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04 Novembre 2020 - 17:08
Che cos’è il calcare di Gassino? Intorno alla città di Torino la sua fama dovrebbe precederlo, ma già i nostri nonni ne hanno un ricordo sfocato.
Allora dal 2017 l’associazione “CaCo3 + Ga” porta avanti una campagna di divulgazione su questo materiale per la costruzione, così diffuso nel torinese e nelle colline che circondano l’area metropolitana.
Ora anche il Comune di Gassino ha accolto le richieste dell’associazione, e presto inizierà una collaborazione.
Si scrive “CaCo3 + Ga”, ma si legge “Amici del Calcare di Gassino”. Per i profani “CaCo3 + Ga” è forse una sigla che non fa scattare nessun campanello, ma a chimici e geologi si accende subito la lampadina. La prima parte della formula in questione rinvia ad un carbonato di calcio, nome tecnico del calcare, che a certe condizioni si trova sotto forma di marmo.
Il resto è un inganno: “Ga” non si riferisce al Gallio, bensì non è altro che una abbreviazione di Gassino per fare un gioco di parole.
L’associazione è composta da appassionati, esperti e discendenti di famiglie che lavoravano con questo materiale. “È un progetto condotto principalmente da gassinesi che hanno implicazioni con il marmo, ingegneri, e altri appassionati legati ad Italia Nostra” spiega Pier Carlo Porporato, uno dei fondatori.
Nella collina che si estende fra Gassino e Bussolino sorgevano sette cave di estrazione di questo materiale che è stato impiegato fino alla metà del Novecento per scopi edili, nella produzione di calce.
Poi a metà del secolo scorso sono state abbandonate.
La sua fortuna però risale al periodo del cosiddetto “Barocco Piemontese” quando fra il XVI e il XVIII secolo era impiegato dai Savoia come materiale di costruzione.
Il portale del Palazzo Carignano di Filippo Juvarra, la Basilica di Superga, la Reggia di Venaria, il Palazzo del Rettorato dell’Università: Torino e provincia sono un museo a cielo aperto per gli studiosi del candido calcare di Gassino.
E gli archeologi condividono l’interesse, perché ospita in abbondanza resti fossilizzati dall’Eocene, un periodo compreso compreso fra i 55 e i 33 milioni di anni fa, quando la Pianura Padana era ancora inondata, fino alle Alpi, dall’antenato del Mar Mediterraneo.
Così “Gli amici del calcare di Gassino” si sono impegnati per escogitare un’opera di rivalutazione.
“D’altronde il marmo non possiede soltanto fascino per chimici e geologi, ma fornisce una opportunità da cui può trarre nuova linfa il turismo e la divulgazione artistica” ha illustrato Porporato. Nel 2017 è stato indetto un Convegno Gassino ha ospitato un convegno che riguardava il suo calcare: vi hanno partecipato ingegneri del Politecnico e scienziati di varia specializzazione, che hanno composto un Comitato scientifico guidato dal prof. Gomez. Ma lo scopo ora è collaborare anche con la città di Torino. Il primo passo è posizionare un infopoint e dei reperti nel Comune di Gassino. Poi si passerà ad un lavoro sul territorio: i “CaCo3 + Ga” sperano di riportare alla luce una cava di estrazione e farne un ecomuseo.
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