Siete stati uno dei primi Comuni a dare la disponibilità, perché?
A Settimo, come in molti comuni italiani, esiste un modello che funziona da 8 anni che si chiama SAI. Si tratta di un modello di accoglienza diffusa in città, con piccoli numeri, inserimento a scuola dei bambini e formazione scolastica e lavorativa del persone accolte. A Settimo abbiamo dato disponibilità per accogliere una famiglia che dovrebbe arrivare nei prossimi giorni.
Arriveranno altri afghani nei prossimi giorni?
Da subito si è parlato di massimo 5000 persone che avevano collaborato con gli italiani ad Herat che sarebbero state accolte in Italia. Consideriamo che in Italia ci sono oltre 8000 comuni, come si può immaginare l’accoglienza di 5000 persone non rappresenta un problema.
A Settimo si fermano al centro Fenoglio circa 7 giorni e poi vanno negli altri comuni. Questa prima accoglienza credo terminerà a breve, avendo l’Italia interrotto i voli.
Come ti spieghi l’appoggio di forze che fino a ieri si sono sempre schierate contro l’accoglienza? La Lega per esempio...
Siamo stati in Afghanistan 20 anni spiegando al mondo di esportare la democrazia. Tutti i partiti hanno responsabilità per quella scelta e nessun partito può tirarsi indietro davanti a immagini di famiglie che tentano di scappare dal regime che gli occidentali avevano promesso di abbattere. Le persone arrivate in questa fase hanno collaborato con il governo italiano per anni, tra di loro ci sono persone con alta formazione, medici, giudici. Tutti coloro che l’Occidente ha tradito e che ha tentato, in ultimo, di salvare, non potendo far altro che scegliere qualcuno e abbandonando gli altri.
Ti ha stupito il moto di solidarietà dei settimesi?
No, nessuno stupore. Settimo è una città che ha mantenuto la consapevolezza delle difficoltà da cui molte nostre famiglie arrivano. È una delle sue grandi forze: non è mai immobile davanti all’essere umano. Lo abbiamo visto durante il Covid e la mobilitazione di questi giorni lo conferma.Qualcuno, sui social, si è lamentato dicendo “aiutate gli afghani e non gli italiani in difficoltà”. Voi avete risposto dicendo che il Comune, ogni anno, spende tanti soldi per i cittadini in difficoltà. Possiamo finalmente dire che aiutare chi scappa da una guerra non significa dimenticarsi degli italiani in difficoltà?
I social nascono per raccogliere le lamentele che in questo caso sono state pochissime. L’accoglienza della famiglia che si fermerà a Settimo è sostenuta con risorse del Governo e non del Comune. E il comune di Settimo continuerà a fare il possibile ed migliorare i servizi per i propri cittadini. Dare accoglienza a chi scappa dalla guerra non significa non continuare a garantire i servizi per i cittadini settimesi.
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