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SALUGGIA. La DiaSorin ha completato gli studi per il lancio del nuovo test sierologico

Nuovo passo in avanti di DiaSorin, multinazionale saluggese, nella ricerca per la diagnostica legata all’emergenza Covid-19. Dopo il via libera al test rapido di due ore, il gruppo ha annunciato di avere completato presso il Policlinico San Matteo di Pavia gli studi necessari al lancio di un nuovo test sierologico ad alto volume di processamento per rilevare la presenza di anticorpi nei pazienti. La società, si legge in una nota, sta lavorando per ottenere il marchio Ce e l’autorizzazione all’uso di emergenza della Food and Drug Administration entro la fine di aprile.

Il nuovo test sierologico è predisposto per riconoscere gli anticorpi IgG diretti contro i domini S1 e S2 della proteina «spike» del virus Sars-Cov-2, selezionati per la capacità di fornire specificità per Sars-Cov-2 rispetto agli altri Coronavirus. Il prodotto - spiega la società - è stato studiato per rispondere all’esigenza di individuare nella popolazione i soggetti che sono già stati infettati dal virus, la cui diagnosi non sia stata effettuata attraverso l’esecuzione di un tampone e di un test di diagnostica molecolare.

«Il test - ha spiegato Fabrizio Bonelli, chief technology officer DiaSorin - è un test sierologico: il suo scopo è stabilire se il soggetto è stato esposto al virus attraverso la determinazione della risposta immune. Un laboratorio con questa tecnologia può eseguire fino a mille individuazioni al giorno; in Italia abbiamo 500 strumenti installati, la produzione di 500 mila pezzi al mese è il target che ci siamo dati. I test saranno disponibili a partire dal 20 aprile».

Nelle scorse settimane DiaSorin aveva annunciato di avere completato gli studi necessari per un test molecolare che consente di ottenere risultati entro sessanta minuti rispetto alle 5-7 ore attualmente necessarie con altre metodologie, oggi già commercializzato in Usa e in Europa. «Abbiamo spostato tutti i nostri cinquanta ricercatori di DiaSorin molecular, attivi tra California e l’Italia, su questo progetto - aveva spiegato il ceo Carlo Rosa -, lavorando insieme allo Spallanzani di Roma, il San Matteo di Pavia e l’ospedale di Treviso, che sono tre centri di riferimento in Italia per la diagnostica del Covid-19».

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