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18 Gennaio 2021 - 11:04
In foto, Emilio Cantamessa
Emilio Cantamessa, 101 anni, il più anziano alpino di San Mauro, è deceduto giovedì 14 gennaio. Il pomeriggio di giovedì Emilio l’ha trascorso come tanti altri pomeriggi: ha mangiato una fetta di panettone e bevuto una tisana, poi sentendosi un po’ stanco ha deciso di andare a riposare, ma quel riposino si è trasformato in un sonno eterno.
Emilio Cantamessa nacque il 21 agosto del 1919 in una casa del “Guala” che è la zona collinare di San Mauro che guarda la Basilica di Superga ed è separata da questa solo dalla “dentera”. Emilio, figlio di contadini, doveva quindi percorrere, ogni giorno circa tre chilometri per raggiungere la scuola in zona Sant’Anna-Pescatori. Terminata la scuola elementare frequentò, a Torino, la scuola professionale. Al termine di quella scuola svolse l’attività nei campi con la famiglia fino a quando ricevette la chiamata alle armi, era il 9 marzo 1940. La convocazione arrivò di Domenica, Emilio e suo cugino si presentarono al distretto di Chivasso, in ritardo, solo il lunedì e così furono incarcerati, per un giorno, in quanto disertori. Iniziò poi, da quel giorno, il suo peregrinare per l’Europa. La sua prima destinazione fu il forte di Exilles, poi Bardonecchia, Macugnaga, la Francia, la Jugoslavia a Ragusa, Mostar e poi a Nevesinje. Qui Emilio fu testimone di un episodio sconcertante, riportato anche in un articolo dettagliato sulla sua vita da alpino, che, qualche anno fa, venne scritto da Roberto Bruno. Gli alpini stavano aiutando le famiglie a lasciare la città di Nevesinje, semidistrutta, “Quando una donna che si trascinava dietro la figlia piangente, decise di abbandonarla perché le era d’impiccio”.
I freddi venti balcanici Emilio non poté dimenticarli, il freddo pungente persisteva ancora il 10 maggio 1943 quando il suo regimento, terzo alpini, si recò a Konjic, in aiuto della divisione Murge, accerchiata dal nemico. Dopo una marcia di un giorno tra neve e freddo, giunsero sul posto e lì iniziò la vera battaglia. Emilio vide molti amici morire mentre molti altri vennero feriti, poi anche lui, fu colpito da schegge che gli si conficcarono nella spalla destra e nella fronte, per il dolore svenne. Dopo alcune ore venne soccorso e portato verso il fiume, ma a causa della furia delle acque i due portatori abbandonarono la barella su cui giaceva Emilio. Benché ferito, grazie alla sua tenacia e con l’aiuto di alcuni tronchi, riuscì a raggiungere la sponda opposta, perse nuovamente i sensi ma venne poi trovato da alcuni soldati dietro ad un mucchio di fieno.
Le sue disavventure proseguirono poi in ospedale ed anche dopo l’8 settembre 1943.Si nascose sotto il ponte delle Molinette e poi attraverso la collina di Cavoretto riuscì a raggiungere la sua casa a “Guala” da dove poi ripartì nuovamente per vagare fra le colline sanmauresi, fino al 25 aprile del 1945.
I tedeschi quando arrivarono a casa sua, non trovandolo, sfogarono la loro rabbia verso la sorella Evelina, colpendola al ventre con un calcio del fucile. Al termine della guerra per un breve periodo tornò alla vita contadina dei suoi genitori, poi divenne un dipendente del gas e lì lavorò fino all’anno del pensionamento, il 1979. Si sposò nell’agosto del 1945 ed ebbe due figli, Giovanni e Ferruccio.
La vita avventurosa dei suoi anni giovanili, in cui ogni giorno bisognava trovare soluzione a nuovi problemi, forse gli fu utile nella sua vita successiva e lo fortificò facendogli raggiungere la veneranda età dei 101 anni.
Dei suoi quattro fratelli solo la sorella Fiorentina è rimasta in vita e l’ha accompagnato insieme agli altri componenti della famiglia nell’ultimo saluto che è avvenuto sabato pomeriggio, 16 gennaio, alle ore 15,45 nella chiesa di Sant’Anna.
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