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16 Agosto 2021 - 10:46
Gian Piero Godio
L’ambientalista Gian Piero Godio, a nome delle associazioni Legambiente e Pro Natura, commenta così la prosecuzione dell’iter per l’individuazione del Deposito nazionale per il materiale radioattivo.
«Oggi sappiamo bene - spiega - che non esistono luoghi idonei per il nucleare. Legambiente, Pro Natura e tutte le associazioni di tutela ambientale lo hanno sempre detto, anche se parecchi altri sostenevano il contrario.
Quindi bisogna farla finita con il nucleare, e gli italiani lo hanno deciso con i due referendum del 2007 e 2011. Non esistevano luoghi idonei prima e non potranno esistere in futuro con le nuove generazioni del nucleare, meno che mai in Italia dove la politica oggi si mostra ancora una volta impreparata ad affrontare concretamente ed efficacemente l’argomento».
Quanto alla scelta del sito per il Deposito nazionale, «non è un problema elettorale, di bacino di voti, di cittadini contrari o favorevoli, è una doverosa necessità: per il nucleare che già c’è non si può fare altro che trovare il luogo meno inidoneo dove sistemarlo.
Altrimenti i materiali radioattivi prodotti durante il periodo in cui in Italia erano attive le quattro centrali nucleari rimarrebbero nei luoghi attuali, che sono di gran lunga pericolosi e totalmente inidonei.
Se il sito di Saluggia in provincia di Vercelli è l’esempio più lampante di tali criticità, anche gli altri siti non sono da meno, ed è assurdo pensare di non risolvere queste criticità continuando, come è stato sinora, a sperare che non accada mai nulla».
Ora però, finalmente, la procedura per l’individuazione è iniziata. «Dopo decenni di colpevole ritardo, da qualche mese è finalmente partita la procedura per individuare prima quali sono le zone del nostro Paese che sono inidonee per un deposito di materiale radioattivo, e successivamente, una volta escluse tutte queste, trovare fra le rimanenti quella più appropriata.
Per ora siamo nella fase della esclusione, iniziata il 5 gennaio scorso con la prima ipotesi con la quale Sogin, sulla base dei criteri definiti da Ispra con la propria Guida Tecnica 29, ha individuato come non idoneo il 99,9% del territorio italiano, con 7830 Comuni esclusi su 7904».
Ne restano 74, quindi. «Sul territorio dei 74 Comuni non esclusi da questa prima scrematura è ora in corso la verifica dei requisiti, che tutti dobbiamo pretendere debba essere la più rigorosa possibile, e per questo abbiamo presentato, insieme a tanti cittadini, comitati e amministrazioni comunali, provinciali e regionali, le nostre osservazioni puntuali, ora pubblicate sull sito depositonazionale.it.
Per esaminare e discutere le caratteristiche delle aree non escluse e le relative osservazioni, dal 7 settembre al 24 novembre si terrà il Seminario nazionale organizzato da Sogin, nel quale ribadiremo e approfondiremo le osservazioni che abbiamo presentato a luglio e, se necessario, ne presenteremo di ulteriori».
A quel punto, «per i siti che, alla luce del Seminario nazionale e delle successive eventuali ulteriori osservazioni, non saranno stati esclusi, si aprirà poi una lunga fase di verifica della disponibilità delle popolazioni, seguita da indagini specifiche per quei siti che che risulteranno disponibili.
Il sito prescelto sarà poi sottoposto al procedimento di Valutazione di Impatto Ambientale e di Autorizzazione Unica».
«Alle nostre associazioni - conclude Godio - pare che la procedura avviata sia, almeno in teoria, abbastanza appropriata, e che debba concludersi senza ulteriori ritardi, soprattutto perché nel frattempo i materiali radioattivi a bassa, media e alta radioattività continuano a rimanere nei siti “storici”, nessuno dei quali possiede il ben che minimo requisito di idoneità, facendo correre a tutti dei rischi assolutamente ingiustificati».
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