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24 Giugno 2020 - 12:01
Il legale di Elmostafa Hayan, condannato a 10 anni di reclusione per tentato omicidio e maltrattamenti nei confronti della figlia Miriam, ha presentato appello per far riformare la sentenza di primo grado del suo assistito.
L’uomo, di origine marocchina, il 15 marzo dell’anno scorso in via Molino con l’auto ha tentato di investire la figlia dopo l’ennesima litigata. Lei stava andando a consegnare curriculum in cerca di un lavoro e di indipendenza. “Tentato omicidio”, secondo il giudice: accusa che l’avvocato Fabio Merlo chiede di riqualificare in “lesioni stradali gravi” perché mancherebbero le prove. Nessuno ha assistito al fatto: un testimone ha raccontato di aver sentito un’auto accelerare. Secondo la difesa serve una perizia cinematica e «non è comprovata la volontà omicidiaria».
Quanto al secondo capo di imputazione, i maltrattamenti, il legale sostiene che i fatti non sarebbero stati raccontati per intero da alcuni testimoni. Quindi per entrambi i capi di imputazione è stata chiesta l’assoluzione, in subordine una riduzione della pena e le attenuanti generiche.
Elmostafa Hayan da 2 anni è sottoposto a misura cautelare: dopo un periodo trascorso in carcere ora è ai domiciliari. L’appello era stato annunciato sin dalla sentenza emessa dal tribunale di Vercelli e ribadito dopo le motivazioni, in cui la Corte sottolineava le «penose condizioni di vita» cui era sottoposta Miriam dal padre. I testimoni avevano raccontato che la seguiva e non accettava la sua voglia di indipendenza. La stessa vittima, sentita in incidente probatorio, aveva raccontato dei rapporti tesi con il genitore. Secondo gli investigatori il padre la puntò intenzionalmente con l’auto e solo la sua prontezza di riflessi scongiurò conseguenze più gravi.
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