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18 Agosto 2020 - 17:02
Il caso di Elmostafa Hayan tornerà in aula il 7 ottobre, a Torino, con la prima udienza del processo d’appello. Hayan, marocchino da molti anni residente a Livorno, in primo grado era stato condannato dal Tribunale di Vercelli a dieci anni di reclusione per tentato omicidio e maltrattamenti nei confronti della figlia Miriam. Il suo legale Fabio Merlo ha presentato appello, e a valutare i fatti saranno ora i giudici torinesi.
Secondo l’avvocato Merlo la vicenda ha diversi lati oscuri, a partire dalla mancanza di testimoni oculari (a parte il racconto della vittima) e dalle testimonianze raccolte. Il 15 marzo del 2019 in via Molino a Livorno Ferraris l’uomo ha tentato di investire la figlia in auto dopo l’ennesima litigata. Lei stava andando a consegnare dei curriculum in cerca di un posto di lavoro e di un po’ di indipendenza. «Tentato omicidio», secondo i giudici di primo grado, che la difesa chiede di riqualificare in «lesioni stradali gravi» perché mancherebbero le prove. Nessuno ha assistito: un testimone ha raccontato di aver sentito un’auto accelerare. La difesa sostiene che serva una perizia cinematica e che «non sia comprovata la volontà omicidiaria del fatto». Per il secondo capo d’imputazione, i maltrattamenti, secondo la difesa i fatti non sarebbero stati raccontati per intero dai testi. Quindi per entrambi i capi d’imputazione è stata chiesta l’assoluzione, in subordine la riduzione della pena e le attenuanti generiche.
Hayan dall’anno scorso è sottoposto a misure cautelari: dopo un periodo in carcere ora è agli arresti domiciliari.
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