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SETTIMO. “Dopo un anno senza scuola i bambini hanno ansia e crisi di panico"

SETTIMO. “Dopo un anno senza scuola i bambini hanno ansia e crisi di panico"

Giuseppe Palena, pediatra

Almeno un bambino o un giovane su 7 - ovvero 332 milioni nel mondo - ha vissuto per almeno 9 mesi, da quando ha avuto inizio la pandemia da COVID-19, sotto misure nazionali che prevedevano l'obbligo o la raccomandazione di permanenza a casa, mettendo a rischio la salute mentale e il loro benessere. Lo rivela uno studio dell'Unicef che ha utilizzati i dati della Oxford COVID-19 Government Response Tracker.  Con l'inizio del secondo anno di pandemia, l'impatto sulla salute mentale e il benessere psicosociale di bambini e giovani è stato molto forte e molti giovani hanno manifestato ansia e depressione. Succede nel mondo e, naturalmente, capita anche a Settimo come racconta uno dei pediatri più noti della città, Pino Palena.“In questi giorni - racconta il medico - abbiamo scritto al Presidente della Regione, Alberto Cirio: serve un protocollo di assistenza psichiatrico per i ragazzi. La fascia prepubertà tra 12 e 14 anni è quella che sta manifestando più difficoltà. Ci sono problemi che osservo molto frequentemente in questo periodo: ragazzini che, all’improvviso, hanno crisi d’ansia, attacchi di panico, paura di ammalarsi. I bambini, dopo mesi a casa, hanno paura di tornare a scuola perché temono di contrarre il Covid. Si chiama psicopatofobia, una malattia che, di solito, è tipica delle persone adulte, delle persone nevrotiche e invece ora sta colpendo anche i più piccoli”. Tutta colpa del lockdown e della socialità ridotta al minimo. “I ragazzini - continua Palena - da un anno praticamente non hanno più una vita normale, non c’è più la socialità. Questo, ormai, lo dicono tutti, è un problema grave. In Francia, per esempio, la scuola non è mai stata chiusa anche se c’era un’ondata di casi importante. In una situazione simile, andare a scuola diventa un modo per fare terapia psicologica. Stando in famiglia, invece, in un momento dove è tutto depresso e si parla solo di Covid e malati la vita diventa complicata per i bambini. A casa, ormai, ogni volta che accendi la tv senti parlare sempre e solo di quello, della pandemia, c’è un’informazione che non fa che parlare di quello, forse anche troppo”. Per qualcuno è stato necessario l’intervento dello psicologo. "Qui è un anno che le cose vanno avanti così, - prosegue Palena - la problematica psichica e psichiatrica tra i bambini è verissima e pensare di dare farmaci ai ragazzini è complicato”. Il medico, poi, delinea anche qual è la situazione dei contagi per i più piccoli tra i suoi pazienti. "È molto difficile che un bambino piccolo possa prendere il virus, - conclude - quando capita è perché contrae il virus  da un nonno, un papà. Si contagiano un po’ di più i bambini tra 12 e 14 anni. Da metà febbraio ho avuto una quantità di bambini che sono stati infettati ma non ce n'è uno che va in ospedale, al massimo hanno un po’ di raffreddore e tosse, nulla di ché. Io, adesso, spero in un’accelerazione sulle vaccinazioni, è fondamentale tornare alla vita normale il prima possibile”.
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