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13 Ottobre 2020 - 16:54
Municipio di Pont Canavese
E’ stato un esordio complicato e tormentato quello del nuovo consiglio comunale di Pont. Com’era prevedibile, del resto. La seduta d’insediamento, tenutasi venerdì 9 ottobre, è durata un’ora e quaranta minuti: più di quanto avvenga di solito in questi casi, quando ci si dedica più che altro agli adempimenti formali. Non così a Pont. L’atmosfera di tensione che ha sempre caratterizzato le sedute di consiglio dell’Era Coppo si è riproposta anche questa volta, sebbene i ruoli si fossero invertiti e l’ex-sindaco sedesse ora all’opposizione. Non ha rinunciato al suo stile e per buona parte del tempo il gioco lo ha condotto lui, incalzando i nuovi amministratori con un fuoco di fila di domande che presupponevano risposte precise e circostanziate quali avrebbe potuto dare un’amministrazione al termine del mandato e non una appena eletta. Quale la motivazione addotta per tutte queste richieste così pressanti? L’intenzione della minoranza di esaminare con occhio imparziale il programma degli avversari per poter poi decidere serenamente se votare o no a favore.
Che una compagine appena sconfitta si esprima positivamente sulle idee ed i progetti che l’hanno fatta perdere è cosa abbastanza insolita: semmai capita che, quando i rapporti tra le parti sono buoni, si scelga il voto favorevole su singole questioni, decidendo volta per volta. Era questa però la strategia scelta dall’ex-sindaco per cercare di mettere in difficoltà gli avversari: invece di un attacco frontale, come molti si aspettavano, ha scelto una tattica differente ma l’obiettivo era chiaro a tutti. Per un’ora ha incalzato, chiedendo per ogni iniziativa: “Avete già preso contatto? Avete concluso un accordo?” come se tutti i progetti illustrati in campagna elettorale, spesso generici, altre volte così complessi da richiedere lunghe trattative, potessero uscire bell’è cucinati dal forno ….fin dal giorno dopo. Non capiterebbe neppure ad amministratori espertissimi, figuriamoci ad un sindaco nuovo circondato da consiglieri quasi tutti nuovi e che a quindici giorni dalla propria elezione si trovano ad affrontare un’emergenza ambientale. L’obiettivo era palese ed alla fine questa tattica d’assalto ha anche abbastanza stancato i presenti.
Lo stile pacato del sindaco
Come hanno retto l’attacco i nuovi amministratori? Com’era inevitabile, su molte domande le risposte sono state imprecise, vaghe, un po’ deboli, sia da parte dei consiglieri che del sindaco. Dove Bruno Riva ha retto bene è stato sul piano comportamentale: non è caduto nella trappola e non ha smesso di rispondere con pacatezza e cortesia. Un po’ più spazientito Massimo Motto, che alla fine del lungo “interrogatorio” è sbottato: “Se non voti a favore del programma fa lo stesso!”.
Opposto il discorso per Coppo: molta capacità di muoversi su un terreno per altri minato e nessuna capacità di suscitare simpatia ed approvazione salvo che nei fedelissimi. Per quanto riguarda il gruppo nel suo insieme, i comportamenti sono stati differenti. Dei quattro consiglieri che ne fanno parte, Giovanni Gallo Lassere, che non è mai parso un fanatico dei duelli, non ha detto nulla; Fabio Gallo ha fatto un breve intervento, con l’aria di chi dice qualcosa giusto perché si sente in dovere di farlo. Diverso il discorso per la candidata che Coppo aveva scelto per succedergli: Sandra Bonatto si è mostrata astiosa e sgradevole come il suo “maestro”. Spiace perché all’inizio era sembrata differente e più civile. Forse per reagire all’affermazione del neo-assessore Eugenio Reinaudo (“Se qualcuno aveva dei dubbi, stasera ha potuto vedere chiaramente chi avrebbe fatto il sindaco se avessero vinto loro!”) quando è intervenuta, verso la fine della serata, lo ha fatto in modo pesante, caratterizzandosi per una caduta di stile che ha suscitato la riprovazione di molti dei presenti.
Nel criticare (e ci stava!) l’intenzione dei nuovi amministratori di istituire un premio dedicato ad una persona insieme apprezzata e discussa, è andata giù pesante con i giudizi tanto da far esclamare da parte di qualcuno: “Questa è diffamazione!” . Parecchi altri hanno commentato: “Sono considerazioni che avrebbe dovuto fare in separata sede, non qui davanti a tutti!”.
L’impressione generale e nettissima è che gli sconfitti non abbiano accettato il verdetto delle urne e lo vedano come un’offesa personale da parte di un popolo-bue che li ha traditi. Porsi domande sgradevoli non piace a nessuno ma lo si deve fare e non è sempre colpa degli elettori “che non hanno capito”. Probabilmente avevano capito benissimo e non volevano più quel tipo di amministrazione e quel tipo di programma. Perdere non fa piacere a nessuno ma fa parte del gioco democratico: Winston Churchill vinse la Guerra ed alle elezioni successive venne mandato a casa. Capitò a lui, può capitare a Paolo Coppo.
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