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SAN MAURO. La dura vita dei “mercandin” “Non è facile andare avanti!”

Gli stivali verdi sono ancora al sole, in bella vista fra il Ducato e le cassette accatastate. Asciugano dalla fanghiglia sabbiosa che è salita su dai porfidi.

25 Settembre, piazza Europa: sembrava che il mercato del venerdì fosse buttato, perché alle 9 scendeva giù che il Signore la mandava; fra gli stalli delle bancarelle l’acqua arrivava alle caviglie, ma, a ben vedere, non è una novità da queste parti.

«L’ho dovuta spazzare via con mio marito, oramai ci sono abituata» – si rassegna Fausta Gambin«L’abbiamo fatto notare talmente tante volte al sindaco, che ne abbiamo perso il conto»

Come lei, sotto questa pioggia volubile e britannica, molti altri commercianti, che non manifestano grandi aspettative dalla giornata. Rifanno gli scatoloni, poi, appena torna un raggio di sole, si danno pace e sistemano le merci in bella mostra.

Tutto sommato non si respira l’entusiasmo che si fantasticava a marzo, quando, nel chiuso dei nostri appartamenti, progettavamo un nuovo futuro facevamo il countdown per ripartire.

«I vigili non passano più nelle corsie. Se vengono puoi star certo che è per fare multe».

I parcheggi, intorno a via Torino, per di più sono pochi, quando si piazzano le bancarelle. Per venire a fare la spesa, molti clienti lasciano la vettura oltre il fiume, in piazza Gramsci.

Fausta Gambin fa il mercato anche lì, il lunedì, e non sembra tanto diverso. Da quando la piscina è chiusa non tira una brutta aria. Anche il sindaco Bongiovanni è andato per un sopralluogo ma il decoro è ancora scarso, la piazza decaduta. Alcuni vociferano di avere visto dei topi (o nutrie) risalire il lungofiume, infilarsi sotto i banchi.

Forse è il malumore che la pandemia ci ha lasciato, forse è la depressione economica che rallenta le finanze. Intanto il sole fa capolino fra i nembi, di affari, però, sembra che non se ne facciano più tanti.

A San Mauro c’è stata anche la Fiera Mercato, martedì 22, ma di guadagni neanche l’ombra. Mauro Moraglio era lì anche lui. Ha una bancarella da più di vent’anni, e fa la spola fra Settimo e San Mauro. Vende calzature da passeggio e per la casa, ma la concorrenza l’ha stroncato. Troppo grande l’impatto dei supermercati e soprattutto dell’E-commerce su queste piccole e fragili realtà come gli ambulanti.

Se si aggiunge che quella fascia di età che era cliente d’abitudine lentamente sta scomparendo...

“I mercati - spiega Filippo Polizzi da Rivalba - non vanno più per la maggiore. Chi va in ufficio, qui in settimana non ci mette piede. Al massimo va a comprare frutta e verdura in bottega, o in boutique, e noi rimaniamo col cerino in mano”.

Sul territorio inoltre sono fiorite le iniziative di concedere aree di stallo ai contadini per tutta la settimana, e questo aggiunge altra concorrenza. Così dopo l’investimento per comprare tre nuovi gazebo, («avrei potuto comprarmi una Panda» confessa Filippo a malincuore) sembra che farà altro.

Magari si dedicherà alla fornitura dei ristoranti, come fa già ogni tanto: affari più sicuri anche se pagano di meno.

Scavando sotto cataste di scatoloni si trovano episodi di vita quotidiana, istantanee di ansie e timori, drammi borghesi che passano in silenzio sotto le grida di mercatari affaristi. Ma ci sono racconti che devono venire fuori, come quello di Franca Ratto, che tira per la manica ciascuno che è disposto a diffondere la storia di Anna, la sua commessa, a cui i servizi sociali hanno strappato ingiustamente i figli. Di denaro, per molti di questa categoria, non ne gira a sufficienza per pagarsi un buon avvocato. E saranno forse questi tempi grigi a rabbuiare il suo viso, logoro dopo una vita divisa fra i campi e la bancarella, oppure questo sole settembrino non è niente più di una falsa speranza?

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