Il Pd è guarito dalla malattia del renzismo, possiamo rientrare, parola di Massimo D’Alema. L’intervista rilasciata, qualche giorno fa a Repubblica, dall’ex Presidente del Consiglio ha scatenato un vero e proprio putiferio nel campo del centrosinistra. “Il Pd da quando è nato, 14 anni fa, è l’unica grande casa dei democratici e progressisti italiani. Sono orgoglioso di esserne il segretario pro tempore e di portare avanti questa storia nell’interesse dell’Italia. Nessuna malattia e quindi nessuna guarigione. Solo passione e impegno”. Così su Twitter il segretario del Pd Enrico Letta ha replicato alle parole di Massimo D’Alema che, durante il brindisi di fine anno di Articolo Uno su Zoom, aveva definito la segreteria Renzi “una malattia terribile che è guarita da sola, ma che c’era”. Un giudizio che ha provocato “profonda irritazione” tra i Dem. Il tema, naturalmente, è sbarcato anche in quel di Settimo dove la rottura tra Pd e Articolo 1, anni fa, fu durissima e provocò la cacciata dal partito di moltissimi esponenti di spicco (Sergio Bisacca, Aldo Corgiat, Dino Sportiello e tanti altri). Oggi, però, potrebbero fare rientro in quella che è stata per molti anni “casa” loro. “Condivido le dichiarazioni di D’Alema, - commenta il segretario cittadino di Articolo 1, Sergio Bisacca - il Pd era malato ed è guarito, non c’è più Renzi. E chiaro che Renzi ha debellato la sinistra nel Partito Democratico. Se a quelle affermazioni, però, c’è stata una risposta così grossa vuol dire che il renzismo c’è ancora nel partito”. Netta, sul tema, la presa di posizione della sindaca Elena Piastra.
“Tralascio - interviene - la battuta in pieno stile dalemiano sul guarire dal renzianesimo di cui in tanti hanno già detto, anche perché di certo il “leader massimo” non poteva dire che con l’1% si è destinati a non avere un posto in Parlamento. Sul locale? Una buona parte della sinistra che tempo fa si sentiva rappresentata da Art.1 è vicina al PD e ritengo ci siano tutte le condizioni per rientrare, se lo vorranno, ovviamente. Penso ad esempio a Massimo Pace, persona riconosciuta nel partito e in città e con il quale abbiamo iniziato un percorso da tempo. Ci sono altre persone che ben conosco e che credo possano fare bene alla vita del PD e di tutta la nostra comunità e sarei felice se volessero far parte del partito”. Diverso, invece, il ragionamento su Bisacca e Corgiat. “Bisacca non rientrerà. - prosegue Piastra - Entrare nel partito significherebbe accettare la normalizzazione che le regole del partito impongono e che Sergio conosce benissimo. Ma poi perché rientrare? Non ha nessuna stima del PD e delle persone che ne fanno parte, non ha intenzione di avere ruoli, in questo momento ha come unico interesse un attacco locale costante e spesso cieco. Corgiat? Mi risulta abbia un’altra tessera di partito... si è portato avanti appena i tempi sono diventati sospetti del rischio di riavvicinamento, e comunque per Corgiat non siamo affatto “guariti””.
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