Nicola Zingaretti ha inviato formalmente sabato pomeriggio, 6 marzo, la lettera di dimissioni da segretario nazionale del Partito Democratico alla Presidente del partito Valentina Cuppi cui spetterà la gestione ordinaria del Partito fino all’Assemblea nazionale del 13 e 14 marzo. Sul tema, nei giorni scorsi, si è così espresso il filosofo, Massimo Cacciari. “È come - dice - un ristoratore che esce dal suo ristorante e dice ‘amici, in questo locale fa schifo’. Ma chi lo vota un partito in cui il segretario dice che è un partito di poltronari? L’unica strada che ha Zingaretti porta a rifondare un partito che non è mai nato. Deve ripetere quello che ha detto e candidarsi a guidare un nuovo partito”. La questione, naturalmente, è atterrata anche nel Partito Democratico settimese e all’interno delle sue innumerevoli correnti. All’ultimo congresso, l’unico sostenitore di Zingaretti era stato l’attuale assessore Daniele Volpatto, gli altri in gran parte, si erano schierati con Maurizio Martina. A due anni di distanza, Volpatto si ritrova ancora solo e i più duri con Zingaretti sono i centristi del partito. Abbiamo chiesto ai maggiori esponenti del Partito Democratico (e pure della sinistra) settimese una considerazione sul segretario Zingaretti e sulla possibilità di costruire un’alleanza strutturale con i 5 Stelle.
L’ex assessore Antonello Ghisaura (Base Riformista)
Dopo essere stato totalmente invisibile nella recente crisi di Governo nella quale il PD non è mai stato protagonista ma è sempre stato subalterno alle azioni ora di Renzi ed ora di Conte, finalmente Zingaretti ha battuto un colpo. Il miglior colpo potesse battere.Le sue dimissioni.Lui si vergogna del PD. Io di avere avuto un Segretario così privo di leadership e di visione politica”.
Luca Rivoira (Base Riformista)
Il Pd in tutta questa vicenda non è stato protagonista, Zingaretti ha scelto di dire “Conte a tutti i costi”, poi Conte ha perso la partita e il Pd ha finito per non contare nulla. Non siamo stati protagonisti né nell’abbracciare l’opportunità Draghi né nel mantenere aperte tutte le possibilità. Non è questo il modo di fare politica, ci siamo schiacciati troppo su Conte e i grillini. Noi dovremmo essere il partito trainante e non gregario. Le alleanze vanno fatte su progettualità comuni, in realtà, con i 5 stelle, su argomenti importanti ci sono sempre stati scontri: penso alla Tav, alle Olimpiadi e temi simili, ci sono visioni diverse. Dobbiamo stare con il mondo di Calenda, Renzi, + Europa, è un mondo che la pensa come noi. Oggi quello che servirebbe è un partito grande capace di contenere tutte queste sensibilità politiche europeiste e che possa trovare in Draghi quella che è la sua espressione adesso”.
Caterina Greco, segretaria cittadina del Pd (Area Dem)
Io capisco sia complicato, le costellazioni che ci sono nel Pd non rendono le cose facili ma non puoi mettere d’accordo tutti. Lui ha sempre mediato e, a volte, di troppa democrazia si muore, doveva imporre la sua leadership. Renzi era troppo leader, Zingaretti lo è troppo poco, che leader serve per il Pd? Non si è ancora capito. Qualcuno, poi, ci accusa di non avere proposte, il Pd, in realtà, non ha poche idee ma, anzi, ne ha troppe, dovrebbe concentrarsi su 2-3 proposte caratterrizanti da portare avanti. Un cambio di segretario? Io non credo che Bonaccini possa fare meglio di Zingaretti, è un altro Presidente di Regione, tra l’altro, ma come fanno a fare due ruoli così importanti insieme?
Sui 5 Stelle: abbiamo sbagliato a dire “O Conte o morte”, non siamo stati in grado di anticipare le mosse e siamo sempre andati dietro a Renzi. Conte poi è diventato leader dei 5 Stelle e ci hanno fregato pure loro. A livello politico una strategia serve, la devi dare: una campo con i 5 Stelle e i cespugli di sinistra sinistra serve? Questa è una linea che deve essere decisa con un congresso. L’alleanza con i 5 Stelle potrebbe essere strategica a livello nazionale ma siamo sicuri che nelle elezioni questa strategia possa essere vincente? I 5 stelle su molti territori non presentano neanche le liste. Dicono che si sono evoluti ma io ci credo poco, c’è ancora “uno vale uno” e cose simili? Anche Conte, lui ha fatto governo con destra e sinistra, deve ancora dimostrare di essere nell’alveo del centrosinistra”.
