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15 Febbraio 2021 - 17:45
Daniele Pane sindaco di Trino
Si è discusso di compensazioni mercoledì scorso, 10 febbraio, al secondo Tavolo sulla Trasparenza convocato dalla Regione Piemonte per parlare del deposito nazionale delle scorie nucleari.
Un tema che fa poca presa sui Comuni piemontesi che al progetto hanno già detto “no grazie”, affannandosi a preparare le osservazioni da inviare a Sogin nella speranza che possano servire a scongiurare la realizzazione del deposito sui loro territori.
Eppure di soldi in ballo ce ne sono tanti. Si parla di 15 milioni di euro di compensazioni dirette che andranno per il 55% al Comune che ospiterà il sito, per il 35% ai Comuni limitrofi e per il 10% alla Provincia. In più tutti i benefici in termini occupazionali.
Quanto ai benefici occupazionali, per la realizzazione del deposito è previsto il coinvolgimento - per almeno quattro anni - di quattromila addetti: duemila diretti (nel cantiere, fra interni ed esterni), 1200 indiretti e 1000 indotti, grazie - secondo Sogin - agli effetti di sviluppo economico che indirettamente porterà sul territorio l’avvio di questa grande opera.
Quando il deposito entrerà nella fase di esercizio saranno 700 i dipendenti al suo interno. Potranno arrivare fino a mille considerando l’indotto e l’inserimenti di collaborazioni esterne.
Quel che è stato chiarito è che le compensazioni verranno date con gli stessi criteri oggi applicati ai depositi temporanei di Saluggia, Trino, eccetera.
Il sindaco di Mazzè, Marco Formia, è intervenuto dichiarando: «Sappiamo tutti che una legge finanziaria di qualche anno fa ha decurtato del 70% le compensazioni stabilite con la legge del 2003. Se questo è il parametro di riferimento, di cosa stiamo parlando? A me le compensazioni non interessano neppure. Ma se questi sono i presupposti è giusto chiarire bene la faccenda». Formia ha inoltre sottolineato la difficoltà dei Comuni interessati da quei benefici, ad ottenere i soldi promessi, che hanno tardato anni ad arrivare.
Sulla questione è intervenuto anche il sindaco di Trino, Daniele Pane: «Sulla questione delle compensazioni già in essere mi sono sentito chiamato in causa. E’ vero, la legge del 2003 è stata poi aggiornata e modificata; all’inizio solo il Comune sede del deposito aveva diritto alle compensazioni, poi il beneficio è stato riconosciuto anche a quelli limitrofi. Il 50% è destinato alla sede, il restante viene diviso tra Provincia e Comuni limitrofi. Il ritardo nell’erogazione fu iniziale. Gli anni 2004-2005-2006 sono arrivati solo con delibera del Cipe del 2007 e liquidati nel 2008. Si è trascinato tutto, ma ultimamente le doppie annualità riconosciute ci hanno portato quasi in pari: mancano solo i trasferimenti del 2020».
Quanto alla decurtazione, Pane ha spiegato: «C’è una causa in corso. I Comuni hanno fatto ricorso contro lo Stato e i primi due gradi di giudizio ci hanno dato ragione: si sta transando. La somma trattenuta dalla Stato in questi anni è di 550 milioni di euro da ridistribuire, ma la promessa di metterla nella legge di bilancio nel 2020 è stata disattesa. E così siamo arrivati a pignorare i conti della Banca d’Italia. Perché lo Stato non si sta solo rifiutando di dare ai Comuni il dovuto, ma ha disatteso una pronuncia dei magistrati». Tutte prospettive che, nonostante le buone intenzioni di cui sia costellato il progetto del deposito unico nazionale, non tranquillizzano i Comuni coinvolti.
Il sindaco di Trino ha concluso spendendo parole di apprezzamento per il progetto e cercando di tranquillizzare i colleghi determinati sulle posizioni del “no”. «Le colline del Monferrato - ha detto Pane - sono diventate patrimonio Unesco nonostante avessero tre depositi temporanei attaccati a quei territori. Affacciandosi dal castello di Camino, la prima cosa che si vede è la centrale di Trino. Eppure è patrimonio Unesco».
Infine la questione della proroga per la presentazione delle osservazioni alla Cnapi. Formia ha detto: «Tutti continuano a prometterla, ma non arriva. Eppure mi dicono che sono autorizzati a concederla il Ministero, il Parlamento e la Sogin stessa». Ivo Velletrani di Sogin ha però smentito: «I tempi per le osservazioni sono stabiliti dalla legge. E Sogin non può certo modificare il dettato normativo».
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