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04 Gennaio 2021 - 14:18
Befana (foto archivio)
Il nostro collaboratore Marco G. Dibenedetto, scrittore e autore di diversi libri gialli, ha proposto alla redazione questo racconto di fantasia in occasione delle festività e dell’Epifania. Un racconto per tutti.
La Befana al tempo del Covid.
“Lei è positiva al Covid-19, e deve stare a casa” sentenziò Babbo Natale con il risultato del tampone e aggiunse con una precisione ossessiva “Deve stare 15 giorni in quarantena, anche se la parola corretta sarebbe isolamento, perché quarantena vuol dire quaranta giorni, ma in questo caso ne servono molti di meno. Lo so che sarà difficile, ma è necessario”.
“Ma i bambini come faranno senza la calza?” domandò la Befana in video conferenza e anche se si conoscevano da moltissimi anni si davano ancora del lei per rispetto.
“Sarà difficile, ma quest’anno va così” rispose lui “Però vediamola al positivo: i regali di Natale sono stati consegnati a tutti i bambini. Per il resto… non so ”.
La befana lo guardò con incredulità e stupore.
Sì, ma io che farò tra il 5 e il 6 gennaio, il mio unico giorno di lavoro, pensò lei e poi chiese: “Ma oggi è il 31 dicembre, non bastano sei giorni di isolamento?”
“No!”
I due stettero qualche minuto in silenzio. Babbo Natale si lisciò la barba con la mano destra e con la sinistra si accarezzò il grande naso bitorzoluto. La Befana si aggiustò il velo che copre da sempre i suoi capelli bianchi e crespi ed esclamò: “E quindi? I bambini cosa penseranno?”
“In che senso?” fece lui.
“Eh, i bambini? Il mio compito è sempre stato quello di dire loro, con il carbone o con le caramelle, se si sono comportati bene o male durante l’anno passato. E ora cosa penseranno di loro stessi? E poi, cosa diranno se non avranno la loro calza? Che la befana è morta a causa del Covid-19? Io sto bene dopotutto”.
“Sì, ma lei non si può muovere da casa, lo ha capito o no?”
“L’ho capito, l’ho capito, ma… ma come facciamo?”
“Anche lei ha ragione, e come possiamo fare? Però non può andare di casa in casa. Sarebbe pericolosissimo”.
“Metto la mascherina e una visiera” esclamò lei.
“Eh, ma non basta!” disse lui con apprensione “Lei tocca le calze, e questo non va bene. Non va bene”.
“Ho avuto un’idea” fece la Befana con gli occhi spalancati, “E se andasse lei di casa in casa?”
“Eh? Non ho compreso, può ripeterlo?” domandò Babbo Natale che si stava già godendo il meritato riposo seduto davanti al caminetto acceso.
“E se andasse lei di casa in casa a consegnare le calze?” ripetè la Befana.
“Devo rifare il giro del mondo un’altra volta?” si chiese lui incredulo per quella strana richiesta, “E se qualcuno dovesse vedermi o fermarmi? Come giustifichiamo questa cosa?”.
“Se dovessero fermarla, compila il modulo previsto dal DPCM ed è a posto, credo”.
“Mah” fece lui, “È sicura che basti solo quello?”
“Non lo so, ma penso di sì” replicò lei, “Lo faccia per i bambini, ne hanno bisogno”.
Babbo Natale sospirò. Era stanco. I suoi scarponi si stavano asciugando accanto al fuoco e soltanto l’idea di ripercorrere tutti quei chilometri per il mondo era davvero pesante. Fuori dalla sua casa in Lapponia nevicava, mentre il legno nel camino crepitava piacevolmente.
Sì alzò, si aggiustò la giacca rossa, si mise il cappello, indossò gli occhiali e gli scarponi ancora leggermente umidi e disse: “Va bene, domani mattina mi faccia trovare le calze con il carbone e i dolcetti davanti alla sua porta di casa, così fino al 5 sera c’è il tempo necessario perché il virus non ci sia più, e poi le consegnerò io”.
“Perfetto, grazie” rispose lei contenta.
Tutti dobbiamo adeguarci, io per primo, pensò Babbo Natale andando nella stalla dove dormivano le renne per dare loro la notizia dell’ulteriore lavoro da fare. Poi, ritornato in casa, spense il computer e si addormentò per alcune ore.
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