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IVREA. Sul Centro La Serra l’Amministrazione tace. L’ennesima “bugia” di Stefano Sertoli & c.?

IVREA. Sul Centro La Serra l’Amministrazione tace. L’ennesima “bugia” di Stefano Sertoli & c.?

Centro La Serra

A novembre, subito dopo un consiglio comunale a dir poco “funesto”, s’erano precipitati a scrivere un comunicato stampa per dire ai cittadini e urlare al mondo intero che l’acquisto all’asta del Centro La Serra era saltato per colpa delle Opposizioni. Invero nascondendo l’esistenza di un parere negativo dei revisori dei conti che aveva fatto strabuzzare gli occhi dei più attenti osservatori. Il tutto, come sempre, condito dalle solite litanie (Signore pietà, Cristo pietà) sul tanto lavoro e sull’impegno che ci avevano messo gli assessori Elisabetta Piccoli e Costanza Casali per  “risolvere”  gli ostacoli a cominciare dalle spese pregresse del condominio e la causa Enel. Parole al vento o, se si preferisce, le solite bugie di un’Amministrazione comunale che si stava arrampicando sui vetri. La verità è che da allora ad oggi, del Centro La Serra, non se n’è saputo più un fico secco. Inutile chiedere quali siano le intenzioni di Sertoli & C. Di sicuro non lo sanno i consiglieri di maggioranza e questo la dice lunga sulle poche idee e pure confuse di una classe di amministratori neofiti e un pochetto sprovveduta. E’ dire che per arrivare ad un “nulla” di fatto s’era addirittura deciso di convocare urgentemente un consiglio comunale poi conclusosi con il rinvio proprio del punto per cui la seduta era stata considerata urgente. La verità è che i dubbi sull’acquisto del Centro La Serra, li aveva avuti più di tutti, proprio chi avrebbe dovuto non averli,  con il presidente del consiglio Diego Borla che ad un certo punto aveva dato “ragione” al consigliere del Pd Fabrizio Dulla (sospendendo la seduta) e il sindaco Stefano Sertoli  veloce come speedy gonzales a scaricare il vicesindaco Elisabetta Piccoli e l’assessore Costanza Casali, definendole “sognatrici” e smentendole sull’alibi della corsa contro il tempo per la preparazione della documentazione, si sa mai che qualcun altro avesse avuto l’interesse a presentare l’offerta. In effetti s’era poi saputo che l’asta  del 5 novembre, organizzata dal curatore Carlo Coldoni di via Miniere,  ad un prezzo fissato in 271.206 euro, era andata deserta, esattamente come era successo alla prima dell’11 luglio del 2017, con base a 424 mila euro e alla seconda, del 25 luglio del 2018 con base a 339 mila euro.  Per la cronaca non è ancora stata fisssata alcuna data per il quarto tentativo di vendita, ad un prezzo che a questo punto sarà di poco superiore ai 200 mila euro. Parliamo di un cinema, di un atrio comprendente il bar, la biglietteria e altri locali per 1.350 metri quadri complessivi, quindi di quattro negozi e, infine, di un parcheggio di 692 mq con vincolo di destinazione a posto auto.  E parliamo di una ferita aperta nel bel centro della città.  Una ferita che fa male e non solo perché l’edificio, con la forma di una macchina da scrivere, progettato da Pietro Mainardis e Iginio Cappai, costruito a partire dal 1967 per volontà di Roberto Olivetti, figlio primogenito di Adriano e nipote di Camillo, è stato abbandonato al suo destino, anche è soprattutto perché, più di tanti altri, avrebbe dovuto e potuto finire nell’elenco dei beni “Città patrimonio dell’Unesco”  e invece è stato tagliato fuori. La verità sul passo indietro della maggioranza che governa la città? C’è che di fronte alla possibilità di un danno erariale paventato da alcuni in capo ai consiglieri comunali di maggioranza, molti si erano cagati addosso e non se n’era capito il motivo considerando che l’acquistare e il rimettere a posto un immobile in pieno centro, con le caratteristiche e il valore storico e architettonico del Centro La Serra, dovrebbe semmai considerarsi un merito. La verità è che, tolto il capogruppo del Pd Maurizio Perinetti, nessuno della minoranza s’era dichiarato contrario all’acquisto e neanche avrebbe potuto esserlo considerando che tutti alle scorse elezioni avevano inserito il Centro La Serra nei propri programmi.  