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16 Ottobre 2020 - 21:15
SAN BENIGNO. Ha preso un coltello da cucina e ha colpito ripetutamente al torace la madre fino ad ucciderla. L’ennesimo litigio tra le mura di casa è sfociato in tragedia nella notte tra giovedì e venerdì in una villetta alle porte di San Benigno, in via Ivrea.
La vittima è Ermanna Pedrini, 64 anni, parrucchiera. L’hanno ritrovata venerdì mattina i carabinieri, stesa in cucina, senza vita. Accanto, un coltello sporco di sangue. Il figlio Renato Vecchia, 44 anni, è stato arrestato poche ore dopo a Pont Canavese: si era nascosto a casa di un amico. Ad armare l’uomo, con tutta probabilità, una questione di soldi.
I carabinieri di Volpiano, coordinati dal capo della procura di Ivrea Giuseppe Ferrando e dal sostituto Carlo Introvigne, hanno ricostruito le ore che hanno preceduto il delitto e quelle immediatamente successive, prima della cattura a casa dell’amico (che risulta estraneo e non è indagato).
L’ennesima lite con la madre, scaturita per motivi di denaro e probabilmente anche per l’eredità della casa, sarebbe sfociata nell’omicidio intorno all’ora di cena di giovedì. Erano seduti a tavola quando Renato Vecchia ha impugnato il coltello da cucina e ha colpito la madre. Poi si è fatto una doccia, si è cambiato gli abiti intrisi di sangue ed è uscito di casa girovagando per ore al volante della sua Renault Clio amaranto. Solo intorno alle 4 del mattino di venerdì è rientrato a casa e, fuori dal cancello, sotto l’insegna Ermanna acconciature, ha appiccicato il cartello che avvertiva i clienti che sua madre non avrebbe ricevuto: “Per questioni di salute non ricevo clienti fino alle 18”.
Pedrini lavorava in una stanza al piano terra della villa. Il figlio, quella notte, aveva pianificato tutto probabilmente per guadagnarsi del vantaggio e raggiungere così l’amico. E in effetti venerdì mattina, alla vista del cartello, diverse clienti della parrucchiera non si sono fatte troppe domande. A dare l’allarme sono stati i vicini di casa, che alle 10.30 hanno notato le serrande ancora abbassate della villetta, e il fratello della vittima, Giuseppe Pedrini: “Vedendo il cartello e le persiane abbassate ci siamo insospettiti. Abbiamo chiamato mio nipote Renato chiedendo di passarci Ermana, ma lui ci ha risposto che non era possibile”.
Tra madre e figlio c’erano già stati diversi screzi anche se in nessun caso gli episodi erano stati segnalati ai carabinieri. Renato Vecchia, dopo la separazione dalla moglie (dalla quale ha avuto due figli) e la morte del padre, è stato in cura in un centro specializzato di San Maurizio Canavese. Era tornato a casa solo pochi giorni fa. “Nell’ultimo periodo mia sorella era preoccupata - spiega il fratello della donna - dopo che lui era uscito dalla comunità. Le chiedeva sempre soldi ed era anche arrivato a rubarle il bancomat”.
I sospetti si sono subito concentrati sul figlio. A Pont Canavese i militari lo hanno rintracciato grazie al segnale Gps dell’auto, condotta dall’amico che lo ospitava a casa, dove è stata fatta irruzione per la cattura. “Credo di sapere perché siete qua”, ha detto ai carabinieri. Nel pomeriggio, in stato di fermo in caserma a Volpiano, è stato interrogato dal pm Introvigne e dal procuratore capo Ferrando. Ha confessato di essere l’autore dell’omicidio. Adesso è in carcere, accusato di omicidio volontario aggravato.
Per tutta la giornata di ieri il medico legale dell’Asl To4 Mario Apostol ha eseguito l’autopsia sul corpo martoriato di Pedrini. Sul conto del figlio nei prossimi giorni potrebbero essere richiesti degli accertamenti medico-sanitari. A prendere in considerazione questa possibilità è la difesa rappresentata dall’avvocato Silvia Di Nunno che sabato mattina, in tribunale a Ivrea, durante l’udienza di convalida, ha anche chiesto una misura meno afflittiva. Ma la giudice Marianna Tiseo si è riservata di decidere per valutare il quadro clinico, dato che Vecchia stato ricoverato nella clinica psichiatrica Villa Turina.
Il delitto ha scosso l’intera comunità di San Benigno. Venerdì mattina fuori dalla villa era un via vai di persone che hanno dimostrato la loro vicinanza agli zii. “Non pensavo arrivasse a tanto” piangeva Giuseppe, il fratello di Ermanna. Qui a San Benigno la famiglia Vecchia era conosciuta. Il padre, Elio, morto qualche mese fa per un tumore era stato il vigile urbano. A descrivere quell’uomo, Renato Vecchia, dal carattere piuttosto irascibile, fuori dalla villa, è stata anche la dottoressa Selene Manfrè, medico di famiglia: “Sua madre era preoccupata. Non avrebbe voluto che lo dimettessero da Villa Turina. Era arrabbiata anche per i debiti che il figlio accumulava. Recentemente le aveva telefonato un carrozziere perché saldasse dei lavori da oltre 300 euro. Si rivolgevano tutti a lei e per compassione lo aveva accolto in casa”.
La data dei funerali di Ermanna Pedrini ancora non è stata fissata.
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