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23 Febbraio 2021 - 10:45
“Salve, finalmente l’ho incontrata, sono il figlio del muratore Antonio”.
È con questa frase che sono stato avvicinato la prima volta da due giovani ragazzi dall’aria bonaria e rassicurante. Io ero in auto, zona Ospedale di Settimo, loro guidavano un camioncino che trasportava cassette di frutta e verdura. Mi hanno sorpassato e, dopo avermi guardato bene in faccia, hanno inserito le quattro frecce e mi hanno fatto il segno di accostarmi.
Ho subito pensato di avere qualcosa che non andasse: una freccia lampeggiante fuori uso, la lampadina di uno stop che non si è accesa o chissà cos’altro. Accosto e aspetto che uno dei due giovani esca dal veicolo. Abbasso il finestrino. E, in effetti, uno scende prendendo dal retro del camioncino una cassetta di kiwi italiani e dice: “Questo è un omaggio per lei, per la gentilezza che ha rivolto verso mio padre Antonio quando è venuto a fare dei lavori in casa sua. Il muratore si ricorda? Era mio padre e questo gesto è per sdebitarci. Grazie”.
Io rimango basito, incredulo che la fortuna possa essere dalla mia parte. Effettivamente, qualche mese prima, ho telefonato a un muratore per far eseguire un piccolo lavoro di manutenzione ordinaria. Ho chiamato un professionista, di cui in quel momento non ricordo il nome, per dei lavoretti in casa, ma non avrei mai pensato che la dea bendata potesse baciarmi con una cassetta di kiwi nostrani e gratis. Poi però il mio scetticismo prende il sopravvento sull’emozione. Osservo meglio il mio interlocutore.
Il ragazzo ritorna verso il suo camioncino e lo vedo tornare con, nell’ordine, posizionandole nel portabagagli della mia auto che ha aperto da solo, una cassetta di mandarini, una di uva, di provenienza ignota data la stagione, e una di mele.
“No, grazie ma non le voglio. È troppo” dico pensando a come possa il figlio di un muratore, che non mi ha mai visto prima, riconoscermi e ricordarsi di me. Ma poi è effettivamente il figlio di quel muratore? Lui, però, insiste: “Sono tutte per lei. Mio padre ci tiene a ringraziarla”. Non ho parole, perché lui le pronuncia al mio posto. Sono basito e incredulo. Riesco solo a sussurrare: “Mah, … perché tutto questo?” E poi la grande sorpresa: “Quella dei Kiwi la offre mio padre, per le altre sono 20 euro”. Rimango per qualche secondo in silenzio e … “No grazie, non voglio nulla”. “Come nulla” fa lui con la mia stessa stizza. Il ragazzo si prende tutte le cassette, anche quelle dei kiwi che “erano da parte di suo padre per ringraziarmi” e le ripone con noncuranza nel furgoncino. I due poi se ne vanno senza neanche voltarsi. Pochi giorni fa, sempre lo stesso trucco in via Torino, cambiano le persone e al posto dei kiwi c’erano le arance.
“No, grazie. Non conosco nessun muratore di nome Antonio” declino con fretta e con un blando gesto della mano. Però, chissà quanti amici del figlio di Antonio ci sono cascati?
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