Emergenza Coronavirus. Il consigliere comunale Francesco Comotto torna alla carica. Chiede l’istituzione di un Com (centro operativo misto) con Ivrea capofila o, in alternativa, la costituzione di un’unità di crisi territoriale. Un tavolo permanente per la gestione della crisi aperto ai sindaci dell’area omogenea eporediese(più di 90 mila abitanti) e ai consiglieri comunali “che sono stati eletti per rappresentare le istanze della popolazione, che spesso e giustamente chiede loro conto, che non possono essere tenuti all’oscuro della situazione dovendo leggere numeri e dati sui giornali o sul web...”.
Il perchè è presto detto: “non bastano le buone intenzioni” ed è giunta l’ora che la pubblica amministrazione faccia un passo avanti nel proprio modo di agire smettendo di considerare i cittadini sudditi dai quali pretendere obbedienza incondizionata...”.“In queste settimane abbiamo scoperto in Italia eccellenze di ogni tipo dal punto di vista sanitario a quello scientifico a quello creativo e culturale - commenta - dobbiamo dar loro voce al posto dei politici ciarlatani che hanno svuotato e depredato un Bene Comune come il Sistema Sanitario Nazionale che nonostante tutto è ancora un’eccellenza nel panorama mondiale...”
E’ arrabbiato Comotto. Molto arrabbiato. “Non basta limitarsi ad una retorica chiamata all’unità nazionale - stigmatizza - trasparenza e chiarezza sono il primo passo per rendere consapevoli le persone sulla reale situazione limitando in tal modo allarmismi ingiustificati e l’ansia per il non detto...”.
Il messaggio a chi ha orecchie per intendere è identico all’appello, rimasto inascoltato, scritto nero su bianco in una lettera inviata il 16 marzo al Sindaco di Ivrea. “Mi sono confrontato con alcuni Sindaci della zona e da tutti è emersa la necessità di dare vita ad un gruppo di coordinamento a livello territoriale per dare vita ad azioni omogenee e uniformi. I Sindaci oggi sono lasciati soli e riescono a malapena a sapere quanti casi positivi sono presenti nel loro Comune.”
La domanda che si pone è: “se non si attiva il COM in questa grave situazione di “calamità”, quando lo si dovrebbe attivare? Se 56 Sindaci, coordinati dal Comune capofila, ne chiedessero l’attivazione come potrebbe il Prefetto negarne l’apertura? Non risulta che ad oggi sia stata emessa a livello centrale alcuna restrizione che limiti i poteri e i doveri dei Sindaci per cui a nostro avviso si tratta di un atto dovuto...”.
Tra le altre cose Comotto ci tiene a precisare che la sua non vuole essere una polemica verso nessuno: “Riconosciamo che il Sindaco di Ivrea si sta facendo in quattro telefonando personalmente a destra e a manca per aiutare quante più persone possibili però ciò che gli chiediamo è di delegare i compiti più operativi a qualche collaboratore per prendersi in carico le funzioni istituzionali a livello di area vasta in qualità di:un Sindaco non può fare tutto da solo, serve oggi un’organizzazione intercomunale e una chiara catena di comando...”
L’elenco delle azioni che potrebbe portare avanti il Com sono chiare. Per esempio pretendere risposte sulla mancata fornitura di attrezzature medicali e DPI (Dispositivi di Protezione Individuale) agli operatori sanitari, alle categorie più fragili (anziani, disabili, pazienti non ospedalizzati, ecc.).Fare pressione per rimettere in funzione strutture sanitarie inutilizzate o sottoutilizzate come l’Ospedale di Castellamonte o nei confronti dei privati.Pretendere risposte sul mancato aumento dei tamponi ed “è inaccettabile che ad alcuni VIP vengano fatti e ai comuni mortali, che magari sono stati a contatto con un positivo, no...”.
Morale?“Non è più tempo delle parole, bisogna passare ai fatti concreti, ogni giorno perso rischia di diventare una concausa della crescita del numero di positivi, ricoverati, deceduti. Rispetto ai deceduti chiediamo che venga fatto qualche ulteriore spunto di riflessione perché èdisumano negare ai parenti di poter salutare i propri cari tramite un funerale e un momento di saluto presso i cimiteri comunali.”.
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