e meglio, è l’industria del futuro. Va rimessa al centro dell’agenda della politica».
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