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29 Marzo 2021 - 16:42
vanda castagnotto
La Procura della Repubblica ha chiesto la condanna a un anno per la morte di Vanda Castagnotto, l’83enne che nell’agosto del 2015 si allontanò dalla casa di riposo “Palazzo Caligaris” di Fontanetto Po e venne ritrovata, senza vita, dopo tre giorni di serrate ricerche.
Al banco degli imputati - dopo che inizialmente era stata proposta nei loro confronti l’archiviazione - ci sono la responsabile amministrativa della casa di riposo e la collega che, in quei giorni di ferie, l’aveva sostituita: ad entrambe viene contestato l’omicidio colposo.
Proprio l’insolito iter collegato alla vicenda, aveva fatto sì che le indagini sull’accaduto fossero svolte a distanza di tempo dai fatti e molto condizionate dalle relazioni svolte dai consulenti della Procura. Di una posizione di grande cautela da parte della Procura ha parlato, nella sua requisitoria, il pubblico ministero Rosamaria Iera che seguito la fase dibattimentale del procedimento e che per le imputate, ha chiesto un verdetto di condanna, ritenendo provato il nesso tra il comportamento di negligenza, imprudenza e imperizia e la conseguente morte dell’anziana ospite. «La signora - da detto il pm - scontava una situazione di decadimento cognitivo; aveva più volte tentato di lasciare la struttura e, in alcune occasioni, ci era anche riuscita, andando al bar e venendo poi segnalata alla struttura da residenti del paese. Il suo allontanamento era prevedibile, ma non sono state messe in atto le misure necessarie e prevenire il potenziale evento dannoso che poi si è verificato». L’anziana, che aveva più volte espresso il desiderio di tornare a casa sua a Torino, sapeva come aprire il portoncino di ingresso: un pomeriggio di agosto del 2015, sfuggendo all’attenzione delle Oss, era uscita dalla residenza e se ne era andata. Dopo tre giorni di vane ricerche condotte dai Vigili del Fuoco, dalla Protezione Civile, dal personale specializzato nelle ricerche con i cani molecolari e anche dall’elicottero, il cadavere della donna venne ritrovato in un campo, al confine tra Fontanetto Po e San Genuario.
«Dalle indagini non sono emerse ipotesi alternative alla morte accidentale avvenuta per soffocamento a causa di un rigurgito in una situazione di estremo stress psicofisico causato dalla caduta lungo la riva del campo, dall’impossibilità di alzarsi e dalle zanzare che l’avevano avvolta». Secondo il pubblico ministero le due imputate erano a conoscenza del potenziale rischio di fuga della donna, ma non avrebbero preso provvedimenti: né facendola sorvegliare, né evitando che la porta della struttura potesse essere aperta dall’anziana.
Una lettura dei fatti fortemente contestata dai legali della difesa, gli avvocati Cristiano Burdese ed Enrico Girardi, che nel corso di tutto il dibattimento hanno puntato sulle zone d’ombra che aleggiano sulla vicenda. «Tutto questo processo - hanno detto i legali - ha un vizio iniziale: i capi di imputazione vengono contestati in modo apodittico, senza che venga elencata un normativa di riferimento alla quale le nostre clienti, due impiegate amministrative, avrebbero dovuto attenersi. Vengono contestate condotte che non sono previste nella delibera della giunta regionale che regola il settore e, anzi, il consulente della Procura cita nella sua relazione una Dgr vecchia e superata da pi recenti e radicali normative». I legali, in particolare, hanno ricordato come le due imputate svolgessero incarichi amministrativi all’interno della struttura e dunque non avessero alcun titolo per effettuare valutazioni mediche sulle condizioni di decadimento cognitivo dell’ospite. «Non sono state loro a disporre il ricovero della signora né a omettere di disporne il trasferimento ad altra Rsa - hanno detto in aula - perché non era compito loro fare valutazioni mediche sullo stato di salute dell’ospite. E del resto, nessuno ci dice quale sarebbe stata la struttura idonea: Palazzo Caligaris è una struttura autorizzata, è accreditata dall’Asl, non ha mai avuto richiami e nessuno, né prima né dopo la vicenda della signora Castagnotto, ha mai imposto di modificare l’apertura del cancello».
Secondo i legali, inoltre, ci sarebbero altre zone d’ombra non chiarite. «L’ultimo pasto consumato dalla signora non era quello servito in struttura; nel corso delle ricerche il campo in cui fu trovata era stato sorvolato dall’elicottero, e i cani molecolari a un certo punto persero la traccia». Hanno quindi chiesto pe le loro assistite l’assoluzione con formula ampia.
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