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27 Ottobre 2020 - 12:19
Municipio di Pont Canavese
Chissà se la seconda seduta del nuovo consiglio comunale di Pont sarà diversa dalla prima e se il neo-sindaco e la sua maggioranza saranno i protagonisti della serata: cosa che di solito accade in occasione dell’insediamento ma che a Pont non era avvenuto.
La causa non va attribuita a Bruno Riva che anzi, per quanto comprensibilmente emozionato, aveva tenuto un bel discorso ed esposto in modo pacato il suo programma. Il fatto è che la minoranza era stata così assillante, con le sue domande, da prendersi la scena. Investito dalle richieste di chiarimento avanzate soprattutto dall’ex-sindaco Coppo ma anche da Sandra Bonatto (che per pochissimi voti non era diventata prima cittadina) Riva non aveva potuto far altro che rispondere ma in questo modo era passato in secondo piano il suo intervento iniziale.
In una sala piena quanto lo consentivano le norme anti-Covid (molti cittadini, compresi alcuni ex-consiglieri e lo stesso figlio maggiore del sindaco erano rimasti fuori e fra gli esclusi serpeggiava un po’ di malcontento) aveva spiegato perché la seduta non si fosse tenuta nel più capiente salone polivalente. “Abbiamo scelto di fare il primo consiglio in questa sala perché è nello spirito del gruppo fare una cosa molto ma molto semplice e perché vogliamo cercare di salvaguardare la salute di tutti limitando le esposizioni, visto che i contagi stanno leggermente aumentando”. Quanto sembra lontana quella sera di tre settimane e mezzo fa… Alla luce di quanto avviene ora si deve dare ragione al sindaco.
Riva aveva iniziato il suo intervento dichiarando: “Non nego che sono veramente emozionato ma non potrebbe essere diversamente”. Aveva quindi ringraziato “tutti i pontesi: le 1949 persone che sono andate a votare; le associazioni; la Polizia municipale ed i Carabinieri; la gente molto semplice di Pont che ci è stata vicina; le quattro persone della nostra lista (le ha citate per nome)che hanno ricevuto meno consensi e non sono quindi entrate in consiglio e le otto che fanno parte del nostro gruppo”. Aveva poi ringraziato la sua famiglia in modo non retorico: la moglie, i figli, la sorella, i genitori. “Mio padre – aveva detto - non c’è più ma sarebbe contento di questa scelta, e mia mamma non mi ha detto nemmeno una volta <Non farlo!”. Un altro ringraziamento inusuale lo aveva rivolto ai ragazzi di una cooperativa: “Ragazzi meno felici di noi, che con uno dei miei figli vado sempre ad aiutare e che mi hanno incoraggiato” e ad un senzatetto, con il quale a volte, in giro per Torino a motivo del suo lavoro, condivide la panchina durante la pausa per il pranzo. “Ieri mi ha detto: <Per te domani è un altro giorno, poi si vedrà>. Quel per te mi ha veramente colpito perché per lui probabilmente tutti i giorni sono uguali; mi ha dato forza, facendomi dire che sono molto fortunato. Porto questo messaggio ai presenti perché possa essere d’auspicio anche per loro e perché domani sia un giorno migliore”.
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