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10 Novembre 2020 - 10:30
A Vallo, lo scorso giovedì 5 novembre, il funerale del parroco don Vincenzo Chiarle, con dolore e speranza attraversati nella Fede. Già dal suono delle campane, a festa e non a martello: i rintocchi restituivano le note della lode mariana “Andrò a vederla un dì”, canto di gioia in attesa, oltre il tempo terreno.
Sul sagrato erano ad accogliere la bara, in arrivo dall’ospedale di Ciriè, tra il suono della Banda filarmonica, il Vicario episcopale territoriale, don Claudio Baima Rughet, e don Ugo Borla, dallo scorso dicembre amministratore parrocchiale di Vallo. Il primo saluto dei parrocchiani, nella voce di Giorgio Bussone, fratello della Venerabile Maria Orsola: “Un grazie speciale per aver colto quella santità di comunione che Dio ha suscitato in lei.”
Molti erano i fedeli su sedie distanziate, mentre all’interno tutti occupati i posti disponibili, secondo le norme anticovid. Tuttavia è stata questa una minoranza: in diretta streaming i collegamenti erano oltre 2mila. Tra il clero mons. Giuseppe Anfossi, vescovo emerito di Aosta, alcuni sacerdoti tra tanti impossibilitati a venire, un gruppo di diaconi, a rappresentare i 130 formati da don Vincenzo.
Tra le autorità il vicesindaco di Vallo, Mattia Digo, con i sindaci di Varisella, Mariarosa Colombatto, e di Cafasse, Daniele Marietta. All’altare a presiedere la celebrazione, il Vescovo mons. Cesare Nosiglia. Accanto a lui il Vicario don Claudio Baima Rughet, il parroco don Ugo Borla,anche Moderatore dell’Unità Pastorale 33, don Andrea Notario, parroco di Fiano e rappresentante dell’Unità Pastorale, i tre diaconi: l’accompagnatore del Vescovo, Roberto Porrati da San Mauro ed Ettore Bastianini da Casalborgone. Delineato da don Claudio il profilo di don Vincenzo: dati anagrafici intrecciati a incarichi importanti e l’adesione al Movimento dei focolari.
In risalto la forte spiritualità, coinvolgente i fedeli verso l’unità. Maturata nel dolore, come per la morte della giovane Maria Orsola; nei rapporti umani, “coltivando i contatti con ogni mezzo di comunicazione nell’unità, che aumenta partecipazione, solidarietà e perseveranza”. Tratti ripresi dal Vescovo nell’omelia: “La testimonianza di don Vincenzo, verso tutti e ciascuno, ci induce alla speranza, perchè in Dio nulla va perso. Il dono che abbiamo ricevuto con questo sacerdote, lo possiamo trasmettere: con la preghiera, con il quotidiano svolto bene”. Bene passato anche dal “Centro Maria Orsola”, voluto da Don Vincenzo per incontri, celebrazioni,spettacoli.
Di rimando l’eco, ancora fuori sul sagrato attorno alla bara. Dal Sindaco, già ragazzo dei campi scuola di don Vincenzo; dal Pakistan, da Amman, dall’Uganda, dalla Polonia. Dall’Italia: da congregazioni e istituti, studiosi e consacrati, da Loppiano e Roma; da parrocchiani e fedeli dei paesi vicini. Di nuovo al cimitero si è composto il coro che già aveva reso più bella la Messa. Al suono della chitarra: “Grazie Don per averci spronato a vivere ciò che poi si canta”.
Nato a Cafasse il 15 ottobre 1938, si definiva “Vallese di adozione”. Infatti, ordinato sacerdote il 29 giugno 1962, giunse subito come viceparroco di don Giuseppe Michelotti a Vallo. Qui trascorse la sua vita. Ricoverato, per complicazioni da coronavirus, è mancato all’ospedale di Ciriè lo scorso 3 novembre 2020. Dai genitori, agricoltori e poi esercenti in negozio di alimentari, aveva colto l’importanza dei rapporti umani, con attenzione agli altri e ascolto. La sua formazione, dal seminario di Giaveno e Rivoli, continuò con costanza.
Determinante fu nel 1963 l’incontro ad Ala di Stura con Chiara Lubich e il Movimento dei Focolari. Di “spiritualità comunitaria”- come disse il cardinale Michele Pellegrino - condusse l’incarico della formazione del diaconato permanente, sulla scia del Concilio Ecumenico Vaticano II. “Seguì la formazione spirituale di generazioni di diaconi”- ha notato il VET don Claudio Baima Rughet nell’articolato profilo - “per ben 33 anni. Dal 1993 al 2000 fu anche Vicario dell’arcivescovo Giovanni Saldarini per il distretto Nord”. Per sintonia nel “Camminare insieme” (Lettera pastorale del 1971 e titolo del Bollettino parrocchiale di Vallo), il cardinale Pellegrino “privilegiò la comunità di Vallo per ritirarsi nel 1977, con dimissioni per età accettate dal Papa Paolo VI”. Sono parole di don Silvio Ruffino, parroco di Traves, Pessinetto e Mezzenile, benché non presente al funerale di don Vincenzo. Come altri sacerdoti, per contenere il numero dei partecipanti. “L’azione pastorale di mons. Chiarle è stata poliedrica e creativa”. A dirlo è don Ugo Borla, parroco di Robassomero e Moderatore dell’Unità Pastorale 33 nonché amministatore parrocchiale di Vallo e Monasterolo. “Sul fondamento dell’unità ed essere Chiesa, ha unito in modo sorprendente cura pastorale e realizzazione di opere significative”. Tra queste il Centro Maria Orsola, la giovane Venerabile dal 18 marzo 2015: stimate in oltre 200mila le persone passate a Vallo.
Elena Ala
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