Avrebbero voluto manifestare davanti all’ospedale di Settimo. Tra gli altri Mauro Salizzoni e Alberto Avetta del Pd, Silvio Magliano dei Moderati con Gianluca Gavazza della Lega regista dell’operazione. Poi ad un certo punto s’è consumato il dietro front. Contrordine: “Non se ne fa nulla”. E non se n’è fatto nulla perchè Gavazza, alla disperata ricerca di qualcuno della maggioranza che protestasse insieme a lui, non ne ha trovato uno disponibile che sia uno. Peccato. Sarebbe stata una bella polemica trasversale contro chi vorrebbe privatizzarlo e chi affossarlo e continua a puntare il dito sui costi della “sperimentazione” pubblico-privata unica nel suo genere in Piemonte e forse in Italia. Una sperimentazione che è scaduta e non è dato sapersi quando e se verrà rinnovata. Considerando che la struttura non rientra tra quelle regionali accreditate è quindi come se stessimo parlando di un fantasma.
Sono seguite la scorsa settimana una riunione in Municipio tra il sindaco Elena Piastra, il consigliere regionale Alberto Avetta e Silverio Benedetto, politico di lungocorso e tra i principali artefici del miracolo “ospedale”, infine una riunione della maggioranza politica che governa la Regione.
Morire se qualcuno si sia mai posto l’unica domanda possibile: l’ospedale serve oppure no? Se la risposta fosse “Sì” allora sarebbe inutile continuare in questo tira e molla. La Regione dovrebbe farsene una ragione e pagare tutto quel che c’è da pagare per garantire ai cittadini quell’assistenza per lungodegenti e riabilitativa che gli ospedali non erogano più.
A dire il contrario e cioè “che non serve” sarebbe una relazione del consulente Cavallo Perin, richiesta ai tempi in cui a dirigere l’Asl To4 sedeva Lorenzo Ardissone. Non chiedeteci su che basi, non le conosciamo.
Da qui tutte le voci sulle trattative in corso con il Policlinico di Monza, dove peraltro sarebbe (usiamo il condizionale) andato a lavorare proprio il dimissionario Ardissone.
In questo contesto si inserisce il braccio di ferro tra l’attuale amministratore unico Alessandro Rossi e la Cooperativa Frassati. Quest’ultima oltre a gestire quasi tutti i servizi con proprio personale, attraverso una convenzione che le garantisce 7 milioni di euro all’anno, è anche socia al 16,5 % di SAAPA, la società proprietaria del presidio (gli altri soci sono l’Asl To4 al 34%, l’Asl Città di Torino al 18%, il Comune di Settimo Torinese al 31,48% e società Patrimonio allo 0,02%). Molto sinteticamente Rossi ha congelato il pagamento delle fatture da aprile ad agosto, in considerazione dei minori introiti.
Tutto vero non foss’altro che i posti letto occupati dai malati covid, e inviati dalle Asl To4 e To1, verranno pagati non si sa bene con quale tariffa e oggi, anche in seguito al blocco delle sale operatorie lungo tutto il periodo di lockdown, sono fortemente diminuiti gli abituali pazienti. Giusto per dare un aggiornamento poi, con la ripresa del contagio, sono tornati ad esserci 26 pazienti Covid e ne sono stati autorizzati altri 26, sufficienti a riempire un intero piano, proprio come prima dell’estate.
Morale? Il contratto con la Frassati verrà ridiscusso ed è quasi certo che si finirà in un’aula di tribunale con tutte le ragioni di chi sta lì dove sta anche per aver contribuito con svariati milioni di euro all’iniziale capitale sociale, oggi del tutto eroso.
Peraltropoichè l’affidamento con trattativa privata alla cooperativa Frassati scadrà il 28 aprile 2021, Alessandro Rossi vorrebbe indire un bando di gara come si fa nel pubblico, contando di risparmiare qualcosina. Dovesse vincerlo qualcun altro, per esempio Rear, a quel punto Frassati dovrebbe decidere se rimanere oppure no tra i soci, nel qual caso vendendo le quote possedute.
Insomma è un gran pasticcio.
E si ritorna al punto di partenza. La vendita ai privati o la trasformazione del presidio in un ospedale pubblico a tutti gli effetti, con personale medico e infermieristico delle due Asl o della sola To4.
Con la prima opzione, posto che si trovi un privato interessato, la Regione potrebbe dovergli garantire un tot di pazienti per un bel po’ di anni cosa che scatenerebbe un vero e proprio putiferio politico (Il Piemonte non è la Lombardia).
Con la seconda opzione, per evitare ulteriori esborsi, basterebbero dei begli aumenti di capitale sociale non sottoscritti dalla Cooperativa Frassati, dal Comune di Settimo Torinese e da Patrimonio. Diciamo che in questa logica accumulare delle perdite in bilancio per due esercizi consecutivi potrebbe accelerare l’operazione.
Oppure - e siamo a tre - si potrebbe chiudere Saapa e basta, con cessione della struttura alla To4 che peraltro, in base alle passate convenzioni, è già proprietaria di circa mille metri quadrati al piano terreno.
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