Sono circa 700 le domande di “aiuto”, per avere i cesti alimentari a casa, arrivate all’amministrazione fino a lunedì mattina. Il Comune provvederà a consegnare la spesa (pasta, biscotti, prodotti per l’igiene personale) nelle case dei settimesi colpiti dall’emergenza coronavirus.
È un aiuto (261 mila euro per Settimo) stabilito dal Governo che nasce per ovviare alle difficoltà provocate dall’epidemia che hanno colpito tutte le famiglie, generando in molte case criticità che nessuno poteva prevedere. Per ottenere i pacchi alimentari i cittadini in difficoltà hanno dovuto compilare un modulo per autocertificare la condizione di disagio. I primi pacchi saranno consegnati oggi, martedì 7 aprile.
Una modalità, quella dei pacchi alimentari, che non ha trovato d’accordo le opposizioni che avrebbero preferito l’utilizzo dei “Buoni spesa” come nella maggior parte dei Comuni. Il più duro è il consigliere del gruppo misto, Antonio Borrini. “Prendiamo atto - spiega - della scellerata decisione presa dalla sindaca Elena Piastra, lei, nell’ennesimo delirio di onnipotenza, umilia i cittadini che si sono trovati in gravissima difficoltà a causa dell’emergenza in atto, arrogandosi il diritto di negare loro la scelta di cosa portare sulle loro tavole! Questa amministrazione, dimostra una totale mancanza di rispetto nei confronti di questi cittadini. Non ci sentiamo, pertanto, rappresentati da questa Sindaca. Non è la nostra Sindaca e non lo sarà mai!”. Critica anche la capogruppo di Sinistra Civica, Elena Ruzza. “Il buono - commenta - sarebbe stato sicuramente più veloce e agile da dare per persone che fino a ieri non avevano avuto mai problemi. Qui, invece, è il Comune che si arroga il diritto di scegliere cosa deve mangiare o non mangiare una famiglia. Per non parlare poi di malattie, allergie, questa è una modalità che sfavorisce la dignità delle persone. Poi c’è il commercio locale che viene, nuovamente, sfavorito, sarà, infatti, un supermercato ad occuparsi della fornitura”. Sulla stessa linea il capogruppo della Lega, Antonio Mencobello. “Ci sono esigenze diverse - spiega - e il buono sarebbe stato uno strumento più democratico. Uno riceve il buono e va fare la spesa dove gli pare, questo invece non è più possibile. Forse si allarga l’utenza che riceve il servizio ma si accontenta sul serio? La soddisfi o la umili?”. Anche la capogruppo di Insieme per Settimo, attacca la scelta dell’amministrazione. “È una questione di dignità - commenta Rosa Catenaccio - ci sono esigenze personali che con il buono possono essere soddisfatte. Con il buono uno va a fare la spesa come una persona normale”. Più pragmatico, infine, il commento del capogruppo del Movimento 5 Stelle, Massimo Del Vago. “In questo momento - dice - non servono professori che spiegano cosa fare o non fare, siamo in una situazione di emergenza e l’importante è aiutare le persone in difficoltà, è il risultato che conta”.
La prima cittadina, ElenaPiastra e l’assessore al sociale, AngeloBarbati, hanno spiegato così la scelta fatta. “Abbiamo deciso per i cesti alimentari - raccontano - per un motivo: ci siamo detti che era una situazione di estrema emergenza, vogliamo arrivare a tutti con la speranza di non lasciare fuori nessuno, perché sarebbe un fallimento. È impossibile usare i buoni e non lasciare fuori qualcuno. A noi sono arrivate 700 domande, ben di più di quelle a cui avremmo dato risposta con i buoni. Abbiamo deciso, poi, di tenere un quinto dell’intera somma erogata dal governo per riuscire comunque a tamponare chi resterà fuori da tutti gli aiuti nel mese di maggio. Dare i buoni avrebbe significato dare da mangiare solo alle prime 500 famiglie e gli altri? Ci saranno i pacchi alimentari e poi anche quelli del fresco grazie ad un accordo con agricoltori e mercatali. Nessun problema anche per chi ha allergie o problemi particolari, saranno trattati caso per caso”.
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