AGGIORNAMENTI
Cerca
22 Febbraio 2021 - 18:56
“Quel che è fatto è fatto e il danno non si cancella. Ma se non altro con questa sentenza, sia pure dopo tanto tempo, è emersa la verità”. La poco più che ventenne maestra d’asilo non è riuscita a trattenere l’emozione quando il giudice Modestino Villani ha pronunciato la parola “condanna”. Un anno e un mese per la direttrice dell’istituto dove lavorava - nella frazione di un paese immerso nella campagna torinese - un anno per la mamma di una piccola alunna.
Due delle persone che, secondo quanto sostenuto dalla pubblica accusa, nella primavera del 2018 la sottoposero a una vera e propria “gogna scolastica” fino a farle lasciare l’impiego. Tutto perché una serie di immagini intime che aveva mandato al fidanzato (ormai ex) erano circolate in una chat. Il fatto che non avesse mai dato il permesso alla loro divulgazione non contava nulla: una maestra, le dissero, “certe cose” non se le poteva permettere.
Vittima di un reato o no. Pochi minuti dopo termina anche il processo parallelo, quello celebrato con il rito abbreviato: otto mesi di carcere per una collega, assoluzione piena per il marito della mamma condannata, il quale esce dall’aula abbandonandosi a gesti di calcistica esultanza. “Per quel che mi riguarda - commenta ora la giovane insegnante - il processo è andato bene. Le scuse? Non le ho mai ricevute. Credo che loro, anzi, siano ancora convinti di avere ragione”.
“Siamo i lupi cattivi di una storia raccontata male”, conferma la direttrice dell’asilo prima di lasciare Palazzo di giustizia. Il suo, di racconto, è stato di tenore opposto: ha detto di aver cercato di aiutare la ragazza, di confortarla in un momento difficile, di non avere mai voluto né licenziarla né costringerla a dimettersi. Anche le altre persone coinvolte, le mamme come le insegnanti, hanno fornito un quadro completamente diverso: chiacchierate, confidenze, pianti, abbracci. Ma la pm Chiara Canepa ha ricostruito la “gogna scolastica” elencando i messaggini rimbalzati sugli smartphone (“Fatela sbagliare, ogni pretesto è buono per mandarla via”) e le testimonianze su una riunione d’istituto in cui, secondo l’accusa, l’insegnante fu umiliata, svillaneggiata, “additata” davanti a tutte le colleghe. E il giudice ha accolto questa tesi. Violenza privata e diffamazione erano i reati contestati alla direttrice.
“Io ho la coscienza pulita”, ha dichiarato la maestra davanti alle telecamere. Lei non aveva fatto altro che mandare qualche immagine al ragazzo che stava frequentando. Con preghiera di non farle circolare. “Ovvio”, disse lui prima di condividerle di nascosto sulla chat degli amici del calcetto. Fu allora che cominciò la sarabanda. Si scatenarono quelle che un avvocato difensore, Valentina Zancan, nel tentativo di allontanare le accuse dalla direttrice ha definito “le comari del paesino” richiamandosi al testo di una famosa canzone di De André. Donne che “diedero buoni consigli non potendo dare cattivo esempio” e manifestarono “una preoccupazione esagerata per i propri figli”
“La maestra - ha detto - non fece nulla di male. Ma doveva sapere che il mondo non è popolato di anime belle che proteggono le libertà degli altri. La direttrice, fra mille difficoltà, cercò solo di gestire la situazione”. La maestra, parte civile con gli avvocati Domenico Fragapane e Dario Cutaia, ha ottenuto il diritto a un indennizzo e un acconto (la cosiddetta “provvisionale”) per un ammontare complessivo superiore ai 12 mila euro. Ma il suo impiego di insegnante a contatto con i bambini non lo ha più trovato. Quanto al giovane che innescò il meccanismo cliccando sul tasto “condividi”, è uscito dal processo chiedendo e ottenendo un periodo di messa alla prova con lavori socialmente utili.
Edicola digitale
I più letti
LA VOCE DEL CANAVESE
Reg. Tribunale di Torino n. 57 del 22/05/2007. Direttore responsabile: Liborio La Mattina. Proprietà LA VOCE SOCIETA’ COOPERATIVA. P.IVA 09594480015. Redazione: via Torino, 47 – 10034 – Chivasso (To). Tel. 0115367550 Cell. 3474431187
La società percepisce i contributi di cui al decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70 e della Legge Regione Piemonte n. 18 del 25/06/2008. Indicazione resa ai sensi della lettera f) del comma 2 dell’articolo 5 del medesimo decreto legislativo
Testi e foto qui pubblicati sono proprietà de LA VOCE DEL CANAVESE tutti i diritti sono riservati. L’utilizzo dei testi e delle foto on line è, senza autorizzazione scritta, vietato (legge 633/1941).
LA VOCE DEL CANAVESE ha aderito tramite la File (Federazione Italiana Liberi Editori) allo IAP – Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria, accettando il Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale.