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PAVONE. Il tabaccaio Iachi Bonvin racconta la sua versione in Procura

Giacca azzurra, camicia bianca e pantalone scuro. Il tabaccaio Marcellino Franco Iachi Bonvin, accusato di eccesso colposo di legittima difesa, è comparso, mercoledì pomeriggio, in procura a Ivrea.

E’ la prima volta dalla notte tra il 6 e il 7 giugno di un anno fa quando sparò e uccise Ion Stavila, il ladro moldavo che la notte tra il 6 e il 7 giugno di un anno fa stava rubando insieme ad altri due complici nella tabaccheria sotto casa sua.

Accompagnato dal collegio dei difensori rappresentato da Sara Rore Lazzaro del Foro di Ivrea, Manuela Bellini di Torino e dal professor Mauro Ronco di Torino, si è presentato nell’ufficio del procuratore capo Giuseppe Ferrando per rilasciare spontanee dichiarazioni sull’accaduto.

Quella notte sentivo dei rumori e l’antifurto suonare. E dopo aver impugnato la revolver 357 magnum, dal balcone ho sparato un primo colpo verso l’alto. Poi sono sceso al piano terra perché avvertivo rumori provenire dal vano scale. Era buio. Sono un po’ miope e non avevo nemmeno gli occhiali. In cortile mi ricordo di aver visto solo delle ombre muoversi. Una veniva verso di me e mi sembrava armata. A quel punto è partito un secondo colpo mentre cercavo di tornare in casa, ma pensavo di non aver ferito nessuno” ha spiegato Bonvin davanti al pm. Ha raccontato la sua versione per oltre un’ora in cui è apparso provato e anche un po’ commosso. “Mi sono reso conto di aver colpito una persona solo quando una vicina di casa ha urlato che a terra c’era un uomo. A quel punto mi sono sentito morire” ha ribadito il tabaccaio davanti al procuratore. E da quella notte la sua vita è cambiata. Marcellino Franco Iachi Bonvin non è abituato ad usare le armi. Ogni tanto si esercita al poligono e quella revolver l’aveva acquistata per legittima difesa, dopo aver subito molti furti.

Secondo la perizia medico legale ad un uccidere il moldavo era stato un proiettile sparato dall’alto verso il basso. Ma da quale distanza? Ora i colpi sparati, però, sarebbero due (ma quello ritrovato è uno solo e nella revolver c’erano sette bossoli) anche se i vicini di casa, quella notte, hanno raccontato di averne uditi diversi. E quel primo colpo esploso dal balcone giustificherebbe le tracce di polvere da sparo ricavate sulla ringhiera dal perito della Procura, il professor Stefano Conti. Nella sua relazione sono contenuti gli accertamenti “irripetibili” eseguiti sul proiettile che ha trapassato il corpo del moldavo conficcandosi nella macchinetta cambiamonete rubata nel bar e caricata dai ladri sul furgone abbandonato nel cortile. Ma anche gli accertamenti sulla polvere da sparo ritrovata sul bossolo, sugli indumenti dell’indagato e, appunto, sulla ringhiera del balcone.

Ora la difesa depositerà la consulenza balistica affidata al professor Felice Nunziata di Napoli e che dovrà poi essere confrontata con quella della Procura.

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