Premessa. Gabriella Colosso s’era illusa che il consiglio comunale potesse davvero approvare la mozione sul “Secondo Manifesto sui Diritti delle Donne e delle Ragazze con Disabilità nella “Unione Europea” adottato a Budapest il 28-29 maggio 2011 dall’Assemblea Generale del Forum Europeo sulla Disabilità (EDF) e tradotto in italiano solo nel 2017.
Glielo avevano fatto credere l’assessora Giorgia Povolo e la Vicesindaca Elisabetta Piccoli “tronfie” nel ricordare l’importanza dell’8 marzo e aderendo con slancio alla manifestazione “Il cuore non lascia lividi”.
E invece? Il consiglio comunale riunitosi mercoledì scorso on line l’ha bocciata senza mezzi termini (si è astenuto pure il sindaco) e il guaio è che non se n’è capito il perchè.
“Lo hanno fatto - ha commentato Colosso- con una “sfacciataggine” senza precedenti e con la scusa di non aver letto il testo completo ma solo la sintesi ...”.
E poi sui contenuti...
“Non sono d’accordo per un motivo semplice - ha preannunciato il voto la capogruppo Maria Piras - Perchè parlare solo di disabilità femminile, come se le disabilità delle donne fossero diverse dalle disabilità degli uomini? Non ci sono differenze.
E come Piras anche il capogruppo della Lega Anna Bono: “Avrebbe senso se le donne fossero più discriminate degli uomini disabili. Io questo non lo so.Il buonsenso ci suggerisce l’astensione....”.
Una scusa fin troppo evidente, considerando che la mozione era stata presentata con largo anticip e ci sarebbe stato tuttoil tempo per leggere il documento nella sua versione completa di 67 pagine.
“Di fondo c’è ignoranza - ha stigmatizzato Colosso - non sanno cos’è la discriminazione multipla. Significa essere trattati diversamente per più di un motivo. Per esempio per essere donna e pure disabile o disabile e extracomunitaria. La discriminazione multipla si riconosce solo tenendo insieme tutti i motivi. do discriminazione. Il Manifestoelaborato in prima persona da donne con disabilità, rappresenta una proposta politica complessiva e evidenzia come le donne con disabilità siano esposte a un duplice svantaggio, di avere meno opportunità in quanto donne, e di dover far fronte alle barriere che precludono o limitano il godimento dei diritti e la partecipazione sociale – in quanto persone con disabilità...”
L’adesione alManifesto avrebbe impegnato, tra le altre cose, l’Amministrazione ad istituire un tavolo di confronto e di discussione contro la violenza sulle donne.
“Ho dovuto prender atto, con non poco dispiacere, che l’adesione al Manifesto non è stata approvata poiché i consiglieri e le consigliere di maggioranza all’unanimità hanno espresso un voto di astensione. Lo stesso fecero con la richiesta di abolizione della tassa sui pannolini e fu infinita la discussione sulla mozione per gli stalli rosa, approvata ma non ancora attuata dopo un anno e mezzo.Ciò che mi rammarica è l’atteggiamento di freddo distacco e totale assenza di empatia verso argomenti che troverebbero approvazione e sostegno da chiunque. Ancora una volta hanno dimostrato poca, per non dire nessuna, sensibilità verso le politiche di genere, ancora una volta hanno voluto allontanarsi dalle donne, e nel caso del Manifesto, dalle persone con disabilità. ..”
Allibito il consigliere Francesco Comotto.“E’ assurdo questo atteggiamento in una città che si ritiene evoluta -è intervenuto nel dibattito - Scopro che questo docuemento è stato approvato a Budapest nel 2011 e tradotto in Italia solo nel 2017. Non ci sarebbe bisogno che qualcuno ci ricordasse questi problemi, se capita vuol dire che la politica ha fallito...”.
E poi sull’atteggiamento della maggioranza: “Se non siete d’accordo dite che non siete d’accordo. Che cosa vuole dire non approvare perchè l’argomento è complesso. Non capisco. Cerchiamo di essere un po’ più trasparenti. Suoniamocele ma in maniera sincera. Non ho sentito motivazioni solo pretesti per giustificare un voto di astensione. Che cosa signifia astenersi perché il testo è di 70 pagine? Se volevate approfondire potevate farlo....”
E sulla pretestuosità degli argomenti anche il Pd Andrea Benedino non ha dubbi. “Mi perdoni consigliera - s’è rivolto a Maria Piras - Non capire cos’è la discriminazione multipla significa discriminare ancora di più ...”.
In finale il sindaco Stefano Sertoli ha accolto l’invito del grillino Massimo Fresc a trattare la problematica in commissione. “Io non posso credere ci siano queste differenze - ha concluso Fresc - Su questi temi, magari mi sbaglio, credo ci sia più vicinanza di quanto non risulta...”. Sarà...
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