Piuttosto ci si è interrogati sulle intenzione nel dopo acquisto ed è venuto fuori che oltre ai 200 mila euro di mutuo per l’asta e una fumosa ipotesi sulla risistemazione dell’atrio (indispensabile per l’utilizzo della sala La Cupola che ha un’unica via di fuga), di progetti e di idee su come reperire il denaro necessario a sistemare il resto non ce n’erano. Così come non  era sufficientemente chiaro quale fosse lo stato dell’impiantistica e se si fosse conclusa o meno la causa da 800 mila euro con Enel, infine se fosse vero che l’edificio contiene amianto. La verità è che questa maggioranza non si è ancora capito su che cosa si voglia concentrare. Sul nuovo palazzetto dello sport? Su Palazzo Giusiana? Sul castello? Parla, parla, parla e non conclude un bel cavolo di nulla, neanche in grado di posizionare un  cartello stradale per decantare il patrimonio Unesco, costatoci per la sola candidatura qualcosa come 600 mila euro. Sotto certi aspetti La Serra avrebbe potuto fare la differenza, ma allora ci si sarebbe dovuti presentare in consiglio comunale dicendo che, da qui in avanti, tutte le risorse si sarebbero spese lì, abbandonando ogni altra aspirazione. La brutta storia La “brutta” storia comincia già nel 2012, quando si hanno le prime avvisaglie  sulla pessima situazione finanziaria in cui si trova la società Effetto Serra, di cui il Comune era socio.  Il 27 febbraio del 2014, chiude l’ABCinema gestito dalla Cooperativa “Rosse Torri” presieduta da Francesco Curzio e da lì in avanti, a parte un tiepido tentativo di acquisto da parte di Aeg Coop (socia al 10% di Effetto Sera), le cose vanno via via peggiorando e dalla liquidazione si passa all’inammissibilità del concordato preventivo, quindi al fallimento. La domanda che ci si pone però adesso è quanto potrebbe venire a costare la risistemazione. Forse addirittura niente considerando il bonus del 110 % previsto dal Governo per interventi di ristrutturazione. In realtà un conto approssimativo per rendere l’edificio sicuro c’è ed è dell’architetto Giuseppe Peano che nel 2014 era stato incaricato di redigere una perizia dall’allora liquidatore. Il conto fa qualcosa come 700 mila euro. “Il frazionamento della struttura – scriveva – ha comportato un aggravio della gestione degli impianti e della sicurezza antincendio progettati inizialmente per servire in modo unitario l’edificio. Il problema della parte oggetto della vendita all’asta è anche che l’atrio condivide accessi, vie di uscita, impianti obsoleti di riscaldamento e ventilazione con la sala Cupola di proprietà del Comune…”. E sempre Peano si rammaricava che l’edificio non fosse stato inserito nell’elenco dei siti del patrimonio Unesco e evidenziava, al piano delle fondazioni dell’edificio, la presenza di consistenti resti archeologici di epoca romana, vincolati dalla Soprintendenza per i beni archeologici del Piemonte. Il peccato originale Il peccato originale risale all’inizio del nuovo millennio quando a qualcuno venne in mente   che quell’immobile sarebbe stato più facilmente commerciabile se frazionato in tante piccole proprietà, quante erano le unità mono e bilocale esistenti, trasformabili così in ambite residenze ordinarie. Operazione “spezzatino”, la definì un giorno, su queste pagine, l’ex consigliere comunale Alberto Tognoli. Il favore, grande come una casa, lo si fece, guarda un po’, alla Pirelli Re, proprietaria dell’immobile dopo aver assorbito la Olivetti Solo con gli anni ci si rese conto di quanto fosse difficile, praticamente impossibile la gestione degli impianti comuni, elettricità, gas, ecc., pensati in origine per un Ed è proprio perchè la gestione è un gran casino che ad un certo punto ci si è ritrovati con una   bolletta, emessa dall’Enel e contestata dai condomini, per 800.000 euro, mal conteggiati e ricalcolati. E sono all’ordine del giorno anche problemi legati al gas che in qualche occasione ha portato il gestore al distacco del fabbricato dalla rete, così costringendo ogni condomino a riscaldarsi autonomamente con stufe elettriche. Da orgoglio di Ivrea a simbolo dell’incuria e del degrado. E qui davvero, negli ultimi tempi, ha trovato spazio di tutto, anche, droga e prostituzione. Una situazione così esplosiva da rendere indispensabile la chiusura degli accessi laterali per evitare vandalismi e sporcizia. C’era una volta un auditorium in pieno centro, un cinema d’essai, una bellissima sala conferenze e un incredibile spazio espositivo. C’era una volta e come nelle fiabe, si spera di poter scrivere il lieto fine: “E vissero tutti felici e contenti”. 
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