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08 Febbraio 2021 - 11:10
In foto, Romano Volpatto (primo da sinistra) all’inaugurazione del Museo Etnografico all’Ecomuseo del Freidano nel 2002: è con Paolo Silvetti e i compianti Piero Aragno e Giovanni Bianco
Era “il gigante buono” di Settimo. Con lui se ne va un’altra importante memoria storica cittadina. E’ stato uno dei soci fondatori del G.R.E.S – Gruppo Ricerche Etnografiche Settimesi, nato ufficialmente il 21 aprile 1997, ma di fatto operante già dal 1994 con il nome di Comitato Promotore per il Museo Etnografico. E’ grazie anche alla sua presenza assidua e appassionata se il G.R.E.S è riuscito nel suo intento prioritario di recuperare e valorizzare la memoria storica cittadina, come prevedeva il suo statuto. Alcune delle sue più belle testimonianze, legate alla vita contadina, al fiume e ai ricordi di guerra nella borgata di Mezzi Po, le raccolsi personalmente nel libro “La stòria a l’é bela, fa piasi contela….” (Artistica Editrice di Savigliano, 2005) e oggi, più che mai, rappresentano preziosi frammenti di un passato che sembra ormai lontanissimo. Aveva un’innata passione per la narrazione e il gusto e piacere di ricordare e tramandare. Era inoltre un collezionista instancabile di oggettistica legata al mondo contadino, ai periodi bellici, a cartoline e fotografie d’epoca della sua Settimo. Il Museo Etnografico, allestito all’interno dell’antico silos del Mulino Nuovo, conserva numerosi reperti legati all’impegno e alla passione di Romano Volpatto. Primo tra tutti la monumentale barca fluviale, utilizzata un tempo dai pescatori sul Po. Fu individuata nel 1998 in un’ansa del Po dal signor Luciano Volpatto, fratello di Romano. Era quasi completamente coperta dalla sabbia e dal limo. Grazie alla sua segnalazione, una squadra di soci del GRES, guidata dallo stesso Romano e con l’aiuto di volontari del Gruppo Radioamatori della Protezione Civile di Settimo, la barca fu trascinata a braccia in una derivazione del fiume a riparo dalla corrente impetuosa, issata con delle corde su un mezzo di trasporto e portata così a Settimo in un deposito. Durante le operazioni di restauro, condotto a Rimini, emerse che si trattava di una rara imbarcazione a fondo piatto, di legno d’acero, tipicamente utilizzata per la pesca, risalente addirittura alla metà dell’Ottocento! Oggi fa ancora bella mostra di se all’Ecomuseo del Freidano nello stand dedicato alla pesca, ma non c’è più colui che raccontava con orgoglio e soddisfazione a visitatori e scolaresche la rocambolesca storia del suo recupero.
Paolo Silvetti
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