Daniele Volpatto, assessore (Zingarettiano)
Io credo che lasciare la guida di un partito in questo momento sia un errore, ai cittadini non interessa chi guida il Pd, il centro del mondo non è il nostro partito, serve un bel bagno di umiltà. C’è il rischio serio che Zingaretti passi alla storia più per le dimissioni che per quello che è stato fatto, l’unica cosa che puo’ salvare il Pd è una iniezione di persone giovani altrimenti diventerà sempre più un villaggio di Asterix dove ci sono tanti generali e poche truppe. Sui 5 Stelle credo si facciano una serie di errori: io quando penso ad alleanze non guardo a chi guida un partito. Snobbare le persone che non votano più Pd è sbagliato, siamo noi che non siamo stati capaci di dare risposte agli elettori che non ci votano più. Dobbiamo pensare a chi vogliamo rappresentare, superare completamente gli schemi del 900 che hanno guidato la politica in questi anni, bisogna rappresentare una condizione sociale e non una classe. Anche sull’immigrazione io sono sempre aperto ma bisogna capire le persone di Barriera che hanno paura ad uscire. Io, in ogni caso, non faccio alleanze con 5 Stelle ma con persone che si sono sentite abbandonate e hanno scelto un percorso diverso. È ovvio che Calenda e Italia Viva sono più distanti da questo concetto”.
Chiara Gaiola, assessore, ex segretaria (Giovani Turchi)
“Abbandonare una nave che rischia di affondare lo trovo poco consono e poco corretto. È un segretario che si vergogna del partito che guida da due anni, a me non sarebbe mai passato per l’anticamera del cervello di dire una cosa del genere. Ha lavorato tanto per portare a casa l’alleanza con i 5 stelle, l’ha fatto nella sua giunta, nel Lazio, ma in tutte le elezioni amministrative in cui siamo andati in coalizione con 5 stelle abbiamo perso, non condivido, quindi, questa impostazione. Il Pd sta attraversando un periodo terribile, rischia di scomparire. Io credo che Zingaretti sia già il passato, dobbiamo progettare il partito che verrà e se lo si fa solo sulla base di correnti non va bene, serve un ragionamento che si basi sulla rifondazione totale del Partito”.
Sergio Bisacca, segretario di Articolo 1
“La crisi del Pd apre una prospettiva nuova nel centrosinistra, io penso che le dimissioni segnalino le difficoltà del Pd, di un’amalgama che non ha tenuto. Lì si sono contrastate esperienze e contenuti che arrivavano dal socialismo e da un polo liberale che è impossibile tenere insieme. Il Pd, in questi 10 anni, ha governato gran parte del tempo ma senza aver mai vinto le elezioni eppure sono 13 anni che governano ed è chiaro che questa è una contraddizione. Oggi tra una tradizione liberal di tipo renziano (che vedo anche in Bonaccini) e una di sinistra i nodi sono venuti al pettine. Il Pd è il cardine di un’alleanza progressista ed è quindi chiaro che le sue sorti interessino tutto il campo della sinistra. Speriamo che il futuro congresso possa essere l’occasione per riprendere il dibattito sui contenuti. Anche Pd di Settimo ha questi problemi e pure la mia amica Piastra deve tenerne conto e non puo’ ragionare come fece con il referendum del 2016, dicendo che none era importante. Il gruppo dirigente settimese arriva dall’esperienza renziana, a partire dalla Greco, è chiaro che anche qui bisognerà capire che cosa succederà perché le coerenze politiche hanno la loro importanza. A livello nazionale il Pd ha bisogno di un congresso per rimettere in piedi l’ideologia, non deve essere un congresso di conta”.Elena Piastra, Sindaca (Amministratori)
Ho trovato anomala sia la scelta di non condividere prima con gli organi del partito, sia i tempi, che sono totalmente incomprensibili per il Paese, in questo momento. È una scelta che ci lascia in grandissima difficoltà davanti al paese, con elezioni importantissime (vanno al voto moltissimi capoluoghi e città importanti, da Torino a Roma, da Milano a Bologna a Napoli). In ogni caso, per vederla in positivo come sono abituata a fare, avevamo bisogno di una “scossa” e una sfida identitaria del partito.
Le correnti sono diventate tribù: è tempo di tornare ai temi fondativi. Ci andrà tempo, sapendo che per adesso il PD, anche quando perde alle politiche, continua a governare nei territori. Ma se perdessimo le grandi città sarà difficile far sopravvivere il partito. Si sta a discutere continuamente dell’alleanza con i 5 stelle, ma è un finto tema. Il fatto stesso che sia un tema mostra quanto sia problematico il tema identitario, secondo me. Il fatto sta nel capire quali temi rappresentiamo. Oggi non parliamo più ai nostri mondi: non parliamo alla scuola, non siamo credibili rispetto all’ambiente, rispetto al lavoro. Oggi, chi vota PD alle politiche, vota perchè? Per quali temi? Occorre ripartire da lì. Non dalle alleanze, quelle vengono dopo, e alleanze si fanno sui valori e sui temi, non sulle etichette o sui sondaggi, o ancor peggio sulle persone.
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