E’ senza alcun dubbio un personaggio molto noto in città. Ciro Lubrano Lavadera “da Procida”, titolare dell’enoteca “Vino e dintorni” di via Arduino, la scorsa settimana, su Facebook, ha lanciato una vera e propria provocazione sul Carnevale. In tanti l’hanno apprezzata. Eccola!
E’ di nuovo Carnevale...anzi no, arrivederci al 2022
Il mio è l’appello di un cittadino-commerciante che, spero, venga letto come sprono a migliorarci tutti e non come polemica.
Sgombro subito il campo da possibili fraintesi; non sono un esperto di Carnevale, non ho scritto né libri né riviste sull’argomento, mai tirato arance né a piedi né sui carri, non ho mai impersonato ruoli nella parte storica del Carnevale e neanche fatto parte dei luminosissimi “pifferi e tamburi” ma …
Ma, al netto di quanto appena detto, vivo a Ivrea da circa 30 anni, da venti faccio il vinaio e lavoro nel centro storico cioè, per forza di cose, questo storico carnevale, è entrato nel mio vissuto,lo guardo con ammirazione; di tanti aspetti della manifestazione (i cavalli, la battaglia …) subisco il fascino e basta, in qualcuna un pò più di nicchia (mai oserei dire marginali) mi industrio come posso per parteciparvi, anche se son solo comparsate: nelle Ricordanze del gruppo degli Alfieri e per il Carnevalgustando organizzato dai Citoyens.
Ho spesso sentite le più strane congetture circa il fatto che, se non ce l’hai nel dna, di alcuni arcani, di strane leggi che sostanziano la festa, non potrò mai capirci nulla.
Ma, forse per carattere, forse per innata abitudine a non dare per scontato quasi nulla, questa componente spesso io la trovo un po’ inopportunamente sbandierata per crearsi degli alibi, a prescindere dal ruolo che si ricopre.
La festa, tutta la festa (perchè di questo si tratta no?), poggia più o meno saldamente sulla storia di alcune figure iconiche e tanti momenti rituali; una festa per la quale e nella quale tanti si battono, spendendo tempo, energie, anche tanti soldi; una festa che, pur mantenendonecessariamente qualche tratto goliardico, libero e anarchico, fatica a dotarsi di una regia che, rispettando la sua vera storia e le sue caratteristiche peculiari, valorizzi davvero questo bene culturale di eporediesi e canavesani.
Perché, a parer mio, negli ultimi anni io ho visto troppi intoppi, soverchie polemiche, cadute di stilee scarsa capacità organizzativa.
E proprio mentre si sbandierava la necessità di far diventare la stessa un’occasione turistica di maggiore importanza – si lasciava lievitare a dismisura una parte a discapito di altre e si avvertivaspesso il disagio generato da una “festa difficile da controllare” ma, ahimè, mancante di un obbiettivo chiaro e condiviso.
A niente è servito, mi sembra, il progetto Carnevale 365 e a niente son serviti i cambi di casacca nei ruoli apicali della Fondazione.
Ogni tanto volano promesse e parole, qualche volta son volati gli stracci, spessissimo il comune cittadino si meraviglia di tanta litigiosità, tanto livore fra gli uni e gli altri
e si torna ad abusare di quegli alibi cui accennavo prima: “non puoi capire” -”non ti scorre sanguearancio nelle vene” e via dicendo.
Si abbonda quasi in tutto, dai proclami ai verbali ma ciò che manca è IL progetto “carnevale”, ciò che veramente non si percepisce è LA vera intenzione di far diventare attrattiva tutta la manifestazione e non solo la “battaglia delle arance” che resta comunque abbagliante e grondante di passione vera. Si dimentica spesso che il Carnevale è uno solo composto da tante parti quanti sono i gruppi partecipanti.
Non sono un tecnico, potrei sbagliare, ma poco importa visto che anche un super-tecnico, nel disastroso anno della pandemia, aveva addirittura suggerito che, secondo lui, quest’anno …. il carnevale si poteva anche fare!!!
Certo una manifestazione con dei numeri così importanti ha bisogno per forza di attenzione, di piani di sicurezza, di previsione e contenimento dei rischi ma, visto che è una necessità occuparsi di quest’aspetto senza tralasciare l’aspetto storico, coreografico e naturalmente ludico (bellissimo, entusiasmante, preziosamente unico)- come mai gli eporediesi colti, capaci e sensibili non si riprendono il governo del loro Carnevale? Chi e quando deve occuparsene?
Si continua a parlare dei destini della Fondazione quando sarebbe più giusto impegnarsi per una Ri-Fondazione del Carnevale.
Bisognerebbe occuparsene ora! Di tutto quello che non funziona più, dello scollamento del corteo storico rispetto al resto, dei troppi momenti vuoti in quelle giornate che il turista fatica a riempire, dell’assenza di un museo che meriti di essere chiamato tale, di valorizzazione di quelle risorse (il castello di Masino, per citarne solo uno) che il territorio ha ma non usa, non mette in rete. E ancora, se una festa così bella ambisce da anni a diventare il volano di un turismo non “mordi e fuggi”, attento alle tradizioni ma non solo, se non si aggiunge cultura e conoscenza storica diffusa – sarà difficile che la manifestazione possa diventare attrattiva né tantomeno generare flussi di visitatori anche in altri momenti dell’anno (sempreché ci sia altro da fare e vedere). Perché, modestissimo parere, o scatta quest’ambizione vera oppure si tornerà a una festa di territorio, un po’ paesana e un po’ no perché intanto i partecipanti attivi aumentano di anno in anno. Qualcuno dirà che questo carnevale è soprattutto una faccenda di cuore, perché sto a fare tante storie quasi come fosse una storia di testa?
Perché mi meraviglia molto, e un po’ mi rattrista vedere in giro tanti sguardi rivolti al passato, “il carnevale dei ricordi”, un’abbuffata di foto che testimonia un “quando si poteva” che io leggo come il senso di resa di un popolo diventato orfano della sua festa più importante. Non va bene!
Proprio la pandemia, la lotta per sconfiggerla che è causa dell’annullamento di questa e di altre mille manifestazioni culturali, E’invece un occasione storica che(auguriamocelo) difficilmentesi ripeterà; restare fermi ai box per un anno è un regalo enorme purché lo si sfrutti per una riflessione collettiva su come dovrà essere il Carnevale,del 2022 o quello del 2030...
Una riflessione collettiva che guarda al futuro e non si ferma allo scambiarsi vicendevolmente e continuamente like sul “come eravamo”, sul passato.
E se l’esigenza non viene percepita dall’alto, in primis da chi governa questa città, allora che siano gli stessi attori di questa magnifica kermesse a farsi promotori della necessità del cambiamento: le mugnaie, i generali, le squadre, gli storici, gli alferi etc. etcetera, insieme a tutti gli altri. Un percorso di costruzione delle capacità, laddove mancano, e di rafforzamento di quelle già in essere, se ci sono.
Questo significherebbe utilizzare al meglio un anno di forzata astinenza.
RI-FONDARE lo Storico Carnevale di Ivrea si può?
Ecco, se non ora quando?Ciro Lubrano
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