Ci sono delle storie e poi ci sono quelle belle che raccontano di persone che con umiltà e con passione sono state capaci di compiere cose straordinarie.
Persone che arricchiscono la nostra esistenza e la nostra vita con i loro racconti o con le loro “opere d’arte” e che quasi si inizia a sentirne la mancanza, perché non esistono più.
Quelle persone come Carlo Piana, montanarese di 88 anni, che qualche giorno fa ci ha lasciato per iniziare un nuovo viaggio, salutando così la sua cara famiglia e il suo amato ferro.
Nato a settembre del 1931, era il terzogenito di quattro fratelli e a Montanaro ma non solo, era conosciuto per essere un artista del ferro che con l’incudine e il martello alla mano, sapeva creare delle vere e proprie opere d’arte.
Il suo “debutto” inizia da adolescente, frequentando dal 1951 al 1956 con il fratello più piccolo Tommasino, le scuole serali tecniche “San Carlo”, nella Sezione Ornato di Torino.
Ed è qui che Carlo impara a lavorare il ferro nella sua totalità, come espressione artistica.
Ed è qui che Carlo matura questa bellissima passione, ricevendo insieme a Tommasino diversi riconoscimenti, che la scuola ai tempi assegnava agli “studenti” più meritevoli, come le Menzioni Onorevoli.
Ma poi terminati gli studi, la sua passione riesce a trovare spazio presso la prestigiosa Officina d’Arte del veneziano Ugo Trevisan, in cui viene assunto come apprendista insieme a Tommasino, per costruire serramenti in ferro per le case e per le ville torinesi.
Poi dopo una piccola parentesi da dipendente Fiat, nel 1966 inaugura la sua attività proprio a Montanaro, inebriando con la bellezza delle sue opere, le case dei montanaresi e la Chiesa principale del paese. Aveva anche realizzato una cancellata con le note del Nabucco di Giuseppe Verdi per un artista del paese.
“Avrò sempre impresso il ricordo di mio zio Carlo, mentre “addomesticava” il ferro. Lui lo scaldava, lo lavorava e poi lo modificava a mano libera… Era un artista! – racconta emozionata la nipote Gianrenza Piana – Creava tantissimi oggetti, dai lampadari, ai portavasi, alle specchiere, ai lampioni. Io ho una casa ricca di sue creazioni, che mi ricordano quanto lui amasse lavorare il ferro. Era un uomo mite, riservato, spendeva poche parole, ma profonde e ponderate ed era davvero generoso”.
Una persona di cuore Carlo, che come racconta una delle tante persone che lo conosceva, raccoglieva le ciliegie mature dalla sua pianta per regalarne un cesto, solo per avere in cambio un sorriso.
Un appassionato vero, che anche se in pensione, non hai mai smesso di modellare il “suo” ferro.
Carlo che nella sua riservatezza, se ne va quasi in punta di piedi, ma che basterà voltarsi a guardare qualche sua creazione, per rivedere la sua enorme bontà e la sua grande bravura.
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