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TORRAZZA. 12mila euro per una nuova indagine epidemiologica: soldi ben spesi?

A che serve l’indagine epidemiologica appena disposta dal sindaco Massimo Rozzino, dal vicesindaco Alberto Baesso e dall’assessore Raffaella Lisa? Quei 12.000 euro di soldi pubblici sono ben spesi o sarebbe più ragionevole impiegarli diversamente, magari per buoni spesa, riduzione delle tasse comunali, mascherine, ecc.? Stiamo parlando della delibera n. 42 del 9 giugno 2020 con la quale la giunta comunale affida al dottor Christian Salerno, spesa complessiva 12.000 euro, l’incarico per la conduzione di “attività epidemiologica e ambientale del territorio comunale”, e approva il disciplinare di incarico. Prima domanda: la delibera si richiama all’indagine epidemiologica eseguita negli anni scorsi dallo stesso dottor Salerno. I risultati sono consultabili nel sito informatico del Comune. Però quella indagine era stata condotta insieme ai Comuni di Verolengo e di Rondissone. Perché questa volta la fa eseguire il solo Comune di Torrazza? Forse perché i due Comuni confinanti non l’hanno ritenuta una spesa utile e preferiscono impiegare i soldi per le urgenze dettate dalla pandemia e della crisi economica? Tanto per dire, Verolengo ha assegnato un contributo “Covid” di 3.500 euro all’Istituto Comprensivo per l’acquisto di materiale igienico e per la sicurezza della scuola in vista della ripresa delle attività didattiche. Seconda domanda: l’indagine affidata nel 2017 congiuntamente dai tre Comuni è costata in tutto 13.000 euro, costo 1,36 euro per abitante, cosicché Verolengo aveva speso 6.600 euro e Torrazza circa 4.000. Perché invece quella appena disposta dal solo Comune di Torrazza e per i soli torrazzesi costa 12.000 euro e quindi circa 4 euro per abitante? Oltretutto, l’indagine precedente copriva 34 anni, dal 1980 al 2014, mentre quella attuale necessariamente di meno, dal 2015 in avanti. Eppure costa di più: perché? Dalla lettura del disciplinare di incarico non riusciamo nemmeno a capire quale sarà l’ultimo anno considerato. Può darsi che l’indagine attuale sia diversa da quella di prima: ma perché mai dovrebbe essere diversa visto che il Comune la presenta come una continuazione della precedente? Terza domanda: l’incarico è stato affidato senza gara. D’accordo, il dottor Salerno aveva già fatto quella di prima e gode della fiducia del sindaco Rozzino. Ma perché il Comune non ha proposto l’indagine a una istituzione pubblica, come l’Università, o a uno sperimentato centro studi? Non dubitiamo della competenza e della serietà del dottor Salerno. Però non è uno studioso accademico né fa parte di qualche centro studi: è un libero professionista che lavora da solo e che offre i suoi servizi sul mercato e in particolare ai Comuni. Quarta domanda: la precedente indagine copriva ben 34 anni ma è stata eseguita in soli due anni. Invece, leggendo il disciplinare, scopriamo che questa volta il tempo concesso al dottor Salerno è di ben quattro anni. L’incarico ha infatti durata quadriennale, dal 1° gennaio 2020 al 31 dicembre 2023. Tra parentesi, come può il dottor Salerno cominciare a lavorare il 1° gennaio 2020 se l’incarico gli è stato affidato il 9 di giugno? Forse siamo troppo sospettosi, ma guarda caso il quadriennio coincide quasi del tutto con il rimanente mandato del sindaco Rozzino, che scade nel maggio 2024. Bersagliato di critiche per non avere difeso il paese dai carichi ambientali dello smarino e del bitume, e in parte anche della discarica, il sindaco sbandiererà per i prossimi quattro anni l’indagine epidemiologica per dimostrare la propria attenzione e cura per l’ambiente e la salute dei torrazzesi? Quinta domanda: perché, invece di disporre una costosa indagine epidemiologia il sindaco Rozzino non mette al lavoro la Commissione che egli ha istituito nel 2017 e che lavorerebbe gratuitamente? Quella che egli non ha mai convocato. Oggi a Torrazza le domande attuali e alle quali è urgente rispondere sono queste: lo smarino danneggerebbe l’ambiente e la salute? Il deposito dello smarino e quel che lo accompagna: il grande cantiere ferroviario, la polveri sottili disperse dalle varie operazioni lavori, i nastri trasportatori fra la ferrovia e la cava, la compromissione dell’area tra la ferrovia e Borgoregio. E quali conseguenze avrà il nuovo impianto per la produzione del bitume, trasferito per far posto allo smarino? Lo ripetiamo: per cercare di rispondere a queste domande il Comune ha a disposizione gratuitamente le competenze e l’esperienza della Commissione nominata nel 2017, composta in gran parte di professori dell’Università e del Politecnico. Perché non la convoca? Che pensano di tutto ciò Anna Maria Memmo, consigliera con delega all’ambiente, Claudia Crema, consigliera con delega alla salute, e la dottoressa Martina Gavazza, consulente e rappresentante del Comune per le problematiche relative alla salute pubblica? Sono ben spesi quei 12.000 euro, che oggi sarebbero più che mai preziosi per fronteggiare un difficile e incerto futuro?
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